dituttunblog
mercoledì, 27 maggio 2009
Musica nelle Valli 2009

San Martino Spino (Mo) Barchessone Vecchio

======================================

29/05 dalle 20
Three In One Gentleman Suit
Comaneci
(uk)
Sj Esau (uk)
Bachi Da Pietra

30/05 dalle 16
My Bubba And Me (dk)
Andrea Rottin
?Alos
Majirelle
Vanvera
Flap
Above The Tree
Hiroshima Rocks Around
Atlantic Cablers (cz)
Callers (usa)
Father Murphy

31/05 dalle 15
Sameoldsong
Ichi (jap)
Dadamatto
The Hand (uk)
Music for The Defect (nl)
Jealousy Party
Movie Star Junkies
Vialka (fra)

Per info:
concertifooltribe.blogspot.com

Scritto da: filoattivo alle ore 17:50 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 25 maggio 2009
Antichrist
Le prime notizie intorno a questa pellicola ci parlavano di cori irridenti e di salve di fischi indirizzati, in quel di Cannes, verso colui che aveva diretto l'opera. Per contro, qualche sparuta voce si levava fra i critici sostenendo che taluni ignoranti non avevano colto il senso profondo e la raffinata e potente simbologia di un'opera provocatoria e nel contempo complessa. Come la penso io? Certamente stavolta la virtù non sta nel mezzo, trattandosi della più sfacciata e solenne vaccata di film che io abbia mai visto. Una roba da abbandonare la sala in massa e dimenticarsi per sempre il nome di un cineasta che, finchè riuscirò a trattenermi, cercherò di non nominare. Il film è disgustoso e nauseante, farcito di sequenze di pessimo gusto, alternate a lunghi e noiosi silenzi.
 La storia è così "spartana" che possiamo sintetizzarla in poche righe. Una coppia felice (lo testimonia il fatto che all'inizio scopano come ricci) diventa una coppia tormentata dopo il trauma per la morte del figlio di pochi mesi a causa di un disgraziato incidente. Ed ecco che la coppia si fa analista di sè stessa, affidandosi ad una sorta di terapia. Anzi, per meglio affrontare questo cammino a ritroso nel dolore, questa via crucis dei sentimenti alla ricerca dell'essenza della crisi, i due decidono (chissà poi perchè) di ritirarsi in una baita collocata in mezzo ad un bosco. E là la natura si esprime da subito nelle sue forme più bizzarre, a partire dalle ghiande che rompono i coglioni picchiettando 24 ore su 24 sui tetti e sulle pareti di quella sfigatissima casupola. Per tacere poi degli animaletti che popolano il bosco, tra cani parlanti, cornacchie e non ricordo bene cos'altro: scusate se la butto sull'ironìa deficiente, ma a questo punto mancano all'appello solo il vitello dai piedi di balsa e l'orsetto ricchione...
Dunque, dicevamo di questi due simpaticoni alla ricerca di sè stessi. Fra i due, dopo un inizio con qualche residua smancerìa ("ti amo" "tu mi ami" "io ti amo di più" "no io di più", etc. etc.) scatta un meccanismo di azioni e reazioni che si fa sempre più incomprensibile, della serie che i due si accarezzano teneramente e dopo due minuti si stanno massacrando di botte. Uno che non ha visto il film può pensare "Evabbè, checcentra, l'amore si sa che non è bello se non è litigarello"...Alla faccia del litigarello!! ...alla tipa quando le prendono i 5 minuti è capace che (anzi, lo fa proprio!), tramortito il maritino e constatandone il persistere (nonostante lui sia mezzo maciullato) di una potente erezione, gli afferra il membro a due mani e lo masturba rabbiosamente facendolo schizzare sì, ma non quello che pensate voi, ma bensì sangue (che simpatia, vero?!). Ma poi, siccome lei non è una che ama lasciare le cose a metà, prende un chiodo gigantesco e glielo conficca in una gamba facendogli vedere i sorci verdi. Ma lui, che riesce a trovare (dove non si sa) l'energia per fuggire rantolando, e dunque trascinandosi per il bosco circostante, trova rifugio dentro una tana dove però alberga già un inquilino, rappresentato da una cornacchia aggressiva, ma niente paura: lui, pur quasi moribondo, uccide l'uccellaccio a cazzotti (giuro!). E la moglie? beh, lei lo sta cercando per tutto il bosco urlando "Bastardo! vieni fuori se hai il coraggio!" e in effetti lo stana quasi subito, attirata dalle grida di dolore della cornacchia presa a pugni, e...non ci crederete ma subito dopo che lo ha tirato fuori con violenza dalla tana in cui s'era rifugiato, è già lì che gli chiede scusa e ritorna affettuosa.
Ma a quel punto c'è il colpo di scena: lei si auto-mutila a sorpresa (così, tanto per ravvivare la storia) praticandosi (IN PRIMO PIANO!) una disgustosa infibulazione. Il film si conclude con lui che sfoggia un'espressione sbigottita, osservando che il bosco -fino a quel momento deserto- improvvisamente prende a popolarsi di centinaia di pellegrini. Fine. Ragazzi, adesso, parlando seriamente: ma come ha potuto un cineasta discutibile fin che si vuole ma in qualche modo geniale, come Von Trier, ridursi al punto di realizzare un'opera che definire "farneticante" significa usare un blando eufemismo? E il bello è che il signor Lars, di fronte alle sacrosante derisioni dei critici di Cannes, ha fatto spallucce sdegnato, replicando che il film lo ha diretto per soddisfare esigenze sue, mica per quei polli di giornalisti! Ora, caro Lars, a parte che dovresti venir giù da quel pero, come puoi pretendere che uno non abbia una reazione un minimo "irritata" di fronte ad una simile accozzaglia di immagini così rozzamente disturbanti, peraltro accompagnate da una sottotraccia ambiziosa ma che in realtà è solo bislacca? E che tristezza vedere coinvolti in questo crimine artistico due ottimi attori come Willem Dafoe e la mia amatissima Charlotte Gainsburg: mi spiace davvero per entrambi, ma con questa vaccata anche loro, per quanto mi riguarda, hanno perso parecchi punti. E permettetemi adesso di mettere le mani avanti. Nel senso che se qualcuno (non mancheranno) deciso a difendere l'indifendibile, mi volesse insegnare a decodificare i simboli del Cinema, a spiegarmi le metafore che io non ho saputo cogliere, insomma se qualcuno mi volesse impartire impartire qualche lezioncina per decifrare i simbolismi racchiusi in questo film, io gli risponderei che...grazie, ma non accetto lezioni a proposito di un film, DIETRO il quale l'unica cosa che posso scorgere è la demenza di chi lo ha scritto e diretto. Che poi, questi "professorini" di cinema, forse non hanno le idee tanto chiare, se è vero che il 25% ha detto che "Von Trier si è rivelato il solito misogino", mentre un altro 25% sostiene invece che Von Trier, attraverso la protagonista femminile, ha inteso riscattare secoli di umiliazioni inflitte all'universo femminile (iI restante 50% è quello che non ci ha capito una fava, compreso quell'ignorante del sottoscritto). Ma poi, anche volendo abbandonarsi a simboli, simbolismi e simbologie, grazie, ci arrivo perfino io a cogliere che il regista vuole evidenziare che il Male non alberga nell'oscurità del bosco minaccioso e nella Natura sconosciuta e ostile, ma bensì dentro di noi, nei nostri corpi, nei nostri tabù e nelle nostre paure ancestrali bla bla bla...Il problema è che Von Trier vuole far assurgere ad universali concetti che invece attengono solo ai suoi incubi personali. Di più: come esercizio di stile è perfetto (fotografia, colori, suoni, tecnica degli attori etc, tutto è OK) ma resta appunto solo un esercizio di stile. E quella dedica finale a Tarkovskij...cos'è? una provocazione?
Lars invece di lanciarsi a ruota libera e senza freni nei suoi deliri strettamente personali, farebbe bene a guardare con umiltà a quei Maestri che (loro sì, davvero) hanno scelto di rappresentare il Male costringendoci a guardarlo in faccia (Cronenberg e Haneke su tutti). Ho detto prima che in questa degradante operazione tutti ci hanno perso la faccia (regista e attori), ma nonostante il mio "catastrofismo", c'è una persona coinvolta nel progetto alla quale non intendo negare la mia consolidata stima. Questa persona si chiama Andrea Occhipinti, distributore italiano del film. Andrea è uno di cui mi fido, uno i cui passi falsi, in tanti anni di brillante carriera, si possono contare sulle dita di mezza mano, uno che ha importato in italia capolavori enormi. Ecco, io vorrei rivolgermi idealmente a lui, con immutata stima, per chiedergli sommessamente quali sentimenti lo abbiano mosso a voler distribuire nel nostro paese una simile porcata (porcata d'autore, d'accordo, ma sempre porcata). Voto: 2
Scritto da: filoattivo alle ore 20:27 | link | commenti | Categoria:
giovedì, 14 maggio 2009
Che Guerrilla
Qualcuno ha "osato" osservare i meccanismi distributivi che accompagnano l'uscita di questo film raffrontandoli a quelli di "Nemico Pubblico n.1", film col quale "Che" condivide l'arrivo nelle sale in due episodi separati. Intanto va detto che Soderbergh è andato molto meglio di Richet. Ma vediamo cosa è accaduto. Il primo dei due film sulle gesta del bandito Mesrine era giunto nelle sale in un buon numero di copie, ma la risposta del pubblico è stata debolissima e così la punizione è stata esemplare: il secondo film è uscito quasi clandestinamente. Essendo una pellicola di qualche oggettivo pregio (per me uno dei film dell'anno) trovo assolutamente ingiusto punire così duramente il secondo film, trovo che ciò sia qualcosa che va oltre le leggi del mercato, questo è bastonare sonoramente e farsi beffe del cinema di qualità. E il "Che" di Soderbergh? Il primo era uscito preceduto da un trailer martellante come quello di certi blockbusters. Il consenso raccolto, a quanto ne so, è stato significativo ma non entusiasmante: in effetti ho visto il titolo del film stazionare per un paio di settimane nella classifica del botteghino, ma sempre nella zona più bassa. Dunque, anche in questo caso, il secondo episodio ha subito una penalizzazione ed è uscito in un numero minore di sale. Se da una parte è lodevole l'iniziativa di proiettarlo in un ristretto numero di sale d'essai in versione originale, va però segnalato come discriminante e poco rispettoso il "modo" in cui il film è stato "ospitato" nelle multisale (proiezioni spesso private dello spettacolo pomeridiano, e proiezioni serali mai dopo quella delle 22,30). Chiedo umilmente scusa per questa lunga tirata, ma volevo far capire quanto io trovi ingiusto programmare nelle multisale certi film come avessero la rogna, quasi venissero programmati "per far loro un favore"....Come per il primo episodio anche questo (e probabilmente in misura maggiore) presenta sufficienti elementi per gridare al capolavoro, con buona pace di quella gran parte della critica che ha da sempre in antipatia Soderbergh. Come dicevo recensendo "L'argentino", molti critici nutrono una sorta di pregiudizio nei confronti di Soderbergh, forse influenzati da quella sua facciotta da nerd americano saputello che certo non lo aiuta a risultare simpatico ai più. Eppure Soderbergh ha dimostrato coi fatti di essere così versatile da poter maneggiare con scioltezza commedie brillanti, film sperimentali, e pellicole "monumentali" come questa. Ma veniamo a questo "Guerriglia", che è pregevolissimo, molto personale, svincolato da molti stereotipi del biopic, decisamente autoriale, importante, di grosso peso specifico artistico e culturale. Mi ero predisposto ad un'amaro sfogo, ma preferisco soprassedere, limitando il mio sdegno al semplice disappunto circa l'esclusione di un film di tale portata dalle candidature agli Oscar, e trovo meschino e scandaloso che, in piena "era-Obama", tra qualche signore dell'Academy alligni ancora lo spettro dell'anticomunismo... E la Hollywood liberal delle star miliardarie che fanno le marce per i diritti civili appena usciti da una clinica per disintossicarsi, dov'era? stava dormendo? Lasciamo perdere. Nel rendere omaggio alla coraggiosa scelta della BIM di distribuire (anche nelle multisale) in tutta Italia una pellicola non certo facile, devo purtroppo riscontrare (almeno nel mio piccolo) che anche per questa seconda parte non è che in giro si stia segnalando un grande interesse da parte del pubblico. E lo dico, badate, senza cifre alla mano, basandomi (per quel poco che può valere) sulla mia esperienza personale. Pur avendolo visto di sabato sera, la sala era pressochè deserta, però almeno quei quattro gatti erano in religioso silenzio, diversamente dalla proiezione della prima parte che fu disastrosa, con gente che mugugnava ed altra che commentava infastidita, se non qualcuno che addirittura abbandonava la sala. Vedete, io su questo punto voglio essere molto chiaro e sincero. Questa NON è una pellicola godibile, questo NON è uno spettacolo di cui godere. Anzi, essendo opera quasi documentaristica, e dunque dai tempi estremamente dilatati, richiede una predisposizione dello spettatore ad accedervi con rispetto ed umiltà. Se l'italiota medio si reca ignaro al cinema cercando azione e/o divertimento in questo film, meglio che lasci perdere perchè rischierebbe d'imbufalirsi. E qui bisognerebbe aprire una triste parentesi (oggi va così, sono in vena di malumori, mi vorrete perdonare) sulla colpevole ignoranza di gran parte del pubblico da multisala: quante volte asssistiamo alla scena di gruppi di persone che si danno appuntamento davanti al multisala senza sapere assolutamente nulla della programmazione e decidendo sul momento sulla base delle immagini che compaiono sul flyer??! Non pretendo che siano tutti cinefili, ci mancherebbe, ma almeno che non siano dei pirla, questo sì!! Questa seconda parte è decisamente meno convenzionale dell'altra. E' la sofferta, tesa, dolorosa, rappresentazione dei 300 giorni del Che nel disperato tentativo di costruire una consapevolezza nei contadini boliviani che fosse il presupposto di una rivoluzione per la Libertà. Ma il Che rimase solo come un cane, con i boliviani che non avevano la cultura e lo spirito adatti per affrancarsi dalla propria schiavitù, e soprattutto con l'esercito boliviano accanito come un branco di mastini, col supporto pieno ed energico degli americani, che avevano inviato in loco perfino addestratori provenienti dalle truppe speciali del Vietnam. Dunque, chiaramente, una battaglia persa in partenza. Nel film ci sono momenti toccanti, in cui il viso del Che appare come trasfigurato dal dolore (lo affliggeva una terribile asma) e dalla sofferenza. E qui mi levo il cappello di fronte all'interpretazione di Benicio Del Toro, per commentare la quale non ci sono parole. Vediamo Guevara alla fine in mano nemica, andare incontro alla morte certa senza perdere un solo grammo di dignità, neanche quando un repellente ufficialetto boliviano, poco prima dell'esecuzione, lo schernisce umiliandolo con frasi ignobili. Con un epilogo breve e semplice, Soderbergh ha scelto di evitare la rappresentazione di una morte gloriosa all'insegna del Martirio e della Passione che consegnasse Guevara all'Olimpo dei Miti. Non un Santo Martire dunque, ma un uomo che si è fatto simbolo laico della Coerenza Assoluta. Se posso esprimere una delusione, per quanto forse un pò sciocca, è quella di non avere ritrovato nella seconda parte la dolcissima Catalina Sandino Moreno che, per la verità, anche nella prima aveva un ruolo piuttosto ridotto. Premettendo che le mie conoscenze storiche riguardo al fallimento del progetto del Che sono molto scarse, dopo la visione del film mi sono posto una riflessione. Come mai quei contadini boliviani, pur vessati da una dittatura militare, non colsero l'occasione di un riscatto? Io -ripeto- non conosco la storia, ma mi sono dato una risposta basata su una pura intuizione, e dunque discutibilissima. Cioè io penso che il Sudamerica, nel tempo, si è abituato alla convivenza con due gran brutti elementi: la miseria e l'ignoranza. E finchè queste vaste sacche si perpetueranno, il popolo sudamericano non apprezzerà MAI il magico suono della parola LIBERTA'. Sembra apprezzare invece il suono di altre parole, tipo "Populismo" o "Dittatura". Sapete cosa risponde il Che nelle ultime sequenze del film a un odioso ufficiale boliviano che gli rinfaccia il suo fallimento? Guevara gli replica che si augura che la guerriglia abbia almeno contribuito a SVEGLIARE quei disgraziati contadini. Possibile che il popolo sudamericano abbia ancora bisogno di questo? Di qualcuno che lo SVEGLI? Voto: 10
Scritto da: filoattivo alle ore 18:18 | link | commenti | Categoria:
domenica, 03 maggio 2009
Earth
Questo non è il solito film di cui accennare la trama e giudicare le prestazioni degli attori. Si tratta di un documentario girato con mezzi all'avanguardia e con moderne tecniche di ripresa che hanno consentito una resa formidabile. Il titolo dice già tutto: sono 96 minuti in cui ci vengono mostrate immagini spesso inedite del nostro pianeta e la cui suggestione è davvero stupefacente. D'accordo, siamo abituati a Quark e a Geo, come pure ai canali satellitari specializzati, ma vedere certe immagini sul grande schermo e in alta definizione è decisamente tutta un'altra cosa. La visione è talmente emozionante che è impossibile tentare qui di "ricostruirla" evocandone dei frammenti. E' uno Spettacolo, quello della Natura, che non può essere "riferito", bisogna vederlo coi propri occhi. Cominciamo intanto con il neutralizzare giusto un paio di pregiudizi possibili. 1) - il film è prodotto dalla Disney. Allora, va detto che di "disneyano" nel senso di infantile, melenso o buonista (se è questo il timore) nel film non v'è traccia alcuna. 2) - la voce narrante è quella di Paolo Bonolis. Ferma restando la mia contrarietà a questo tipo di scelte (già è molto che stavolta ci hanno risparmiato Totti o Panariello!), devo però ammettere che stavolta Bonolis è insolitamente contenuto, quasi serioso, e non gigioneggia per nulla. La regìa appartiene a tali Mark Linfield e Alastair Fothergill (quest'ultimo già autore di "Profondo blu", altro interessante documentario che purtroppo mi sono perso). Alla base del lungo viaggio che viene intrapreso nel film c'è il Sole, e in particolare la potente influenza che l'astro esercita su tutto il Sistema della Natura. Ci sono voluti 5 anni per portare a termine questo maestoso progetto cinematografico, utilizzando ben 200 location diverse. E si tratta solo della prima di una serie di produzioni che vedranno affiancati la gloriosa BBC e un nuovo settore della Disney ("Disneynature"), due realtà prestigiose che garantiscono qualità. Personalmente, la visione di questo film si è rivelata un'esperienza unica, uno Spettacolo impareggiabile, un flusso continuo di immagini che mi hanno visto spettatore sbalordito. La Natura, ovvero il più Grande Spettacolo del Mondo. E non è solo un discorso di cultura scolastica degli adolescenti, anzi, è proprio il pubblico degli adulti il principale destinatario del messaggio implicito nel film. Osservando quelle immagini, ci si rende perfettamente conto di quanto sia primario, fra i compiti dell'uomo, quello di preservare la Natura e gli esseri e le piante che la popolano, al di là di ogni spicciola retorica ecologista. Impossibile non restare estasiati di fronte alla spettacolarità di certe immagini che ci mostrano, senza edulcorazioni e senza trucchi, la Natura per come è veramente, per farci capire la portata e il valore di ciò che siamo chiamati a difendere. Essendo questo un film che può essere solo visto e non raccontato, la mia intenzione era di chiudere qui...ma avendo ancora davanti agli occhi quelle meraviglie di immagini, cercherò di condividerle brevemente con chi mi sta leggendo. Si comincia con un'orsa polare che riemerge dopo 5 mesi di isolamento invernale e che, guidata dal bisogno estremo di cibo, si mette in viaggio. Ma già qui arriva implicito il primo monito: il progressivo innalzarsi delle temperature porta ad uno scioglimento sempre più anticipato dei ghiacci, causando enormi problemi alla sopravvivenza degli orsi nella loro caccia al cibo. Poi assistiamo sbalorditi alla immensa migrazione dei caribù: da non credere, si muovono a milioni e percorrono anche 3000 km!! Poi, proseguendo, abbiamo un elefante col suo piccolo che, stremati dalla sete, attraversano sfiniti il deserto, sfidando le frequenti tempeste di sabbia, e sotto la costante minaccia dell'attacco di feroci leoni affamati. Fra l'altro poi, assistiamo anche agli (strabilianti!) effetti di luce dell'aurora australe. Ma se volessi raccontare tutto ci vorrebbero altre due ore, ed è meglio che mi fermi. Non senza però aver prima segnalato la sequenza più curiosa di tutto il film: la danza di corteggiamento dell'uccello del paradiso...una roba che uno, anche a vederla, stenta a crederla! Questa ed altre scene fanno ridere i bambini in sala, mentre fanno riflettere noi adulti su come ci sentiamo piccoli e spaesati di fronte a certe autentiche sorprese che la natura ci riserva. Ma soprattutto, vedendo la fatica con cui tanti animali sopravvivono giorno per giorno, ci rendiamo conto dell'immenso rispetto che dobbiamo a quegli stessi animali, e all'intero sistema naturale di cui essi fanno parte. Perchè noi non possiamo essere così cinici da ignorare che quegli orsi e quegli elefanti rischiano di essere sempre di meno sulla faccia della terra. E questa consapevolezza passa anche attraverso la visione di uno spettacolare documentario come "Earth". Da non perdere. Voto: 10
Scritto da: filoattivo alle ore 17:50 | link | commenti (2) | Categoria: