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mercoledì, 29 aprile 2009
Alcuni numeri
Quanti sono i cacciatori in Italia?

Nel 2006 il numero dei cacciatori in Italia era di 765.404 unità

271.904 nel Nord
255.766 nel Centro
237.734 nel Mezzogiorno

Nel 2009 i cacciatori sono circa 700.000.

I cacciatori sono prevalentemente di sinistra?

I cacciatori prevalentemente di Centro - Sinistra - Sinistra sono un gran balla:
La metà dei cacciatori è iscritta da sempre a Federcaccia, che tutto è meno che una sigla di sinistra e ha avuto per decenni come presidenti deputati democristiani come Giacomo Rosini.
L'ANUU e CONFAVI (l’associazione di Berlato, che raggruppa piccolissime sigle estremiste) hanno molti aspetti di contiguità al nord con Lega e AN rispettivamente.
L'arcicaccia è al 10%. Quindi la balla dei cacciatori di sinistra è colossale.

Aderenti alle varie associazioni dell’UNAVI
(statistiche basata su 707.359 cacciatori - anno 1999 - www.mondocaccia.it.)

Federcaccia 414.222 58,5%
Enalcaccia 84.543 11,9%
Arcicaccia 83.306 11,7%
Libera Caccia 80.193 11,3%
Annu 25.675 3,6%
Italcaccia 19.420 2,7%

Cosa pensano gli italiani della caccia?
(Indagine Eurisko)

Otto italiani su dieci vogliono abolire la caccia, contro le doppiette soprattutto le donne e i giovani sotto i 25 anni. A favore soltanto il 5,9%. Assolutamente contrari alla caccia quasi otto italiani su dieci che si oppongono strenuamente anche a ogni ipotesi di liberalizzazione del settore venatorio. Lo zoccolo duro del popolo anti-doppiette sono le donne, in special modo le casalinghe, seguite dai giovani, soprattutto gli under 25, particolarmente sensibili all'ambiente e determinati a difendere a spada tratta la natura. Ecco l'Italia anti-caccia così come è stata fotografata da un sondaggio commissionato a Eurisko. Contraria alle doppiette è il 74,1% della popolazione, favorevole un esiguo 15,2%. Molto favorevole uno sparuto 5,9%; quest'ultimo baluardo della caccia si compone, per lo più, da cacciatori e individui che rappresentano l'indotto (ex-doppiette, familiari, simpatizzanti, chiunque abbia interessi economici al riguardo.) A osteggiare un'ulteriore liberalizzazione del settore venatorio è l'82,5% del campione, d'accordo solo il 9,8%. I più convinti della liberalizzazione rappresentano il 4,3%.

I numero dei cacciatori cresce o diminuisce?

I cacciatori calano con una continuità impressionante:
nel 1980 erano 1.701.853
nel 1990: 1.446.935
nel 2000: 801.835
nel 2006: 765.404
nel 2009 circa 700.000

dal 1980 al 2006 hanno subito un calo vertiginoso di 936.44 unità.
Quasi un milione in meno.

Numero dei cacciatori in Italia dal 1980 al 2006:

1980 1.701.853
1981 1.685.105
1982 1.622.321
1983 1.593.151
1984 1.585.709
1985 1.574.873
1986 1.571.630
1987 1.564.492
1988 1.500.986
1989 1.481.028
1990 1.446.935
1991 1.315.946
1992 1.135.228
1993 1.023.157
1994 966.586
1995 901.006
1996 874.627
1997 809.983
1998 796.019
1999 821.455
2000 801.835
2001 791.848
2002 800.457
2006 765.404

Il numero dei vegetariani cresce o diminuisce?

Mentre i cacciatori calano, i vegetariani crescono smisuratamente.
Secondo vari fonti sono cresciuti dal 2000 al 2006 di 4 milioni e mezzo di unità.

Ecco i dati:
2000 2,5%, circa 1,5 milioni. Fonte: ISTAT.
2001 4,8%, circa 2,8 milioni. Fonte: Tiscali
2002 5,0%, circa 2,9 milioni. Fonte: Eurispes marzo 2002.
2004 7,9%, circa 4,6 milioni. Fonte: FADOI, maggio 2004.
2004 9,5%, circa 5,5 milioni. Fonte: AC Nielsen, agosto 2004, campione 17.000 persone.
2004 10,6%, circa 6,1 milioni. Fonte: La Repubblica, 2004.
2006 10,4%, circa 6,0 milioni. Fonte: Eurispes su dati AC Nielsen 2004.


E i vegani?

E secondo Nielsen ed Eurispes i soli vegani rischiano di diventare più numerosi dei cacciatori:
2004 1,0%, circa 580.000. Fonte: AC Nielsen, estate 2004, campione di 17.000 persone.
2006 1,1%, circa 600.000. Fonte: Eurispes su dati AC Nielsen 2004.

Sono esagerate queste statistiche?

Forse lo sono. Diciamo che siano valide al 50%. Vi sembrano pochi 3 milioni di vegetariani - che per assoluta chiarezza , cito come zoccolo duro dell’animalismo, perché ci sono milioni di persone che, pur non essendo vegetariane, detestano caccia e vivisezione? E anche i 160.000 buddisti non vanno considerati?

Crescerà ancora il numero dei vegetariani?

A questo proposito l'Eurispes - che conferma il numero dei vegetariani nel nostro paese e ci informa che nel 2050 saliranno a 30 milioni: la metà circa della popolazione. E il Consumer Analysis Group inglese ci mette al corrente che il vegetarianismo sarà la norma dal 2047; che il 45% della popolazione britannica mangia meno carne mentre il 25% sta contemplando la scelta vegetariana; questo significa che 14.500.000 persone sono potenziali vegetariani. Si aggiunga a questa cifra i quattro milioni di vegetariani già esistenti e 250.000 vegani (The Guardian del 22 febbraio 2005) e si avrà un’idea della forza del futuro movimento animalista: quasi 19 milioni su una popolazione di 59.5 milioni di persone.

Quanti sono gli animali uccisi durante la stagione venatoria?

In Italia con una popolazione di 58.000.000 abitanti si massacrano 150.000.000 di animali, negli Stati Uniti, con una popolazione di 299.000.000 di abitanti se ne uccidono 134.000.000.

E il referendum sulla caccia?

Un punto di riferimento è il referendum del 1990. Nel 1990: gli italiani aventi diritto al voto erano 49.000.000, se non erro, per raggiungere il quorum erano necessari 24.033.209 votanti. Il quorum non fu raggiunto per la mancanza del 7,7 % dei voti. Evitiamo riflessioni sul non raggiungimento del “quorum” per non spargere sale su ferite ancora aperte. Lo sappiamo: il 23% degli italiani non votano per protesta, il 44,4% per apatia. Inoltre nel 1990 esisteva ancora un esercito di elettori defunti o irreperibili nelle liste “Aire”: circa 1.200.000 persone. E se non si riescono a mobilitare i cittadini davanti ad una potenziale svolta maggioritaria, che possibilità esiste di raggiungere il “quorum” in un referendum riguardante poveri animali che equivalgono a “res nullius”?
Analizziamo il voto del 1990, e cerchiamo di interpretare le cifre:
il 43,3% degli aventi diritto al voto votarono per il referendum del 1990 = 21.070.000
Di questo 43,3% il 92,3% si espresse contro la caccia = 19.447.610
Il 7,7% si espresse a favore della caccia = 1.622.390
Se ne deduce che circa 19.447.610 italiani erano potenzialmente contro la caccia.
Non è difficile intuire che chiudere i terreni privati ai cacciatori equivaleva ad una specie di morte venatoria.
Nel 1990 i cacciatori erano 1.446.935 ora sono meno della metà
Se ne deduce che il sentimento degli italiani verso la caccia ha raggiunto livelli di negatività
abissale. Conclusione: i partiti li difendono e li corteggiano. Perché ?

Quanti sono gli animali nelle case italiane?

Sono 45.000.000 gli animali che vivono nelle case degli italiani, tra i quali 6.500.000 cani e 8.000.000 di gatti.



Come hanno risposto gli italiani all’autorizzazione alla caccia di altre specie attualmente non cacciabili?

(Sondaggio Ipsos 11 marzo 2009. La Repubblica)

Siete favorevoli ad autorizzare la caccia ad altre specie attualmente non cacciabili?
FAVOREVOLI =
MEDIA ITALIANA: 7%
PDL + LEGA: 5%
PD + IDV: 7%
ALTRI PARTITI: 16%
NON RISPONDE: 5%

Siete favorevoli ad autorizzare la caccia agli uccelli migratori?
FAVOREVOLI =
MEDIA ITALIANA: 6%
PDL + LEGA: 3%
PD + IDV: 6%
ALTRI PARTITI: 8%
NON RISPONDE: 5%

Siete favorevoli a rilasciare licenze per cacciare ai giovani di 16 anni?
FAVOREVOLI =
MEDIA ITALIANA 6%
PDL + LEGA 5%
PD + IDV 7%
ALTRI PARTITI 4%
NON RISPONDE 5%

Quante sono le vittime della caccia in Italia abbattute dal fuoco “amico”?

Associazione Vittime della Caccia
d.casprini@gmail.com
info@vittimedellacaccia.org

DATI DAL 1 SETTEMBRE 2008 AL 31 GENNAIO 2009
(Periodo corrispondente alla stagione venatoria)

I DATI DELLE VITTIME PER ARMI DA CACCIA
EPISODI DI CRONACA OSSERVATI: 127, da cui rilevate 136 vittime (tra morti e feriti) 44 tra la gente comune.
TOTALE FERITI: 94
TOTALE MORTI 42
FERITI CACCIATORI 67 - FERITI GENTE COMUNE 27
MORTI CACCIATORI 25 - MORTI GENTE COMUNE 17
TOTALEVITTIME (morti e feriti) tra I CACCIATORI: 92
TOTALEVITTIME (morti e feriti) tra la GENTE COMUNE: 44
TOTALI VITTIME AMBITO VENATORIO 103
VITTIME GENTE COMUNE (Feriti 13 - Morti 3 ) TOTALE 16
VITTIME CACCIATORI (Feriti 65 - Morti 22 ) TOTALE87
TOTALI VITTIME ARMI DA CACCIA IN AMBITO EXTRA-VENATORIO 33
VITTIME GENTE COMUNE (Feriti 14 - Morti 14 ) TOTALE28
VITTIME CACCIATORI (Feriti 2 - Morti 3 ) TOTALE5
VITTIME PER MUNIZIONE SPEZZATA: 42
VITTIME PER MUNIZIONI A PALLA UNICA: 37
ELISOCCORSI INTERVENUTI 25

Quanti sono I deputati e i senatori che sostengono la caccia e a che partito appartengono?

Nel 2007 per iniziativa dell'On. Luciano Rossi prese vita l'Intergruppo Parlamentare "Amici del Tiro, della Caccia e della Pesca". Nella presente legislatura l’intergruppo è composto da 111 “amiconi” che appartengono ai seguenti partiti:

PDL 85
PD 9
LEGA 8
IDV 5
UDC 3
MISTO 1


Scritto da: filoattivo alle ore 16:57 | link | commenti (2) | Categoria:
Boss Hog a gogo
I Boss Hog raddoppiano.  Dopo i già annunciati concerti di martedì 19 maggio al New Age di Roncade (TV) e mercoledì 20 al Circolo degli Artisti di Roma, Christina Martinez e soci hanno fatto sapere che suoneranno anche a Torino, Milano e Bologna.

La band della signora Spencer (in cui suona anche Jon) si esibirà domenica 17 allo Spazio 211 di Torino, lunedì 18 al Magnolia di Segrate (MI) e giovedì 21 al Lokomotiv di Bologna (all'interno dell'Express Festival).
Scritto da: filoattivo alle ore 16:54 | link | commenti | Categoria:
Generazione 1000 euro

La commedia italiana dell'anno è la frizzante rappresentazione della vita di un trentenne precario. Con un tema talmente sfruttato come il precariato (lo stesso protagonista si autodefinisce "un luogo comune") c'erano tutte le premesse per una pallida, facile, scontata farsetta giovanile da lasciar scorrere come l'acqua calda. E invece si tratta di un film che funziona alla grande e dove non sono riuscito a trovare nemmeno un elemento fuori posto. E allora auguro ogni successo al botteghino al regista Massimo Venier...e qui concedetemi un modesto sfogo "patriottico". In questi giorni i nostri schermi sono invasi da una serie di trailers che annunciano l'arrivo di decine di commedie americane una più insulsa dell'altra: ora mi viene in mente quella -cretinissima- del tizio che per incanto torna nel corpo di quando aveva 17 anni...tutta roba che dimostra come gli autori-sceneggiatori americani di commedie (dopo l'ultimo asso nella manica, i cuccioli di labrador) abbiano già raschiato ben oltre il fondo del barile. Ecco. E allora boicottiamole queste pellicole. E andiamo invece a vedere le commedie (sicuramente migliori) di produzione spagnola, francese e, quando capitano, film italiani come questo di cui sto parlando; accorriamo numerosi, supportando un cinema italiano "leggero" ma fatto come Dio comanda. Il merito di un esito così felice va ripartito fra una regìa sicura ed efficace e una sceneggiatura impeccabile e gustosa (compiti coperti entrambi dallo stesso Venier), ma soprattutto un cast azzeccatissimo e in piena forma. La caratteristica principale è che il film diverte davvero, essendo servito da una storia scritta con molta cura, e i personaggi suscitano la simpatia incondizionata dello spettatore. Ci appare brillante, pur nell'aura di sfiga che lo avvolge, il navigato precario Matteo Moretti, le cui disavventure professionali ed amorose travolgono prima di tutti lui stesso, ma coivolgono del tutto anche lo spettatore, strappandogli attenzione e simpatia fin dai titoli di testa, e fino alla fine (nel film non c'è un attimo di noia). Matteo è solo contro tutti: unica arma, benchè spuntata, il sarcasmo. Ha perfino un mantra: "Quello che mi sta succedendo non mi riguarda", a rafforzare il senso di rassegnato distacco con cui combatte la sua battaglia quotidiana nell'ambito di quella guerra permanente che è diventata il mercato del lavoro. Questo attore, questo Alessandro Tiberi, mi ha sorpreso. E qui devo ammettere le lacune della mia memoria perchè -pur avendo appurato dopo una breve ricerca in rete che lui ha già interpretato diverse pellicole- io non ricordavo di averlo mai notato prima d'ora. Tiberi è bravissimo, il suo è un talento naturale entusiasmante, non pare per nulla artefatto, e poi ha un volto che dà un'impressione di potenziale versatilità (vien da pensare che con quella faccia lì potrebbe benissimo interpretare -che so- un thriller, un horror, qualsiasi cosa...). E poi comunica una simpatia tale che -scusate se la sparo grossa- con questa prova spazza via in un colpo solo i vari Accorsi e Santamaria coi loro insopportabili birignao. Suo compagno d'avventure nella vicenda è quella sagoma di Francesco Mandelli, il celebre "nongiovane" di MTV. E qui devo aprire una piccola parentesi sempi-personale. Francesco è evidente che come attore non è un professionista, eppure ce la mette tutta tirando fuori quella che è la sua autentica (al di là del film) visione della vita. E poi Francesco, qui volevo arrivare, è un artista decisamente speciale che esprime la sua vocazione artistica in centomila modi. Lo vediamo sempre più spesso non solo a MTV, per esempio di recente ospite fisso in un programma di Paola Cortellesi. Ma quello che più mi preme segnalare è che Francesco è un grande rocker e suona la chitarra e canta (piuttosto bene...) nel duo garage-rock degli "Orange", con cui ha inciso un buon CD che sta presentando in giro per i club d'Italia con un ottimo "live" cui ho avuto il piacere di assistere: il tutto nel rigoroso ambito del circuito indipendente nazionale. Chiusa la parentesi. Accanto ai due maschi precari, troviamo tre figure di donne rappresentate da tre attrici una più brava dell'altra. Cominciamo da Francesca Inaudi, attrice verso la quale provo da sempre (non chiedetemi perchè, mi viene naturale) simpatia ma soprattutto affetto e tenerezza. Poi c'è Carolina Crescentini la quale qui interpreta un ruolo che possiamo traquillamente definire "da stronza". Aziendalista convinta, lei è una dipendente ben inserita e super coinvolta nei meccanismi aziendali, una che "ci crede", cinica, dura, realista. Il suo personaggio è la dimostrazione di quanto vado sostenendo da sempre, e cioè che, parlando di mercato del lavoro, le donne, quando fanno carriera o comunque quando acquisiscono un minimo di potere, sono quasi sempre ancor più spietate degli uomini, probabilmente perchè avvertono l'urgenza di affermare un isterico senso di rivalsa. Dulcis in fundo (è il caso di dirlo) quello splendore di femmina e d'attrice che è Valentina Lodovini; qualche settimana fa mi capitò di intercettarla per caso durante un'ospitata radiofonica a "Hollywood party" su radiotre, scoprendo una persona colta e brillantissima, qualità che si vanno aggiungere a quelle di lei già note...e la parte di me più tamarra potrebbe perfino spingersi ad affermare che è proprio "bbona". Oltre alla buona sceneggiatura di cui ho già detto, voglio sottolineare con molta evidenza la brillantezza dei dialoghi: raramente capita di sentirne di così divertenti, impregnati di un vivacissimo senso dell'umorismo con sfumature che vanno dal grottesco-paradossale al lieve-malinconico. Da segnalare poi alcuni personaggi minori, fra cui spiccano un anziano professore universitario impersonato dallo "special guest" Paolo Villaggio e l'irresistibile macchietta di un collega di lavoro con qualche problema cui hanno affibbiato il soprannome di "Chernobyl" per il suo (diciamo così) modo di porsi un pò bizzarro. Dunque un film riuscito, che si può forse vedere sotto due aspetti. Operina brillante e simpatica, oppure (perchè no?) qualcosa di più importante, tipo uno dei film italiani più belli dell'anno. Esagerato? Giudicate voi. In ogni caso, andatelo a vedere. PS: è solo una battuta, ma non riesco a trattenerla: dopo "Two lovers", che stia nascendo un cinema di "incontri sui tetti"?? Voto: 10

Scritto da: filoattivo alle ore 16:48 | link | commenti | Categoria: cinema
mercoledì, 22 aprile 2009
Anticipazioni Italia Wave
Italia Wave Love Festival 2009 (Livorno 16-19 luglio)  presenta i primi nomi : sul Main Stage dello Stadio Armando Picchi di Livorno suoneranno, tra gli altri, il pop-trio inglese Placebo (ven 17 luglio), i leggendari ed algidi Kraftwerk (sab 18 luglio, unica data italiana), il demiurgo dell’elettronica Aphex Twin laptop dj (sab 18 luglio, unica data italiana), i fricchettonissimi Bandabardò (dom 19 luglio) e, dalla Spagna, tutta l’energia e la grinta degli Ska-P (dom 19 luglio).
Scritto da: filoattivo alle ore 11:13 | link | commenti | Categoria:
Indipendent
indiop 2009UNICA DATA ESTIVA ITALIANA PER GLI OASIS

I-DAY MILANO URBAN FESTIVAL
DOMENICA 30 AGOSTO 2009
ARENA CONCERTI - FIERA MILANO (RHO)



Prezzo del biglietto € 40,00 + diritti di prevendita

BIGLIETTI IN VENDITA:
DALLE ORE 10.00 DI MERCOLEDI’ 22 APRILE

SU TICKETONE E TUTTI GLI ALTRI CIRCUITI AUTORIZZATI
(apertura cancelli ore 15:00 - inizio concerti ore 18:00)

Info: solite prevendite



Scritto da: filoattivo alle ore 11:07 | link | commenti | Categoria:
martedì, 21 aprile 2009
OUT NOW
































Scritto da: filoattivo alle ore 12:24 | link | commenti | Categoria:
Questione di cuore
Un film italiano che, come in una specie di piccolo miracolo, sta mettendo d'accordo proprio tutti. Dal pubblico che sta affollando le sale alla critica una volta tanto unanime nel giudicarlo un gran bel film. E in effetti le note fuori posto sono davvero poche nel film più bello di Francesca Archibugi, un'opera che emoziona per la sua delicatezza e soprattutto per il sorprendente equilibrio che la regista riesce a creare tra commedia lieve e registro drammatico. Veramente uno dei film italiani più riusciti degli ultimi anni. Naturale farsi coinvolgere da una storia che potrebbe riguardarci un pò tutti. Ciascuno di noi, indistintamente, potrebbe all'improvviso vivere quello che accade ai due protagonisti, e magari proprio durante una notte in cui non riusciamo a prendere sonno. E di fronte ad una simile esperienza vedersi crollare attorno tutte le certezze e trovarsi soli con sè stessi come a confrontarsi con la propria immagine riflessa in uno specchio, consapevoli che la battaglia contro quella morte la cui ombra ci ha appena sfiorato, cambierà il senso della nostra vita. Due persone che appartengono a mondi culturalmente e socialmente quasi agli antipodi, si ritrovano, dopo un infarto, l'uno accanto all'altro nei loro lettini, nel reparto intensivo dell'unità coronarica di un ospedale romano, scoprendo che quel soffio mortale che li ha accomunati può azzerare ogni diversità di ceto e di cultura. Quell'infarto li ha resi non solo amici, qualcosa di più. Come se ognuno dei due fosse "sensitivo" nei confronti dell'altro. Come se una magìa permettesse ad uno di leggere nel pensiero dell'altro. Ecco, diciamo che questo pesante affetto che lega i due uomini è reso cinematograficamente in modo sublime, talmente verosimile che è impossibile non restarne coinvolti. Difficile giudicare in che modo stabilirne e dividerne i meriti, ma sta di fatto che la Archibugi ha realizzato un film magnifico, dimostrando di aver saputo dirigere gli attori come meglio non si sarebbe potuto, e d'altra parte Albanese e Rossi Stuart sono talmente bravi da richiamare l'applauso in sala. Due attori che riescono ad essere incredibilmente abili nel dosare i toni, nel calibrare le sfumature, insomma due prove esemplari. Albanese finora -e parlo solo di cinema, perchè in televisione e teatro mi ha sempre soddisfatto- non mi aveva mai convinto del tutto, ma stavolta ha davvero fatto centro. Quanto a Rossi Stuart, confesso che i suoi sforzi per convincerci che era più bravo che bello, mi erano parsi in passato molto spesso forzati, poco autentici, mentre in questa occasione l'ho trovato straordinario, capace di una interpretazione di fronte alla quale è difficile non commuoversi tanto è credibile ed autentica. Ma anche Micaela Ramazzotti è stupenda, animata da una potenza espressiva drammatica intensissima, che fino ad ora non le conoscevamo. E gli altri attori, anche quelli impegnati in ruoli minori, sono del tutto convincenti, dalla bravissima Chiara Noschese ad una intensa Francesca Inaudi. Il film, pur raccontando in fondo una semplice storia d'amicizia fra due esseri umani in crisi, è scritto benissimo, in modo intelligente e mai banale, con qualche guizzo creativo: si pensi ad esempio al linguaggio di Albanese quando insegna al bambino a guardarsi intorno per approfondire le psicologie delle persone che lo circondano. Personalmente, sono lieto di constatare, negli ultimi mesi, che il cinema italiano può ancora contare su registi capaci di raccontare storie interessanti e intense (e mi riferisco anche alle ultime opere di Marco Risi e Davide Ferrario), compensando così il senso di rabbia e di fastidio che mi avevano procurato le visioni dei vari Veronesi, Brizzi, Oldoini...E a quest'ultimo proposito, permettetemi un breve sfogo circa la qualità e la dignità di certe scelte professionali. Ci sono attori bravi (anche molto bravi!) come Massimo Ghini o Claudio Bisio che, a un certo punto, non sazi di una consolidata popolarità televisiva (o forse proprio per sfruttarne l'onda lunga) hanno ritenuto (magari con un pensierino anche all'estratto conto bancario...) di contribuire a quei filmacci che raschiano il fondo del barile (seppur distribuiti infiocchettati come panettoni). Ebbene, Albanese e Rossi Stuart rappresentano l'esempio vivente e lampante che si può anche ASPETTARE il ruolo giusto(magari per anni, tanto non credo sia gente con la rata del mutuo che gli pende sulla testa...), senza SVENDERSI, scegliendo di essere attori con DIGNITA'. Commedia lieve e godibile mescolata ad amarezza e dramma: ciò che dovete aspettarvi da questo film, se ancora non lo avete visto. Ma soprattutto la storia di due uomini (e una donna) raccontata con una attenzione e una rara delicatezza che non possono non toccare il cuore. E secondo me non si tratta affatto di tecnica, ma di sensibilità: e qui c'è poco da fare, un regista o ce l'ha o non ce l'ha (ecco perchè -scusate se oggi ho il dente avvelenato- un Brizzi o un Veronesi non potranno MAI fare un film come questo). Concludendo: la pellicola non annoia, è piacevole e si esce dalla sala con la sensazione di aver visto un bel film. Mi pare possa bastare. Voto: 10 (grazie a mc5)
Scritto da: filoattivo alle ore 09:08 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 06 aprile 2009
Two lovers
E' un film che ti lascia dentro sensazioni diverse che, amalgamate, ti fanno rimanere con una percezione fra l'amarezza e un quieto disagio. Una cosa innanzitutto: si tratta di uno dei film più belli dell'anno. Sicuramente una pellicola che parla d'amore in modo non banale, eppure lo sfondo è estremamente ordinario, una famiglia onesta di lavoratori in un quartiere periferico di New York, dove un ragazzo si lascia alle spalle un'esperienza amorosa finita malissimo e cerca di affrontare di nuovo la vita seppur con qualche cicatrice (ancora aperta) in più. James Gray è un regista straordinario che molti di noi hanno conosciuto ed apprezzato l'anno scorso col meraviglioso "I padroni della notte", gran film che però da noi è stato penalizzato da scarsa visibilità ed ha incassato consensi ridotti, ma che ci ha permesso di individuare in Gray la stoffa del cineasta di razza. Altro genere, certo, là si trattava di un thriller-noir, ma ciò testimonia che tra i pregi di Gray ha ora cittadinanza anche la versatilità. Come si evince chiaramente dai manifesti e dai trailer, il film si iscrive nella categoria "storie d'amore". Ma attenzione, che questa è una storia d'amore DIVERSA da tutte le altre che avete visto. Eppure è molto classica come stile. Insomma definirlo in quel modo mi pare quasi riduttivo, io parlerei piuttosto di "drammma (o tragedia) dei sentimenti". I motivi che rendono questa vicenda amorosa così "diversa" sono sostanzialmente un paio. Un regista dal tocco molto speciale, con uno stile drammatico-malinconico dal retrogusto molto "seventies". E poi c'è l'incognita Joaquin Phoenix, uno di quegli attori che davvero lasciano il segno. Phoenix è personaggio assolutamente unico sulla scena hollywoodiana. Le cronache ci raccontano di un individuo molto particolare.Tutti sappiamo dei suoi recenti annunci ufficiali circa la decisione di abbandonare la professione per dedicarsi al rap (!!). A parte che non ci pare avere molto la fisionomia "gangsta" con quella sua recente barbona incolta, abbiamo anche letto sui giornali come si è conclusa la sua prima performance da rapper: una rissa con alcuni spettatori che lo insultavano. A questo aggiungiamo i pareri di alcuni giornalisti che hanno tentato di intervistarlo su queste sue nuove derive artistiche e che si sono sentiti rispondere solo con frasi smozzicate e bisbigli incomprensibili. Insomma potremmo definirlo come minimo persona eccentrica, per altri è solo un pò "svitato"...Quel che è certo è che quando recita diventa un gigante. Osservatelo in questo film, quel suo viso quasi tumefatto, carico di dolore, il volto di un fantasma, ma anche quello di chi recita andando a pescare non solo da un copione imparato a memoria ma anche dal profondo di sè stesso. Ed è a quel punto che scatta una sorta di singolare corto circuito, di capovolgimento. E qui, badate, sto solo cercando di raccontare quel che provo io, percezioni che attengono solo alla sfera delle mie personalissime emozioni. Vedendolo recitare, cioè, ho come la sensazione che non sia più Phoenix che plasma sè stesso adattandosi al personaggio, ma è come se l'attore -al contrario- piegasse il personaggio alla sua indole, lo manipolasse facendolo assomigliare a sè...In pratica è come se quel ragazzo disagiato reduce da esperienze dolorose si muovesse nella direzione di ciò che Phoenix è veramente nella sua essenza psicofisica. Come se l'attore recitasse mettendo in scena sè stesso e mettendo a nudo le sue ansie profonde, confessando i suoi istinti nascosti. In tutto questo, in cui è forse racchiuso il mistero di un uomo che sta cercando di definire i contorni di parti di sè che ha perso, ho un solo timore: non vorrei che questo aspetto artisticamente unico e geniale di Phoenix non nascondesse -banalmente- la solita tendenza (già vista noiosamente mille volte) dei divi di Hollywood dapprima a straniarsi e poi, fatalmente, ad autodistruggersi. Io spero dunque fortemente che le ultime "trovate" di Joaquin siano il frutto di una mente lucida e non la "mattana" di un divo talmente fuori che non ci sta più con la testa. Scusate lo sfogo, ma non vorrei davvero che un attore così "speciale" finisse come molte "rockstar" (che Joaquin ora si sente anche un pò tale, ne sono sicuro) per fare a pezzi sè stesso in nome di chissà quale nichilismo, o quale follìa artistica, o quale estrema furia interiore...Il film è appassionante, però ci mostra personaggi definiti secondo criteri singolari, come se possedessero lati ed aspetti che ci sfuggono, che non ci permettono di inquadrarli come vorremmo. Vediamoli. Sandra è una brava ragazza, una specie di "sposa promessa" per Leonard. Lei rappresenta la possibile fidanzata virtuosa, la moglie ideale che ogni genitore vorrebbe per il proprio figlio. Detto questo, diciamo anche però che secondo una tradizione letteraria, lei è anche la "gattamorta" che fra qualche anno ce la immaginiamo sfatta, isterica e coi bigodini in testa. Eppure, man mano che la storia procede, ci accorgiamo che dietro le sue fantasie romantiche vagamente banali di ragazza semplice si nascondono le qualità di una persona intelligente, protettiva e -soprattutto!!- CAPACE D'AMARE, dote importante quest'ultima, di cui è totalmente priva la sua rivale, la quale in compenso può vantare un sexy-appeal sugli uomini molto più evidente. Abbiamo quindi introdotto anche Michelle. Sia esteticamente che interiormente lei appare come persona estremamente "vivace", estrosa, brillante, inquieta (tutto l'opposto della "casalinga" Sandra). Protagonista di una duplice storia d'amore (una con un brillante avvocato sposato e l'altra "in divenire" con lo stesso Leonard), è ragazza che fa perdere la testa agli uomini, con la sua allegra eccentricità, coi toni moderatamente sexy che sfodera per esprimere la propria femminilità. Ecco, Michelle in teoria dovrebbe essere l' "eroina" di questo film, dato che risponde ai canoni narrativi di "essere che nasconde la sua fragilità dietro un corpo desiderabilissimo". Va da sè infatti che scatta automatico e suggestivo nello spettatore comune il contrasto "bella bionda sexy carina brillante ma in realtà creatura fragilissima". E invece anche qui le aspettative vengono scompaginate, perchè dall'evolversi della vicenda comprendiamo che Michelle (ATTENZIONE! quel che segue è frutto della mia personale valutazione, peraltro minoritaria) è soltanto una gran stronza, e lo è prima nel prendere in giro un uomo che la sta corteggiando e poi, soprattutto, nel calpestare i sentimenti di un povero cristo (fra l'altro anche ridotto piuttosto male in arnese) che si ammazzerebbe per lei. Ma queste due controverse figure femminili non sono nulla, in quanto a sorprendente creatività di sceneggiatura, se raffrontate al protagonista Leonard. Personaggio inafferrabile, assolutamente sfuggente ed indecifrabile, in coerenza con una sceneggiatura che evita -pur raccontando in modo classico una storia d'amore- ogni tipo di luogo comune. Ci sono troppi aspetti in lui che non quadrano, e inoltre sarebbe stato troppo facile dipingerlo come un "disturbato" tout-court. Due esempi. Lui è a tratti quasi autistico, talmente è rinchiuso in sè stesso. Eppure quando va in discoteca con Michelle e le sue amiche si lascia andare ad un'esplosione di euforia incomprensibile. E ancora: ma Leonard in che misura ama i suoi genitori? sicuramente sì, in particolare la madre, eppure appena vede una bella bionda che sculetta dalla finestra di fronte pare dimenticarsi del tutto di loro, al punto che, quando decide di fuggire con la suddetta bionda, lo fa alla chetichella, senza neanche lasciare un biglietto di addio. Io credo che tutte queste "zone d'ombra" possano spiazzare un pò lo spettatore abituato alle solite love story, ma sono anche convinto che alla fine lo stesso spettatore si senta gratificato dall'essersi appassionato ad una storia d'amore una volta tanto non banale e prevedibile. E questo piccolo miracolo di non-banalità artistica lo dobbiamo al 100% alla sceneggiatura e alla regìa, che coincidono nel genio di James Gray, il quale è riuscito a mettere in scena -scusate se è poco- una storia d'amore unica e probabilmente irripetibile. E veniamo al cast. Ottimo e abbondante. Di Phoenix ho detto di tutto e di più. Gwyneth Paltrow è assolutamente perfetta nel rivestire questo ruolo di ragazza che dentro di sè ne racchiude un'altra. Perfetta sia nel tocco leggero e fresco sia in quello drammatico. Scusate se continuo a metterla sul (mio) personale (questa vicenda mi ha catturato parecchio), ma se avessi dovuto fare una scelta, io avrei optato invece per la splendida Vinessa Shaw (Sandra), bellissima donna ed attrice che prima non conoscevo. Da segnalare infine, della serie "toh, chi si rivede", Isabella Rossellini, invecchiata (quello è naturale) ma ugualmente fascinosa. PS: proprio sul punto di spegnere il PC e mettere la parola fine, ho lanciato un'occhiata in rete alle altre recensioni e...ho scoperto un mondo. Nel senso che ho dovuto prendere atto che il mio commento al film è piuttosto diverso rispetto ad una certa impostazione che quasi tutti gli altri hanno scelto. Tutti hanno sottolineato con forza estrema l'amarezza del finale, individuandovi, il senso fallimentare e di rinuncia del protagonista, la fine di ogni suo sogno di felicità. Io non solo rispetto questa "visione" ma addirittura riconosco che essa coincide pienamente con quel che il regista voleva comunicare. Tuttavia, devo però ribadire un concetto. Uno dei lati belli del cinema è che ognuno si fa il "suo" di viaggio. E io, scusate, ma non riesco a vedere Sandra come una "seconda scelta" o come un "premio di consolazione". Capisco che da un punto di vista letterario o spettacolare Michelle funzioni alla grande, ma io nella vita preferisco mille volte una donna semplice ma CAPACE D'AMARE rispetto ad una immatura e volubile per quanto carina e desiderabile possa apparire. Voto: 10
Scritto da: filoattivo alle ore 22:43 | link | commenti | Categoria:
Gli amici del Bar Margherita
Dopo "Il papà di Giovanna" e quest'ultimo film sto rivedendo la mia opinione fortemente critica nei confronti di Pupi Avati e del suo cinema. Come già ebbi modo di spiegare in sede di recensione del suo film precedente, purtroppo mi mancano le visioni degli esordi horror del regista, che peraltro non credo siano di facile reperibilità a livello di documento video. Ricordo però con piacere il cultissimo "La casa dalle finestre che ridono" e anche il relativamente recente "Il nascondiglio", sebbene quest'ultima opera fosse alquanto imperfetta. Ma l'Avati noto al pubblico più vasto non è certo quello gotico-horror bensì quello che racconta la sua città attraverso le proprie esperienze giovanili. E qui c'è da dire che questa sua scelta ha avuto modo di esprimersi non sempre allo stesso livello, fra alti e bassi artistici. Io ero tra coloro che a un certo punto si erano stufati di questo suo ossessivo "amarcord". Poi, con "Giovanna" qualcosa è cambiato, forse anche per l'indubbia buona qualità di quel film...e insomma mi sono riavvicinato senza pregiudizi al cineasta bolognese. Probabilmente "Gli amici del bar Margherita" non è destinato ad essere ricordato fra le opere più incisive di Avati, ma resta comunque una pellicola divertente e godibile, ben più che dignitosa. Lui lo dice piuttosto chiaramente ad ogni intervista, che il rapporto con la sua città è stato ridimensionato da tutta una serie di motivi sulla cui controversa consistenza non è questa la sede per dibattere, anche perchè è indubbio che nel cuore di Pupi alberga oggi un accentuato sentimento di delusione. L'Avati che aveva -sorprendendoci in parecchi- rimesso mano alla sua vena horror con "Il nascondiglio" aveva forse mostrato come il suo approccio a quel genere, dopo anni di altre frequentazioni, apparisse vagamente "arrugginito". E dunque, oggi, il miglior Avati è ancora quello che ricorda nostalgicamente i tipi, le macchiette, i personaggi della Bologna di un tempo. Ora, io mi rendo conto che questo stile possa apparire a qualcuno "folkloristico" o perfino patetico, ma io che condivido con Avati le origini emiliane -e dunque conosco bene la materia- posso garantire che Pupi è in grado di raccontare al cinema "quella" Bologna come nessun altro ed in questo è un vero Maestro. E ancora, da bolognese (seppur della provincia) passo sopra a certe ingenue caricature macchiettistiche insistite proprio perchè posso assicurare che la Bologna "d'epoca" riesce ancor oggi (nonostante i mutamenti radicali e addirittura epocali sopraggiunti) a far percepire il suo profumo a chi percorre le strade più antiche dei quartieri storici della città. Ecco, io non vorrei certo apparire come un vecchietto "da bocciofila" o "da ballo liscio", ma intendo qui affermare che anche il più "tecnologico" dei bolognesi di ultima generazione, davanti ad un bel piatto di tortellini o di tagliatelle al ragù, magari gustato in una trattoria del Pratello, riesce ad avvertire in qualche modo la "presenza" di un passato che nessuna diavolerìa digitale riuscirà mai a sopprimere del tutto. Tuttavia nel film una cosa che mi rende perplesso c'è e che forse (chissà) potrebbe essere ricondotta al mutato rapporto del regista verso la Bologna di oggi. Mi sto riferendo alla scelta di girare quasi tutto il film...a Cuneo!!! Mah. Questa è una cosa che mi sono legato al dito: ovvio che "quel" bar oggi non esiste più e che la città è tutta un'altra, ma realizzare a Cuneo un film su Bologna è una roba che non sta in cielo nè in terra. Il campionario di personaggi e varia umanità che frequenta il bar Margherita è talmente vasto ed assortito che è un'impresa ricordarli qui tutti. Cercherò di evocare solo le figure principali o quelle più interessanti. Tutte calate comunque su uno sfondo che, chi non è bolognese, difficilmente potrà riuscire a recepire nel suo sapore autentico. Sono presenti inoltre dettagli che, seppur sicuramente volgari, esprimono una mentalità popolare piuttosto ben radicata ed autentica, come quando si vedono passare veloci dei tizi che gridano "Abbasso i busoni!!". Si badi che questi frequentatori del bar sono tutt'altro che dei "santini", anzi si tratta spesso di personaggi meschini, del tutto privi di qualsiasi nobiltà letteraria, e non hanno neppure il fascino patetico dei vitelloni felliniani, forse sono solo -come si dice proprio a Bologna- "un branco di sfigati". Eppure costoro animano un teatrino provinciale efficacissimo, creando punte di effetto comico che colpiscono nel segno. Dunque, abbiamo appurato che trattasi di un' umanità di bighelloni "senza qualità" e tanto, ma tanto, misogini. Cominciamo da un ragazzino che tutti chiamano "Coso" e che chiaramente rappresenta l'alter ego (io-narrante) dello stesso Avati. Questo giovane attore ha una faccia straordinaria che, accompagnata da un accento esageratamente caricato, produce un effetto quasi irresistibile. Poi da segnalare Al, il più carismatico tra i clienti del bar (un Abatantuono piuttosto standard, ordinario, senza nessun picco particolare di bravura). Neri Marcorè rappresenta ottimamente un ragazzo imbranato molto naif, e con la fissa dei numeri. Poi abbiamo un Gianni Ippoliti in un ruolo irrilevante e la cui presenza come attore (anche considerando che di solito appare in altre vesti) ci sembra incomprensibile. Ruolo sacrificato per quello che è a mio avviso uno dei fantasisti-intrattenitori (comico è troppo limitativo) più bravi d'Italia, il bolognese Bob Messini, artista decisamente sottovalutato. Ma il personaggio che in assoluto sorprende di più è un incontenibile Luigi Lo Cascio, che qui ritroviamo in una veste totalmente inedita. Mai visto un Lo Cascio così. A onor del vero, c'è stato anche chi lo ha definito "imbarazzante" e addirittura "straziante" (in senso negativo), giudicando tremenda questa sua singolare performance: per quanto mi riguarda, al contrario, ho apprezzato questo suo inedito sforzo che io definirei "camaleontico". Dimenticatevi il Lo Cascio drammatico, sempre corrucciato e pensoso: qui interpreta un piccolo ladruncolo siciliano che vive di espedienti ed è dotato di una grottesca tendenza all'erotomanìa. Impossibile trattenere le risate quando, in macchina con Laura Chiatti, quasi spogliandola con gli occhi, le sussurra assatanato "Sono linfomane, una malattia incurabbbile!". Tra tutti questi personaggi, pur nella loro ingenua incoscienza, serpeggia una crudeltà cinica che si esplica in "montature" (si va ben oltre il semplice scherzo) tanto drammaticamente beffarde da evocare i toni della tragedia, pur rimanendo nel contesto della commedia amichevole. Un barista che si sente profondamente umiliato perchè ne viene reiteratamente storpiato in senso spregiativo il nome di battesimo. Un povero cristo che viene illuso di esser stato invitato al Festival di Sanremo e che quando si accorgerà della bufala vedrà crollarsi il mondo addosso. Un imbranato totale ai limiti dell'autismo, cui viene fatto credere che una entreneuse da night-club si sia innamorata di lui e per la quale egli manda a monte perfino l'imminente suo matrimonio, salvo poi veder svanire il tutto in una bolla di sapone. E poi la situazione più surrealmente grottesca, che vede degli adolescenti protagonisti di una festa di compleanno, con il padrone di casa consapevole che nella stanza accanto giace il nonno, spirato da poche ore. Quello di Avati non è il grande affresco di un'epoca, ma l'insieme di tanti piccoli quadretti, che però nella loro perfetta rappresentazione di passioni ed emozioni, riescono a dare dignità quasi letteraria alla materia trattata. Avati, col suo stile unico ed inconfondibile, nel raccontare quel mondo è un Maestro insuperabile che dunque merita il rispetto anche di coloro che (come il sottoscritto) hanno un'idea di Cinema che non sempre coincide con la sua. E adesso due considerazioni conclusive. Una bella e una brutta. La brutta. L'impressione è che questo vorrebbe essere un film corale, ma senza riuscirvi, eccessivamente sfilacciato a tratti il disperdersi in troppe storie individuali di personaggi non tutti interessanti allo stesso livello. La bella. Che Avati è una stella, nel nostro panorama nazionale, destinata a brillare solitaria: nessuno nemmeno ci prova ad imitarlo, perchè ognuno sa che nel suo genere è ineguagliabile. Se però ripenso che quella che si vede sullo schermo in realtà è Cuneo, non posso, NEL MIO PICCOLO, non arrabbiarmi un pò. (Chi ha visto il film capirà perchè l'ho scritto maiuscolo!). Voto: 8
Scritto da: filoattivo alle ore 22:40 | link | commenti | Categoria: