dituttunblog
giovedì, 29 maggio 2008
Strade Blu

Anticipazioni sulla rassegna musicale Strade Blu che si terrà nel ravennate nel corso dell'estate.

dal 20 giugno a settembre....

MARK STEWART (w/ DOUG WIMBISH, ADRIAN SHERWOOD AND MORE),RYAN BINGHAM, ALEX CHILTON, TITO AND TARANTULA, JON SPENCER BLUES EXPLOSION, IRON AND WINE, STEVE WYNN AND THE DRAGON BRIDGE ORCHESTRA (FEAT. CHRIS ECKMAN), ALVIN YOUNGBLOOD HART, FRIENDS OF DEAN MARTINEZ, HOWE GELB, ROBYN HITCHCOCK AND FRIENDS....
e anteprima il 16 giugno
BONNIE PRINCE BILLY
bronson via cella 50 madonna dell'albero - ravenna
TICKET 15 EURO
Scritto da: filoattivo alle ore 08:29 | link | commenti | Categoria:
Un urlo primordiale
Buone notizie per chi segue i Primal Scream. A luglio, anticipato dal singolo "Can't Go Back", verrà pubblicato il nuovo disco del gruppo, intitolato "Beautiful Future". Non mancheranno le collaborazioni di prestigio: già annunciata la partecipazione di Lovefoxxx delle CSS.
Scritto da: filoattivo alle ore 06:57 | link | commenti | Categoria:
domenica, 25 maggio 2008
Cannes

'Il Divo' di Paolo Sorrentino ha vinto il premio della Giuria, mentre a Gomorra di Matteo Garrone e' andato il Grand Prix.

Il film Entre les murs del francese Laurent Cantet ha vinto la Palma d'oro del 61/o Festival di Cannes.

Benicio del Toro, protagonista del film 'Che' di Steven Soderbergh, ha vinto il premio come miglior attore del 61/o Festival di Cannes.

Scritto da: filoattivo alle ore 19:16 | link | commenti (1) | Categoria:
Margherita Movies Fest 2008

Sei appassionato di cortometraggi, videoclips, regia, cinema e tutto
quello che gira intorno al magico mondo della macchina da presa? ti
sei divertito a girare qualcosa con la tua videocamera? Allora che
aspetti?
Partecipa anche tu al " MARGHERITA SHORT MOVIES FEST 2008 " prima
edizione del festival internazionale del cortometraggio!
NESSUNA QUOTA DI ISCRIZIONE , SOLO LE TUE IDEE E PER I VINCITORI PREMI
IN DENARO !
Vienici a trovare e iscrivi i tuoi lavori sul nostro sito: http://www.margheritafest.it



Scritto da: filoattivo alle ore 16:49 | link | commenti | Categoria:
Reservation road
Questo è uno di quei film che parlano direttamente al tuo cuore, e l'effetto della cui visione è benefico ammesso che il tuo cuore sia disposto a farsi raggiungere. Il film parla di sentimenti negativi, come negativo è l'evento che li scatena all'inizio: la tragica morte di un bambino investito da un fuoristrada. Da questo incidente prende le mosse un dramma "famigliare-sociale" dominato dalla voglia di vendetta e diretto con mano a tratti incerta da Terry George, ma salvato alla grande da un cast eccellente composto di attori già notoriamente bravi ma che qui danno davvero il meglio. Abbiamo dunque un ottimo Joaquin Phoenix straordinariamente bravo nel conferire al personaggio tutta la cupezza ed il tormento che esso richiede, e vorrei aggiungere che rispetto alla sua precedente interpretazione ne "I padroni della notte" (già di per sè notevole) qui il ruolo esige una partecipazione emotiva molto piu' intensa, a cui Phoenix aderisce in pieno. Il co-protagonista è un Mark Ruffalo che si conferma uno degli attori piu' talentuosi di Hollywood, anche lui perfettamente in parte, interprete di un ruolo piu' misurato rispetto a quello del suo collega, capace di racchiudere anch'esso un tormento ossessivo ma con sfumature molto piu' trattenute. Ci sono poi due ruoli femminili che rappresentano le due compagne dei rispettivi protagonisti. Una è Mira Sorvino, discretamente brava, anche se il suo ruolo non è che preveda grossi slanci drammatici. Ma i problemi vengono con Jennifer Connelly, problemi miei, non suoi...e qui devo aprire una parentesi leggermente imbarazzante. Devo confessare che il mio interesse (o ammirazione che dir si voglia) per la bella Jennifer è da sempre talmente acceso da rasentare quasi la morbosità... non ci posso far niente, ma ogni volta che la Connelly appare sullo schermo io provo una sorta di turbamento emotivo legato essenzialmente a quei suoi occhi incredibili che -e mi succede ad ogni suo nuovo film- mi ipnotizzano, sicchè io in quei due occhi magnifici vorrei quasi tuffarmici dentro, e nuotarci fino ad annegare. Sto esagerando? Forse, ma sta di fatto che ogni volta che vedo il suo viso io finisco per concentrarmi su quegli occhi meravigliosi e non seguo neanche piu' le parole che lei dice nel film. Chiusa la parentesi, sciocca finchè volete, ma dovevo esternarla, anche perchè poi ognuno di noi ha i propri lati deboli: nel mio caso gli occhi di Jennifer Connolly. Veramente nel cast ci sarebbe anche un'altra interprete femminile ma ne faccio solo un breve cenno giusto in chiave ironica; è la piccola Elle Fanning, attrice-bambina sorella della piu' nota Dakota Fanning: ebbene, la piccola è già talmente lanciata in un repertorio di smorfiette e mossettine da far invidia perfino alla terribile sorella (una famiglia di piccoli mostri!). Accennavo prima all'evento drammatico che fa da prologo alla vicenda: vediamo di inquadrarlo in suo contesto. Il bambino vittima dell'incidente appartiene ad una classica famigliola felice americana e sta rincasando da un match sportivo insieme ai dolci genitori (Phoenix e Connelly). Scende dall'auto un attimo per un motivo banale e viene urtato in pieno. Il Suv che lo investe è guidato da un giovane avvocato (Ruffalo) che, in preda a confusione e panico, prosegue la corsa e tira dritto fino a casa. Abbiamo dunque due uomini e due famiglie distrutte dal dolore, ciascuna -evidentemente- su due opposti versanti. Come si può intuire, in una storia come questa è necessario restituire agli spettatori tutta una carica di passione emotiva che due personaggi del genere assolutamente richiedono e, come già detto, Phoenix e Ruffalo a questo adempiono in modo eccellente. La vicenda è composta dunque di elementi (la caccia all'uomo autista della macchina pirata, le indagini della polizia, il desiderio incontenibile di vendetta) propri del thriller, ma su questi finisce col prendere il sopravvento il dramma famigliare, al punto di permetterci di individuare quello che in realtà è il tema principale del film: la Paternità, il senso dell'essere padre e l'assunzione di responsabilità che ne deriva. Infatti i due protagonisti hanno entrambi un rapporto molto forte coi rispettivi figli, e in particolare viene sviscerato il controverso rapporto del personaggio-Ruffalo col proprio bambino, problematico in quanto collocato in un contesto di genitori separati: ed è proprio quel tragico incidente che genera nel cuore del giovane avvocato "omicida" un meccanismo di introspezione che gli permette di rielaborare e reimpostare il rapporto col figlio, attraverso un percorso difficile e doloroso. Se si sorvola sugli aspetti negativi (una regìa poco vivace e non sempre all'altezza, e le terribili mossettine della piccola Fanning) il risultato è un film intenso e di profonda presa emotiva. Quando siamo di fronte ad un dramma umano dominato da sentimenti dolorosi, come nel nostro caso, due possono essere gli atteggiamenti. Personalmente, fatta salva l'adeguatezza di un cast all'altezza, sono incline a farmi coinvolgere dalle vicende che esprimono sentimenti del genere. Ma posso anche capire che esistono persone che reagiscono con fastidio, individuandovi meccanismi artificiosi e scontati. Per esempio, ho la sensazione che -pur non provenendo questa pellicola da quel famoso festival- chi di solito critica lo stile cossidetto "Sundance" probabilmente detesterà questo film. Voto: 8 e 1/2
Scritto da: filoattivo alle ore 15:55 | link | commenti | Categoria:
La coscienza dell'assassino
Film decisamente singolare, sotto qualunque ottica lo si guardi. D'accordo, è un thriller ma, a parte l'umorismo agrodolce di cui è impregnato, la sceneggiatura e i personaggi depongono sicuramente a favore dell'originalità del film, che vede come protagonisti tre particolari figure di gangster-killer. Uno è il "capo", spietato custode di un rigido codice etico-professionale secondo cui chiunque si macchia di infanticidio deve pagare con la sua stessa vita. E qui emerge dal passato un tragico episodio: un gangster, durante una missione "punitiva" con obiettivo un sacerdote, provoca, per motivi del tutto casuali, la morte di un bambino. L'evento genera nell'animo dell'uomo un tormento ossessivo che non lo abbandonerà mai piu'. Ma il suo boss (Harry) non si accontenta di questo estremo senso di colpa, e allora si inventa un piano per fargli espiare il suo "peccato" in modo risolutivo. Cioè spedisce il killer (Ray) insieme ad un altro collega (Ken) in una sorta di esilio-vacanza in Belgio, nella pittoresca e fiabesca città di Bruges. Cosa si nasconda dietro questa mossa così apparentemente strana è presto detto: quando scatterà il momento piu' adatto, Ken dovrà eliminare Ray. Ma il cinico boss Harry (di un cinismo spinto dalla sceneggiatura oltre limiti ragionevoli, caricando il personaggio di venature grottesche) non ha fatto i conti con la realtà e cioè che Ken, dietro l'apparenza burbera ha un cuore d'oro e prima di uccidere un caro amico e collega, ci pensa non una ma mille volte, scoprendosi così incapace di un gesto del genere. A quel punto allora, Harry entra in gioco personalmente, raggiungendo i suoi due "dipendenti" per risolvere drasticamente il problema in modo definitivo. Lo sfondo di questa vicenda "noir", la placida e sonnecchiante città di Bruges, noiosamente adagiata nella sua ordinarietà di meta turistica, diviene singolarmente la protagonista della storia, quasi assurgendo a una sorta di "luogo dell'anima", di città-emblema di un crocevia fatale dove si incrociano i destini di tre uomini piuttosto diversi fra loro, e che qualche entità superiore pare quasi aver scelto come luogo deputato alla resa dei conti di ciascuno dei tre con le rispettive esistenze. E veniamo alla domanda delle domande: "perchè proprio Bruges?" e non (che so?) qualche cittadina svizzera?. In realtà una risposta vera non esiste, a parte che il regista si era innamorato di Bruges dopo averci passato da turista qualche giorno...E' uno dei tanti dettagli che la dice lunga sulla bizzarria ed estrosità del film, che brilla dunque per originalità e per idee. Intendiamoci, non siamo di fronte ad un'opera eccezionalmente geniale, ma ricca di trovate gustosamente innovative, questo sì, che ne fanno già un piccolo "caso" cinematografico e un probabile "cult movie". Il dipanarsi della vicenda è tutt'altro che ansiogeno, dotandosi anzi di tempi dilatati, se si esclude la concitata mezz'ora finale: e questo è funzionale, teso a creare un "clima" e un "tono", cioè ad allestire un ideale palcoscenico che dìa modo ai protagonisti di scavare adeguatamente dentro sè stessi. Altra carta vincente si rivela essere la moltitudine di personaggi minori collocati lì dalla sceneggiatura, tutti tratteggiati con pochi tocchi sapienti. E questa galleria comprende: una titolare d'albergo tranquilla ma anche un pò troppo ordinaria nel suo eccesso di ovvio buonsenso; un singolare trafficante d'armi con una curiosa fissazione per le alcove; uno sciroccato microcriminale menomato ad un occhio; una graziosissima pusher che troviamo sul set di un remake di "A Venezia un dicembre rosso shocking"(!!); una coppia di coniugi canadesi che non sopportano il fumo delle sigarette; un attore-nano vittima di una depressione che lui cerca di curare con farmaci per cavalli (!!). Insomma mi pare evidente da questi indizi che siamo di fronte ad un gioiellino di originalità creativa. Ma forse la vera genialità sta nell'aver inserito personaggi ed aspetti così singolari in una trama da thriller convenzionale, cioè nell'aver creato un film tutt'altro che eccentrico e men che meno sperimentale eppure a suo modo bizzarro; in due parole: un thriller tradizionale ma infarcito di elementi curiosamente dissonanti. Il film, coproduzione anglo-belga, vede coincidere il ruolo di sceneggiatore e di regista nella persona di tale Martin Mc Donagh qui al suo (felice) debutto nel lungometraggio, dopo varie esperienze minori (però pare che abbia già vinto un Oscar per un cortometraggio!). E finalmente passiamo all'ottimo cast. D'accordo su Colin Farrell, attore di cui apprezziamo la già conclamata versatilità (e che pare ultimamente essersi abbonato al ruolo di assassino pentito e pasticcione). Ma secondo me dal film emerge soprattutto la bravura di uno straordinario Brendan Gleeson, che riesce a dare splendidi tratti di ruvida umanità a questo anziano killer ormai giunto alle soglie del pensionamento. Quanto al terzo gangster, beh, devo confessare che Ralph Fiennes non l'ho mai sopportato (tranne la sua esperienza con Cronenberg in "Spider"), mi è sempre stato antipatico, è una questione di "pelle". Due segnalazioni a cui tengo parecchio fra i ruoli "secondari": innanzitutto il nano, l'attore canadese Jordan Prentice, che qui da noi è stato reso abbastanza famoso da un film che circolò l'anno scorso nelle nostre sale con discreto successo ma di cui mi sfugge ora il titolo (era una black comedy anche quella, e parlava di un funerale)...e "dulcis in fundo" (è il caso di dirlo!) la splendida "francesina" Clemence Poesy, carina da morire, brava ma soprattutto (scusate se insisto) graziosissima. Del film segnalo inoltre i tempi che all'inizio sono dilatati e sapientemente calmi, fino alla preparazione di un movimentato finale in cui succede di tutto: tranquilli, niente spoiler, mi limito a dire che si tratta di un epilogo tutt'altro che consolatorio o rassicurante. Confermo: se non è già un piccolo "cult movie", è destinato a diventarlo. Questo comporta però un'assunzione di responsabilità da parte del buon McDonagh, da cui ci aspettiamo un'"opera seconda" all'altezza di questa. Considerazione finale. Mai stato a Bruges, come suppongo la maggior parte di voi... ma stando a quanto si vede nel film (chiese gotiche e cigni compresi), sono pronto a schierarmi dalla parte di Colin Farrell: credo che dopo un solo giorno a Bruges sarei già annoiato a morte. Voto: 8/9
Scritto da: filoattivo alle ore 15:54 | link | commenti | Categoria:
venerdì, 23 maggio 2008
Reservation road
Scritto da: filoattivo alle ore 22:04 | link | commenti | Categoria:
giovedì, 22 maggio 2008
Divergenze a Bologna

http://www.mit-italia.it/diver/imgs/DiverGenti.pdf

Bologna 29/31 maggio 2008 - presso Cinema Lumiére, via azzo gardino 63

Scritto da: filoattivo alle ore 05:16 | link | commenti | Categoria:
martedì, 20 maggio 2008
Pane e olio
Al via a Ronciglione le riprese di di ''Pane e Olio'', il primo film nella storia del cinema  che vede come protagonista principale l'olio extravergine d'oliva. Il mediometraggio, che verra' interamente girato nella Tuscia, territorio in cui Fabrizia Cusani e Giampaolo Sodano - ai quali si deve l'iniziativa'- sono proprietari dell'azienda agricola, nasce sotto i migliori auspici, a partire dalla sceneggiatura, scritta a piu' mani dalla stessa Fabrizia insieme a Fausto Brizzi e Marco Martani, autori di molti film di successo, tra cui il recente film ''Notte prima degli esami''. «Pane e olio e' una favola - spiegano Giampaolo e Fabrizia - ma e' anche una storia di oggi in cui ognuno trovera' qualcosa di se'». Jenny, la protagonista, e' una scrittrice irlandese che, in seguito a una diagnosi di un male incurabile, torna nei luoghi della memoria, della sua infanzia, rassegnata a varcare li' la sua ultima soglia, vicina e improcrastinabile a detta dei medici di Dublino.

E' rassegnata, ma l'incontro con Gabriele e la nascita improvvisa e imprevedibile dell'amore le restituiscono il desiderio di vivere e di vincere il male. Perche', dice la Bibbia, l'amore vince la morte. Sara' Laris, il personaggio che interpreta la Morte (che accompagna gli uomini fin dalla nascita) a confermargli che quell'ultima soglia Jenny non la puo' varcare quando vuole o quando e' prevista dai medici. Sara' lui e soltanto lui a tornare a prenderla il giorno destinato. L'olio e gli olivi in questa storia sono il simbolo e l'oggetto di questa speranza, di questo desiderio di vivere.

Gli interpreti - Tullio Solenghi, Mascia Musy e Bud Spencer solo per citarne alcuni - sono tutti attori di primo piano, cosi' come gli altri professionisti coinvolti in questa incredibile avventura, da Patrizio Patrizi per la fotografia a Mariolina Bono per i costumi fino al ''concerto per l'olio'' di Carlo Crivelli e al montaggio di Claudio Di Mauro. La regia sara' dello stesso Giampaolo Sodano che affronta una nuova sfida, dopo quella di aver accettato a gennaio l'incarico di Vice Presidente della Sitcom, il Gruppo Televisivo di Valter La Tona, che produce canali satellitari come Alice, Marcopolo, Leonardo e Nuvolari, oltre a un canale sul digitale terrestre e uno internazionale.

Scritto da: filoattivo alle ore 15:23 | link | commenti | Categoria:
Scritto da: filoattivo alle ore 15:19 | link | commenti | Categoria: