Non sono d'accordo con chi ha stroncato in toto questo film (e già c'è stato qualcuno in rete che lo ha fatto...). Diciamo piuttosto che in questa pellicola esiste una parte buona (purtroppo in gran parte rimasta nella penna e nelle intenzioni dello sceneggiatore, tale Mark Bomback) e un'altra parte decisamente sprecata e banalizzata. Sulla carta il soggetto era di quelli che mi arrapano solo a sentirne accennare (il trailer mi aveva preso benissimo). Pensate un pò: un oscuro ed anonimo contabile si trova (per tutta una serie di circostanze che più avanti illustrerò) ad essere coinvolto in un complotto da incubo, che prende origine dal richiamo irresistibile di una serie di incontri con prostitute d'alto bordo; il nostro protagonista è incredulo ma (e come dargli torto?) sfrutta l'occasione e consuma innumerevoli rapporti con queste donne misteriose che "qualcuno" sembra porgergli su un piatto d'argento. Finchè non si rende conto di esser capitato al centro di un inarrestabile gioco di morte. E che ormai è troppo tardi, lui c'è dentro fino al collo e il meccanismo non si può fermare. Il contabile realizza ben presto che l'autore di questa infernale messinscena è un oscuro personaggio che lui aveva conosciuto per caso pochi giorni prima...un tizio che, millantando ogni tipo di credito e di risorsa, lo aveva quasi plagiato e che poi si era allontanato per motivi di lavoro. In realtà si tratta di un delinquente assassino che vive sulla pelle degli altri, perpetrando truffe diaboliche ai danni di anonimi sprovveduti come -appunto- il nostro disgraziato contabile, un bersaglio evidentemente scelto con cura. E questo è solo l'inizio del film. Che ve ne pare? Non so voi, ma a me un soggetto del genere fa venire l'acquolina in bocca. Ma, attenzione, proprio per il carico di promesse che una tale torbida vicenda porta con sè, la delusione è dietro l'angolo. Infatti, capita che un regista incerto alla sua prima esperienza e probabilmente non dotato di sufficiente personalità, riesca a neutralizzare in buona parte il fascino intrigante di questa vicenda. Gli incontri sessuali del protagonista sono girati male, con faciloneria e grossolanità ed inoltre gli sviluppi finali della storia lasciano qualche perplessità, con tutta una serie di mosse e contromosse dei due protagonisti piuttosto discutibili, troppo giocate sul filo della continua rivalsa fra i due: il che, se voleva alimentare suspense e colpi di scena, non è che abbia portato a casa un gran risultato. Ma i difetti principali, a mio avviso, sono ancora altri: 1) il regista proviene dalla pubblicità e, come volevasi dimostrare, su buona parte del film domina un fastidioso sapore di "patinato" 2) la travagliata storia d'amore tra il contabile e una delle prostitute è scritta piuttosto male, e il personaggio di lei (centrale) fa acqua, è definito psicologicamente dalla sceneggiatura in modo insoddisfacente ed incompiuto. Con tutto ciò, devo però ammettere che il film ha una partenza azzeccatissima, nell'esprimere tutta la stupefatta inquietudine con cui il protagonista accoglie questa "svolta" che pare piombare eccitante in una vita totalmente grigia come la sua. E veniamo al pregevole cast. Il contabile è un ottimo Ewan Mc Gregor, perfetto nel ruolo di questo timido ragioniere prigioniero di un incubo. Nella parte di chi ha ordito tutto ciò troviamo un grandioso Hugh Jackman, mefistofelico ed odioso quanto basta (per inciso, Jackman appare accreditato anche fra i produttori del film). Ma vorrei spendere due parole in più per la bella Michelle Williams. Fin dalla sua prima apparizione nel film, mi son chiesto chi fosse quella bella fanciulla bionda e dove l'avessi già vista recitare. Una volta tornato a casa, ho fatto le mie indagini su internet e ho scoperto che la Williams ha già lavorato con registi del calibro di Wim Wenders e Ang Lee, ma le cronache si sono occupate di lei soprattutto in quanto ex moglie del compianto Heath Ledger nonchè madre della piccola Matilda. Fra l'altro la stessa Williams fa ora coppia col regista Spike Jonze, il quale è reduce a sua volta da una fallimentare relazione con Sofia Coppola. Scusate questa (per me inconsueta) parentesi gossip, ma era solo per trovare conferma alla mia impressione che questi divi del cinema paiono accoppiarsi sempre e soltanto fra di loro. Tornando al film, ne conservo un ricordo ambivalente, e non saprei francamente se consigliarne o meno la visione...Sintetizzando, potrei consigliarlo per il piacere di vedere due ottime performance di McGregor e di Jackman, ma tenendo conto (soprattutto per coloro che, come il sottoscritto, hanno un debole per il filone "thriller-torbido") che nel suo genere il fim riserva qualche delusione. Ah, quasi dimenticavo un importante cammeo, Charlotte Rampling, la quale conferma intatto il suo fascino, eroso solo in piccola parte dall'avanzare degli anni. Da segnalare, infine, la solita furbizia da due soldi dei titolisti italiani: il titolo originale ("Deception", inganno) sintetizzava benissimo il senso, ma i soliti "furbetti del cinemino" lo hanno voluto ribattezzare "Sex List", così, giusto per accalappiare anche un pubblico alla "Basic Instinct"... Voto: 6 +
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filoattivo alle ore 11:52 |
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Interessante questo festival MiTo, decisamente sbilanciato su Milano, almeno nella sezione dedicata alla musica popolare. Evento clou il 24 settembre al Teatro degli Arcimboldi Lou Reed e Laurie Anderson daranno vita alla trasposizione musicale del Cantico dei Cantici: musica a cura di John Zorn che sarà sul palco pure lui. I tre saranno affiancati da una band di 4 elementi e di 5 cantanti. In entrambe le città potremo vedere invece Philip Glass con il suo Book of Longing. Altri personaggi: Goran Bregovic, Anthony con i suoi Johnsons, i Mouse on Mars e sul versante etnico Mori Kante, Sidh e Saba (foto)
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filoattivo alle ore 11:45 |
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In questi ultimi scampoli d'estate che ci traghettano verso la nuova stagione cinematografica, ecco piombare nelle sale e multisale un film che sta sorprendendo un pò tutti. Davvero una piacevolissima sorpresa questa pellicola peraltro difficilmente catalogabile...commedia dark? thriller-horror? splatter-trash? Quel che è certo è che si tratta di una vicenda originalissima e raccontata attraverso una adeguata sceneggiatura. La storia è semplice, benchè impregnata di orrore e di inquietudine, a tratti striscianti e a tratti pronti ad esplodere in atti di violenza devastante. Una ragazza adolescente e fervente cattolica tradizionalista va propagandando il mantenimento della castità e della virtù presso i giovani delle varie parrocchie, nonostante i suoi coetanei maschi comprensibilmente travolti da tempeste ormonali manifestano chiaramente i propri impulsi sessuali. E fra gli oggetti di queste attenzioni c'è ovviamente anche la stessa Dawn (questo il suo nome), essendo giovane e carina, ma la ragazza vive con sofferenza estrema la lotta interiore tra il pulsare dei sensi e il voto religioso compiuto di castità. Ma questo sarebbe ancora nulla rispetto a ciò che Dawn cova da sempre, un segreto estremo e inconfessabile: la sua vagina possiede un meccanismo dentato destinato a troncare di netto qualsiasi membro maschile tenti di penetrarla. Pochi di noi, suppongo, sono informati sul fatto che esiste tutta una tradizione letteraria e mitologica sulla "vagina dentata", a cavallo tra leggenda metropolitana e credenza popolare. In un periodo di vacche decisamente magre a livello di idee per un cinema americano che sopravvive a colpi di remake e di supereroi riciclati dai fumetti, bisogna dire che l'ideatore di tutto il progetto ha avuto una bella intuizione creativa. L'uomo che ha ideato tutto ciò (scrivendo e dirigendo il film) è Mitchell Lichtenstein il quale, dopo una vita spesa a recitare (pare abbia intepretato svariati episodi delle serie tv "Miami Vice" e "Law and order") ha deciso di approdare alla regìa di un lungometraggio e con buon senso lo ha fatto solo quando è stato certo di avere per le mani un soggetto non banale. Quel cognome lì, per noi non proprio semplice da scrivere, è piuttosto ingombrante: ebbene sì, non è una omonimia, si tratta proprio del figlio di Roy Lichtenstein, il celeberrimo artista d'avanguardia le cui opere sono popolarissime e che fu tra i principali esponenti dell'Arte Pop. Le cronache riportano che il film ha ottenuto ottimi consensi al Sundance Festival, dove ha vinto anche un premio speciale: effettivamente, forse la cosa può sorprendere perchè non è esattamente il tipo di pellicola che siamo soliti aspettarci transitare dal Sundance. E c'è poi un aspetto curioso da registrare: la locandina italiana del film induce a pensare ad una commedia sexy, magari anche un pò "pepata", per cui la pellicola, distribuita da Mediafilm in un rispettabile numero di copie e programmata in diversi multiplex, sta portando nelle multisale una moltitudine di spettatori ignari (!) di ciò che li aspetta. E io (malvagio!) letteralmente godo all'idea di certe coppiette di formazione culturale prettamente televisiva, che pensano di vedere la solita commediola americana insulsa a colpi di schermaglie amorose (tipo l'ultima sciocchezzuola prodotta da Judd Apatow) e che resteranno destabilizzati e allegramente traumatizzati da una vicenda sanguinolenta che li indurrà alla nausea. Il film seduce nella sua cifra dal sapore assolutamente ed inequivocabilmente "indie", pare quasi ostentare la povertà di mezzi impiegati e dunque la propria essenzialità. Ed è proprio questo retrogusto indipendente (anche le musiche sono "oscure" e di marca "indie") a farmi amare questa pellicola. Che, senza finanziamenti miliardari e senza guest-star a far da specchietti per le allodole, ha saputo farsi notare per altri motivi. Dunque il patrimonio di questo film è fatto di poche cose: come già detto un regista-sceneggiatore dotato di creativa e fertile fantasia, e poi una protagonista assolutamente funzionale al racconto.E parliamone, di questa incredibile Jess Weixler, un bel volto di ragazza in un ruolo che sarà impossibile dimenticare: la Weixler (proveniente anch'essa dalla serie tv "Law and order") ha un viso mobilissimo e grazioso, con dei tratti non del tutto perfetti ma capace di offrire ogni muscolo di quel viso al servizio di una personalità disturbata e alterata da segreti devastanti. Osservate attentamente il suo viso durante la sequenza cruciale della visita ginecologica. Osservate come la Weixler muta quasi impercettebilmente più volte la sua espressione a seconda dei concetti espressi con distaccata professionalità dal medico che la sta "esplorando" intimamente. Credo proprio che di questa giovane attrice, dopo che questa pellicola l'ha segnalata al mondo intero, sentiremo parlare molto presto. Nel film sono presenti dettagli, immagini e sfondi ricorrenti, che gli attribuiscono a tratti quasi un'atmosfera sospesa: per esempio quelle torri minacciose probabilmente appartenenti ad una centrale nucleare, oppure quelle anonime strade della città che Dawn percorre in lungo e in largo sulla sua bicicletta. Lo definirei quasi un film "inafferrabile", che comincia con chiari connotati da college-movie ma che poi vira ben presto sul versante "psycho". Vorrei sottolineare una cosa. Quei raduni che si vedono all'inizio, in cui esponenti di associazioni cattoliche predicano la castità fra i giovani e condannano pesantemente la masturbazione, sono ispirati ad incontri collettivi che in America si tengono veramente, e che sono inquadrabili all'interno di costose campagne sostenute e volute dall'amministrazione Bush, in base al principio che l'astinenza sessuale è il miglior antidoto contro il dilagare dell'AIDS. Attenzione, non è un film esente da difetti, anzi ha tutte le imperfezioni e qualche incertezza che spesso hanno le opere prime. Ma vorrei concludere evidenziando cosa, su tutto il resto, di questo film mi ha conquistato: il lavoro compiuto da Lichtenstein sulla complessa psicologìa della protagonista. Prima di tutto un essere completamente SOLO su questa terra. E poi tragicamente vittima (al di là del "problema" fisico centrale del film) di un impossibile rapporto col proprio corpo. Dawn infatti ha paura della propria sessualità femminile, la vede come una minaccia da rimuovere continuamente. La sua mente è dissociata dal suo corpo: questo è il suo vero dramma. Voto: 8/9 ( thks to mc5 )
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filoattivo alle ore 22:30 |
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In un caldo pomeriggio di maggio, uno sconosciuto che ha perso la strada si ferma alla casa di Pietro e Astrid, due tessitori artigianali che vivono sulle colline marchigiane. Lo sconosciuto dice di chiamarsi Durante, ha pochissimi bagagli e un passato misterioso; non conosce il senso del possesso, e sembra del tutto incapace di mentire. Astrid ne è immediatamente affascinata, come quasi tutte le donne che lui incontra. Pietro – il narratore della storia – prova invece nei suoi confronti una profonda irritazione, come quasi tutti gli uomini.
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filoattivo alle ore 22:27 |
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libri
La rivista Box Office, in collaborazione con Cinecittà Holding, organizza al Lido il 1° settembre il convegno "Cinema Italiano: successi, problemi, opportunità". Un'occasione per approfondire le ragioni di quello che si caratterizza come un momento estremamente positivo per la nostra cinematografia, la cui quota di mercato nel 2007 è stata pari al 31,68% e che a fine luglio 2008 è arrivata a toccare il 32,40%. Tra i successi dell'anno in corso Gomorra (quasi 10 milioni di euro incassati), Il divo (che ha sfiorato i 4,5 milioni) e Caos calmo (oltre 5 milioni), film che hanno rafforzato l'immagine del cinema nazionale anche all'estero. Tra i relatori Gaetano Blandini (direttore generale cinema del MiBAC e amministatore unico Cinecittà Holding), Giampaolo Letta (vicepresidente e amministratore delegato Medusa), Caterina D'Amico (amministratore delegato Rai Cinema), Domenico Procacci (presidente Fandango), Andrea Occhipinti (presidente Lucky Red) e il critico Paolo Mereghetti. L'incontro si svolgerà a partire dalle 15 presso la sala conferenze stampa del Casinò.
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filoattivo alle ore 22:24 |
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In questo film troviamo al centro una delle figure ricorrenti nel cinema che più di altre offrono un banco di prova per i bravi attori, cioè il ruolo del poliziotto dolente, mai pacificato, alle prese con eventi oscuri del proprio passato che riemergono, e in lotta coi fantasmi della propria mente, alla ricerca di un riscatto personale. Senza dubbio, in tal senso la prova più intensa nel recente passato è stata quella offerta da Daniel Auteil nello splendido "MR 73-L'ultima missione". Ma occorre dire che anche Richard Gere in questa pellicola se la cava con onore. Egli impersona un poliziotto in procinto di andare in pensione, appartenente ad una squadra speciale dedita alle indagini sui crimini a sfondo sessuale. Gere è talmente preso da questo suo lavoro (quasi una "missione" per lui) che ne è assolutamente ossessionato, al punto che i fantasmi dei suoi casi professionali lo inseguono ovunque e in ogni momento, minandone quasi l'equilibrio mentale. Questo suo stato di uomo-poliziotto devastato dai ricordi e ossessionato dai casi irrisolti subisce una svolta quando, proprio alle soglie della pensione (che è poi un collocamento a riposo forzato impostogli dai superiori dato il peggiorare della sua instabilità mentale) ad affrontare un ultimo delicato caso di rapimento di una minorenne gli viene affiancata una agente di nuova nomina, con la quale il rapporto, come primo impatto non è dei più felici, probabilmente a causa di uno scontro fra personalità non proprio omogenee. E qui va riconosciuto il merito di due azzeccatissime performances da parte di due ottimi attori. Lei è la bella (dotata di un fascino non banale) e molto intensa Claire Danes, lui è la superstar hollywoodiana Richard Gere. Una star che si sta dimostrando in gran forma. In questa pellicola interpreta con grande aderenza al personaggio un ruolo sicuramente non facile in cui Gere attinge a tutto il suo bagaglio di esperienza professionale, portando in scena le molteplici sfumature di un uomo irrisolto e inseguito dal suo passato. Questa è la risposta più chiara a quei detrattori che consideravano Gere un attore ormai "bollito" o sul viale del tramonto. E questa sua ottima performance va sommata a quella, pregevolissima, di "Io non sono qui" e anche a quella offerta in "Hunting party", film dileggiato dalla critica ma che io ho apprezzato tantissimo proprio grazie al bel personaggio del reporter di guerra rappresentato dall'attore. Il film è vietato ai minori di 18 anni, divieto giustificato dal clima estremamente "malato" e cupo che attraversa la pellicola, che indaga sui risvolti di gente alterata nella psiche, vittime di deviazioni pericolose a sfondo sessuale. Quando si parla di crimini sessuali collegati ad ambienti opprimenti e malsani, scatta inevitabile il riferimento ai due capostipiti "Seven" e "Il silenzio degli innocenti". E infatti il film attinge parzialmente a quella fonte comune ma la vicenda è messa in scena con stile e criterio molto diversi. E c'è da dire che in questa pellicola esiste sì un'indagine poliziesca che possiede un proprio intreccio, ma ciò che realmente conta e colpisce sono due elementi: l'Atmosfera (cupa, dolente, scura, dolorosa) che percorre costantemente il film divenendone la cifra primaria, e poi lo Stile. Sì perchè questo regista proveniente da Hong Kong, Andrew Lau, si rivela essere stilosissimo, disseminando tutta l'opera di tanti piccoli segni che ne fanno un esercizio di stile. Il risultato di questo incontro fra stile e detective-movie è a mio parere molto ben riuscito, con effetti di notevole suggestione visiva ed emotiva. Non mi addentro in disquisizioni sulla tecnica registica di Lau perchè ignoro del tutto la sua già numerosa filmografia precedente, ma non posso non segnalare che si tratta dell'autore di quell' "Infernal Affairs" che conquistò talmente Scorsese al punto di volerne affrontare il celebre remake "The Departed". Questo valore aggiunto dello "stile" conferisce in qualche modo un tocco di autorialità ad un thriller già di per sè di buona fattura. Va anche detto che il film, proprio per la sua cupa intensità, richiede forse qualche sforzo in più allo spettatore. Intendo dire che il comune spettatore da multisala che va al cinema deciso a godersi un thriller classico forse potrebbe anche annoiarsi di fronte ad una pellicola che non è esattamente mero intrattenimento popolare. Da segnalare la fotografia che fa spesso ricorso a colori desaturati, contribuendo molto bene all'effetto generale complessivo. E anche i dialoghi, frequenti ed incalzanti, fra i due protagonisti sono scritti in modo brillante (la qualità dei dialoghi in un film è da sempre un mio pallino!). Scontato che non trattasi affatto di capolavoro, il film mi ha comunque convinto, al di là poi del fatto che io coi thriller-noir (se fatti bene) ci vado a nozze... Voto: 8 +
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filoattivo alle ore 17:06 |
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Magari non spesso ma qualche volta mi è capitato di andare al cinema a vedere un film che sapevo di odiare a priori, proprio per il gusto di demolirlo, quasi alla ricerca di un riscontro. Non ho problemi ad ammettere che si è anche verificato che mi sia ricreduto, maledicendo i miei pregiudizi o l'ìncompletezza delle mie informazioni. Purtroppo non è stato questo uno di quei casi. Io ero deciso a farlo a pezzi questo film, ma mi sono trovato di fronte ad una pellicola talmente intrisa di violenza e di razzismo da suscitare in me più che altro indignazione e sgomento. Dietro tutta l'operazione c'è Luc Besson qui presente alla produzione e alla sceneggiatura. E anche qui c'è qualcosa che non torna: conosciamo bene lo stile (non esattamente "delicato") del cineasta francese, ci è noto il suo approccio rozzo ed elementare a storie e personaggi, questi ultimi spesso dominati da sentimenti tagliati con l'accetta, determinati ad usare metodi sbrigativi e fracassoni pur di raggiungere un obbiettivo. Personaggi talmente "spaccatutto" dal rendere inevitabile una loro lettura in chiave "anche" ironica. Tutto ciò lo sappiamo bene, fa parte del suo mondo (un mondo mentalmente a misura di adolescente immaturo, verrebbe da dire), ma quello che ci sorprende è questo inedito aspetto esplicitamente reazionario che balza fuori evidente da questa sceneggiatura. Sì, perchè questo Bryan, questo ex agente segreto in pensione interpretato goffamente da un legnosissimo Liam Neeson qui al punto più basso della propria carriera artistica, è un personaggio che mette i brividi tanto è razzista, violento e fascista. Come in ogni fiction i personaggi non vivono di vita propria ma sono espressione degli intenti degli sceneggiatori. E dunque Besson ha scritto una storia le cui varie fasi sono estremamente funzionali a rendere sempre più moralmente giustificabili (secondo lui!!) le mosse (torture comprese) del nostro eroe giustiziere. Cioè gli eventi che si susseguono nel film sembrano spingere Neeson ad abbandonare progressivamente ogni forma di ragionevolezza ispirata alla legalità del convivere civile. Intendiamoci: di eroi violenti al cinema ne avevamo visti tanti, basti pensare ai vari Schwarzenegger, anche se in quei casi a fare da contrappeso c'era una ironia latente che compensava il decisionismo granitico dei personaggi. Qui piuttosto il riferimento più plausibile è quello al peggior Charles Bronson, con il quale le analogie non sono poche: anche in quel caso una sceneggiatura complice guidava il giustizialismo irreversibile del protagonista verso la realizzazione finale del meccanismo della vendetta. Poi chiaro che c'era chi si esaltava e chi invece detestava il genere. Ma non dobbiamo dimenticarci che quel tipo di cinema ha fatto il suo tempo, eravamo a cavallo fra i 70 e gli 80, sono passati secoli cinematograficamente parlando, non ha senso riprenderne il modello. Ora, questo regista, tale Pierre Morel, coadiuvato dall'ineffabile Besson, vorrebbe riportare in auge le gesta del "poliziotto-fai-da-te"...e quel che è peggio senz'altro dopo aver fiutato nell'aria il vento xenofobo che sta attraversando l'Europa, mettendo a segno dunque un progetto decisamente becero. Per la prima volta vi invito a vedere un brutto film, perchè vorrei foste tutti consapevoli della malafede facilona e furbetta di un'opera rozza ma certa di cogliere gli umori "di pancia" del pubblico catturandone il consenso. Le nostre vite sono toccate dalle conseguenze di trasformazioni e fenomeni sociali che ci inducono all'insicurezza e all'inquietudine. E allora, sembra dirci Besson, non ci resta che sperare nel moltiplicarsi di personaggi come questo ex poliziotto, gente che spara su ogni cosa che si muove, che spacca il culo a tutti, albanesi, arabi, africani, insomma tutti quei barbari che ci stanno rovinando l'esistenza. E dovreste poi vedere, nel film, questi "barbari" con quale macchiettismo da barzelletta vengono rappresentati. Mentre dall'altra parte c'è la famiglia borghese del poliziotto, tutta bacetti e smancerie, oltretutto con una figlia 17enne che intende conservare il valore della propria verginità...insomma da una parte la bontà e l'ingenuità e dall'altra la malvagità totale. Scusate se lo ripeto: i vecchi film con Charles Bronson già suonavano ridicoli ai loro tempi, ma che bisogno c'era di riesumarne lo spirito e lo stile? Lasciando perdere gli attori di contorno, tutti insignificanti e mediocri, ma che bisogno aveva un attore di vaglia e qualificato come Liam Neeson di piegarsi ad un ruolo che pare scritto da un 15enne ritardato? Aggiungiamo pure dei dialoghi da brivido tanto sono brutti e banali. Il meccanismo "famiglia felice+rapimento+caccia+spaccotutto+ritorno in famiglia" è prevedibile già dai titoli di testa. Andate a vedere questo film. E' ideologicamente aberrante. Ma andateci, giusto per non perdere la capacità di indignarsi. PS: osservatelo bene questo personaggio, mentre spara ad un braccio alla tranquilla moglie di un poliziotto corrotto per farlo "cantare", spara a lei che non c'entra niente per far confessare lui, capito? osservatelo e sputategli idealmente in faccia come ho immaginato di fare io. Voto: 2
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filoattivo alle ore 17:06 |
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Allegra e coloratissima sarabanda pop oppure stupida compilation di gag inutili e sciocchine? Ai posteri la sentenza? Ma no, cerchiamo di dare, qui ed ora, uno straccio di risposta. La risposta più facile è quella che colloca la verità nel mezzo. E credo proprio che il mio giudizio vada in quella direzione. Ma, a monte di tutto, bisogna tenere ben presente un concetto basilare: questo film (ma il discorso va esteso a tutti i film comici-parodistici made in USA) critica, parodizza e sbeffeggia prodotti culturali, situazioni e schemi mentali tutti squisitamente americani. Sicchè, quello che a noi europei arriva di film come questo è più o meno la metà dei concetti che vi sono espressi. D'accordo, con la globalizzazione il cinema americano esprime ora concetti e mentalità universali, ma per quanto riguarda il cinema comico-parodistico, dalle "Pallottole Spuntate" agli "Scary Movies", questo si rifà a modelli troppo tipicamente americani perchè noi europei possiamo goderne appieno. Sto pensando per esempio ai continui riferimenti che vengono evocati a popolarissimi show televisivi USA (sia sport che varietà) di cui noi non sappiamo proprio niente. Ecco dunque che una gran parte delle battute di questo film, pungenti fin che si vuole, ma per noi girano a vuoto. Premesso che non sono un fan di Mike Myers e che il suo unico film che ho visto la mia memoria l'ha in gran parte rimosso, qui mi sono trovato di fronte ad un film che pare più che altro un gigantesco "Mike Myers Super Show", quasi una mega puntata di una sit-com televisiva incentrata su un noto comico. L'uomo ha indubbiamente un talento enorme, lo si vede da come domina lo schermo dalla prima inquadratura all'ultima, esprimendo una vitalità artistica incontenibile, una vera esplosione di gag, battute, allusioni, tic facciali, mimiche, insomma un fiume in piena che quasi stordisce lo spettatore. Un geniaccio, dunque, ma con dei limiti. A parte il rischio più ovvio per un mattatore, quello di sfiorare la gigionerìa, io ho avuto a tratti la percezione che l'arte di Myers sia talmente autocompiaciuta ed autoreferenziale che si ha come l'impressione che spesso il nostro "se le canti e se le suoni"...non so se rendo l'idea. Qui da noi le ultime tracce di Myers risalivano al lontano 2002 ("Austin Powers-Goldmember") dopodichè fu il silenzio, ma in America il nostro ha avuto un fortissimo rilancio donando la voce al popolarissimo cartoon "Shrek". Il film suona inequivocabilmente come una pungente critica alla mania tutta americana dei Guru di derivazione culturale-religiosa orientale, personaggi bizzarri che si dichiarano portatori dei più ridicoli messaggi mistici e che diventano miliardari scrivendo libri new-age imperniati sul nulla, sfruttando cinicamente la povertà di spirito di milioni di persone sole e in cerca d'aiuto. A proposito...come mai nessuno fa un film che prenda per i fondelli, anzichè quelle ridicole macchiette che sono i Guru, tutto il Sistema della Chiesa di Scientology? Bella domanda, eh?! Scientology è ormai talmente potente ed infiltrata ad Hollywood che nessun pazzo oserebbe mai criticarla: questa è la TRISTISSIMA verità. (Comunque, io resto qui ad aspettare quell'ipotetico pazzo per abbracciarlo e stringergli la mano). Ma torniamo la nostro Guru Pitka (questo è il suo nome). Evidentemente Myers aveva puntato tutto su questa sua nuova creatura (è anche sceneggiatore del film) che peraltro aveva già "rodato" in alcuni teatri di New York. Ma pare che i risultati al botteghino non siano stati quelli sperati. E anche qui da noi il film è uscito sottotono, senza uno straccio di promozione e in una stagione morta. Volendo, si potrebbe poi analizzare il tipo di comicità di Myers, che alla fine risulta essere di grana piuttosto grossa, con spiccate tendenze alla volgarità. Se da una parte divertono certi riferimenti pungenti al sistema mediatico americano, però non si può non rilevare che un certo umorismo "di pancia" è piuttosto discutibile. Ma non dimentichiamoci che Myers è un istrione, un mattatore e, dunque, prendere o lasciare, questo è l'uomo. Da segnalare il solito bel faccino bamboleggiante di Jessica Alba: la ragazza è carina da morire, ma quando l'età non le consentirà più di bamboleggiare, cosa farà? cambierà mestiere? Comunque, con l'aiuto eventuale della chirurgia estetica, credo che potrà bamboleggiare ancora molto a lungo. Justin Timberlake: ma non era un cantante? Qualcuno gli ha spiegato che non ci improvvisa attori? Comunque qui assomiglia in modo bizzarro a Eugene Hutz, il leader dei Gogol Bordello! Ben Kingsley appare in un ruolo trasudante volgarità e si affida ad un repertorio un pò da guitto ma...1) il suo personaggio può esser letto in un'ottica satirica se pensiamo al suo "premio Oscar" con "Gandhi"...2) questo ruolo così "basso" testimonia in favore della estrema versatilità dell'attore. E concludiamo con ciò che è senz'altro la cosa più riuscita del film: i "numeri" musicali, di ottimo livello e piacevolissimi: in particolare segnalo la vivace sequenza finale, che potrebbe esser vista come un magnifico coloratissimo videoclip, in cui vediamo una scatenata interpretazione corale dell'intramontabile "The Joker", di Steve Miller. Voto: 6/7 (mc 5)
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filoattivo alle ore 08:20 |
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Questa mattina a Marzaglia (Modena) in via Pomposiana quello che resta di Libera è soltanto un cumulo di macerie. Ieri sera, infatti, alle 20.50 le ruspe hanno iniziato la demolizione del casolare, occupato fino a poche ore prima dagli anarchici di Libera , che non sono voluti restare a vedere l’abbattimento di quella che ritenevano la loro casa. Ad uscire per ultimo dal centro sociale un inquilino che, con un metodo usato dagli anarchici baschi, si era murato un braccio nel cemento armato. I vigili del fuoco hanno lavorato due ore per liberarlo e, quando è uscito, è stato accolto dagli applausi di una cinquantina di persone che avevano manifestato tutto il giorno contro lo sgombero. L’operazione, portata avanti congiuntamente da polizia, carabinieri e vigili urbani, sembrava conclusa alle 19 quando Colby, lo storico leader degli anarchici del Libera, era stato fatto scendere di peso dal tetto, dove si era asserragliato insieme ad altre quattro persone dalla mattina alle 5. Ma in pochi minuti la situazione si è poi surriscaldata. Differenti le versioni dell’accaduto, ma in qeste situazioni è sempre difficile capire cosa succede. I manifestanti sostengono di aver avuto solo l’intenzione di avvicinarsi al loro amico rimasto nella casa, senza aggredire nessuno, mentre secondo le forze dell’ordine uno del gruppo avrebbe colpito alla testa il dirigente della polizia, scatenando così la reazione dei colleghi e la risposta degli agenti. Ci sono stati momenti difficili, alla fine il bilancio è si un ragazzo è rimasto ferito alla testa, un altro lamentava di avere una costola rotta e anche tre agenti sono rimasti contusi.
Ed ecco il comunicato di Libera: http://www.libera-unidea.org/home.htm
Libera Vive
Non lasceremo la città in mano a chi usa metodi fascisti.
Con l'uso della forza alcuni burocrati della giunta modenese hanno demolito lo spazio sociale autogestito, ecologico, anarchico Libera per favorire la peggiore delle speculazioni.
Modena ha perso così un pezzo di campagna, un naturale corridoio ecologico, uno spazio di socialità non mercificata per lasciare spazio al solito grigiore politico e umano che le componente politiche ed economiche della città hanno sempre espresso.
Il cofferatismo che con la scusa di una legalità ideologica ha cercato di eliminare le esperienze autogestite dal basso ha fatto scuola anche a Modena. I repubblichini della giunta, PD in testa, hanno alzato lo scontro utilizzando la violenza, coinvolgendo anche la polizia municipale, responsabile dell'operazione, e i vigili del fuoco, questo è GRAVISSIMO.
Le compagne e i compagni feriti sono tanti, picchiati violentemente con la complicità della polizia municipale.
La sede di Libera è stata demolita immediatamente con tutto quello che c'era dentro. Denunciamo anche lo squallore di vedere operai che demolivano la casa di altri operai.
La solidarietà da Modena e da tutta Italia è stata enorme.
Sapremo riprenderci dal basso quegli spazi occupati dai dittatori della maggioranza, dai mafiosi della politica e dagli speculatori conniventi. Libereremo spazi per sperimentare una socialità antiautoritaria, difenderemo le terre di Marzaglia e l'ambiente contro l'autodromo e lotteremo decisi contro i burocrati della politica.
Sabato 20 Settembre CORTEO NAZIONALE.
19, 20 e 21 Settembre tre giornate di azioni.
Altre azioni non verranno annunciate preventivamente.
Assemblea permanente di Libera.
Collettivo libertario anarchico de "Gli Agitati".
Sezione modenese
dell'USI-AIT
Gruppo anarchico Rivoluzio Gilioli.
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filoattivo alle ore 21:01 |
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IRON and WINE
12-08-08 Ravenna @ HanaBi - Strade Blu Festival
INGRESSO GRATUITO
come arrivare: http://www.bronsonproduzioni.com/images/sito_home_05.png
chi andate a vedere: http://www.ironandwine.com/
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filoattivo alle ore 08:32 |
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