dituttunblog
venerdì, 29 febbraio 2008
Scritto da: filoattivo alle ore 13:18 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 25 febbraio 2008
Non è un paese per vecchi

no_country_for_old_men_coen
  Il senso, a tratti davvero potente, del cupo, della tragedia, della ferocia, accompagnano una struttura narrativa che potrebbe essere, sulla carta, quella di un thriller. Ma definire questo film un thriller (magari noir) sarebbe limitativo ed anche ingiusto. Perchè quel senso del tragico cui accennavo ha svolte talmente inattese nel grottesco, che questo film è, in definitiva, solo "una storia", poi con dentro quelle metafore che ciascuno ritiene di vederci (sull'America di oggi, sul succedersi delle generazioni, sull'ineluttabilità della morte, sulla ferocia dell'animo umano, e via dicendo). Tutti i critici, all'unanimità, concordano sul ritorno a livelli elevatissimi dei Coen, dopo un paio di prove minori (però "Ladykillers" mi aveva divertito). Fra parentesi, devo dire che quest'anno alla premiazione finale degli Oscar (nel momento in cui sto scrivendo manca un solo giorno alla data) sono arrivati (entrambi con 8 nominations ciascuno, peraltro meritatissime) proprio i due film migliori, quelli piu' degni (l'altro è "Il petroliere" di Paul Anderson): due film molto diversi ma entrambi capolavori destinati a lasciare tracce nel cinema contemporaneo. Non ho letto il romanzo originario firmato da Cormac Mc Carthy, ma chi lo ha fatto assicura che il film ne è trasposizione fedele; e la storia narrata è già di per sè interessante. I Coen ci mettono la loro geniale fantasia creativa, il loro stile inconfondibile che accompagna una base narrativa da thriller ad un meraviglioso senso del grottesco; e quest'ultima caratteristica viene qui distillata in modo finissimo e sapiente: non era facile far trasparire questa singolare ironia da un impianto così drammatico e all'insegna di un mondo spietato e senza speranze. Ma questo è un concetto difficile da spiegare a chi non conosce già il mondo dei Coen: non è che sia (banalmente) un film drammatico con siparietti ironici. No. Qui l'Arte dei due fratelli del Minnesota è molto piu' complessa nella propria espressione: diciamo che è un film piuttosto cupo e drammatico ma con un incedere a tratti talmente angoscioso da sconfinare spesso nel grottesco. Interessante sarebbe analizzare (ma non è questa la sede idonea per farlo) gli eventuali punti di contatto e quelli divergenti fra i Coen e il cinema di Tarantino: due stili assai diversi ma accomunati dalla tendenza a mixare l'azione ed il thriller noir col surreal-grottesco, con risultati in entrambi i casi godibilissimi per l'appassionato cinefilo. Probabilmente (e qui chiudo la parentesi scusandomi per la digressione) ciò che principalmente li differenzia è che quell'elemento giocoso che nel caso di Tarantino si spinge spesso verso l'infantile ed il demenziale, nei Coen rientra in stilemi piu' classici e maturi. La vicenda è presto detta: un tizio (che fra l'altro è reduce del Vietnam) mentre va a caccia nel deserto al confine fra Texas e Messico, trova casualmente dei cadaveri vittime di uno scontro a fuoco fra bande di narcotrafficanti, e soprattutto trova una valigetta strapiena di dollari. E già questo è sufficiente a far intuire che nel preciso istante in cui l'uomo tocca la valigetta è automaticamente nel mirino di qualcuno. Che infatti gli spara contro e lo fa anche rincorrere da un cane piuttosto aggressivo. Quel che ne segue è un sistematico e continuo inseguimento del tizio da parte di due personaggi: un anziano sceriffo malinconico e riflessivo, e un truce individuo assolutamente incredibile, uno psicopatico tra i piu' feroci e "sbalestrati" mai visti al cinema. Si diceva di questa felice attitudine dei Coen a far scaturire un senso dell'umorismo anche dalla crudeltà, a trasformare l'allucinante in bizzarro. Con una sorpresa, però: non credo di sconfinare nello spoiler se dico, infatti, che c'è nel film un gesto finale che non t'aspetti, un insospettabile piccolo segno d'umanità da parte di chi, devastato nella mente e nel corpo, pareva proprio essere la negazione di ogni attitudine alla comprensione dell'"altro". Dipende poi anche dal significato che ciascuno intende attribuire a quel piccolo gesto. Comunque, a quel punto, il film termina così bruscamente che ti lascia lì da solo, a riflettere, mentre scorrono i titoli di coda. L'immagine piu' efficace a rappresentare il film è proprio questo killer spietato quanto sopra le righe, ma è una figura piu' complessa di quanto si possa supporre: infatti pare che l'occhio della regìa si posi su di lui con sguardo di pietà, considerandone quel senso di solitudine infinita che lo devasta e che probabilmente muove la sua follìa omicida. Altro enorme pregio dei Coen è quello di riuscire a riprodurre sullo schermo dei "caratteri" riconoscibili (uno sceriffo sul viale del tramonto, un killer disturbato, un reduce dall'aspetto burbero ma dal cuore buono) senza mai ridicolizzarli a facili stereotipi, ma anzi arricchendoli di sfumature sorprendenti. Il cast è ottimo, come si usa dire in questi casi "in stato di grazia". Dialoghi scintillanti, catterizzazioni straordinarie. E paesaggi d'atmosfera texani splendidamente fotografati. Insomma, a questo film pare non mancare nulla. E vediamolo nel dettaglio, questo cast. Partendo dal quasi cammeo di Woody Harrelson, il quale in una decina di minuti scarsi riesce ad offrire una prova eccezionale in cui conferisce tutta la sua esperienza professionale di attore consumato. Tommy Lee Jones perfetto, col suo volto legnoso che è ormai una maschera di rughe, nel ruolo dolente e malinconico di un uomo che è testimone sbigottito di un mondo che cambia e che lui non riesce piu' a comprendere: proprio come era amareggiato ed impotente di fronte ai "cambiamenti" (anche se qui con toni piu' disillusi) il protagonista di "Nella valle di Elah". Josh Brolin: ecco un attore che mi è stato sempre istintivamente simpatico e che meriterebbe maggiore popolarità. Forse è per questo che mi è dispiaciuto per il destino amaro che la sceneggiatura gli ha riservato, ma mi fermo qui perchè stavo sfiorando lo spoiler...Comunque un grande Brolin, nel ruolo di un uomo comune che raccoglie con coraggio e dignità l'impari sfida con qualcosa di assai prossimo al Male Assoluto. Javier Bardem. Un attore problematico, direi, proprio perchè ondivago. Tutti lo sappiamo da quale scempio di film egli provenga, eppure qui assurge quasi a "padre di tutti i serial killer", nel senso che con questo ruolo riesce quasi a cancellare tutte le altre figure di assassino seriale che conserviamo nella memoria. Sì, Bardem rientra in quella categoria di attori che, se non possono contare su un ottimo copione e su un bravo regista, sono sempre a rischio. E quella cavolo di capigliatura, a metà fra il "paggetto" e il "caschetto beat" meriterebbe l'Oscar anche chi l'ha ideata... Un Paese in cui il confine fra Texas e Messico è ormai terra di nessuno, un Paese in cui non valgono piu' nemmeno i vecchi "codici d'onore" sostituiti da una nuova criminalità senza piu' regole e senza nessuna pietà, un Paese dove anche il West che conoscevamo è cambiato per sempre, un Paese dove per sopravvivere ci si deve affidare ai sogni...No, non è piu' un Paese per vecchi.

 

Scritto da: filoattivo alle ore 07:26 | link | commenti | Categoria: cinema
domenica, 24 febbraio 2008
Sweeney Todd
  Pare trarre ispirazione dalla vicenda del Conte di Montecristo, questo delirio gotico in cui dominano sullo schermo dall'inizio alla fine i colori rosso e nero. Una fiaba dark molto atroce, cupa e violenta, di certo rappresentata in forma non consigliabile ai bambini. A questo effetto funereo contribuiscono le incredibili scenografie del nostro Dante Ferretti e la fotografia attribuita a Dariusz Wolski. Tutto questo è proposto in forma di "musical", dove si susseguono (con ritmo incalzante) numeri musicali insoliti che parlano quasi sempre di morte, di cannibalismo, di omicidi. L'effetto di tutto ciò, piu' che terrorizzante, appare grottesco, bizzarro, con svariati bagni di sangue che punteggiano qua e là allegramente la visione. Questi incubi grotteschi hanno attirato anche qualche nomination all'Oscar, meritate, intendiamoci. Anche perchè si tratta di un prodotto intelligente e delizioso. Ma non posso esimermi dal coltivare qualche dubbio, che attiene rigorosamente ai gusti personali del sottoscritto, il quale -ribadisco- ha comunque subìto il fascino dell'opera. E' che certe leziosità dark alla fine risultano vagamente di maniera e anche il coniugare la favola tradizionale con le tinte fosche della tragedia gotica suona a tratti artificioso e suscita qualche accenno di noia e di già visto. E questo déja-vu forse riguarda proprio un'estetica assai cara a Burton, estetica che rischia di sconfinare nel kitsch e nella ridondanza visiva. Non nego poi che un certo peso ce l'abbia anche la mia generale diffidenza verso il "musical" proposto al cinema: e qui non assistiamo ad un'alternanza consueta fra cantato e parlato, giacchè il film è quasi interamente cantato, in lingua originale coi sottotitoli in italiano (a proposito: un "bravi!" alla vocalità degli attori che se la cavano proprio bene come cantanti). E leggere di continuo i sottotitoli rende leggermente piu' faticosa la visione di un film peraltro visivamente così ricco, col risultato che è un peccato dover leggere quelle scritte togliendo energìa alla visione delle immagini. Ma questo discorso sui sottotitoli lo blocco subito, perchè ci porterebbe lontano, inevitabilmente alle polemiche pro e contro il doppiaggio (io sono favorevole a quest'ultimo proprio perchè non amo dover leggere i sottotitoli al cinema; ma ne riparleremo). Rileggendo quanto scritto finora, mi spiace un pò dare la sensazione di aver "bastonato" quello che in fondo è un prodotto efficace e ben riuscito. Ma forse non del tutto nelle mie corde. A scanso di equivoci anticipo che il mio giudizio finale sarà comunque positivo, perchè i pregi oggettivi del film vanno riconosciuti. La storia è semplice e classica: un uomo che ha subìto gravi torti (15 anni prima era stato rinchiuso ingiustamente in carcere ad opera di un losco giudice che oltretutto gli aveva scippato la moglie e la figlia) torna invecchiato e torvo sul "luogo del delitto" (Londra) animato da intenti di vendetta riparatrice e soprattutto alla ricerca di notizie su moglie e figlia. E in questo trova la complicità di una bizzarra vedova che dirige un negozio/bettola caduto in disgrazie economiche. Costei, invaghita del nostro Sweeney Todd, lo appoggia nel suo piano criminoso e costellato di eventi sanguinolenti, cioè praticamente lo aiuta nel far fuori una moltitudine di avventori della locanda, che poi lei trasformerà in prelibati pasticci di carne che vengono allegramente serviti ai tavoli. Da segnalare che nel musical teatrale originario (qui l'aspetto è molto meno evidente) la furia vendicativa che anima Todd si accompagnava ad una chiave di lettura socio-politica, in quanto metafora di una rivolta delle classi sociali piu' deboli contro la corruzione e gli abusi dei ricchi. Johnny Depp, ma non c'era bisogno di conferme, è ormai uno dei piu' bravi attori contemporanei, scafatissimo nell'eccellere in qualsiasi tipo di ruolo, dal comico all'avventurso e al grottesco, un attore capace dunque come pochi altri di trovarsi a suo agio in qualsiasi pelle. Un cenno alla fugace apparizione di un irriconoscibile Sacha Baron Cohen; quasi un cammeo, comunque sorprendente. Quanto a Helena Bonham Carter: bravina, non c'è che dire, ma...la mia percezione è ogni volta quella di vedere "una messa lì dal marito" , per poi oltretutto fargli fare sempre lo stesso ruolo (o morta o strega) e ogni volta truccata col viso pallidissimo e le occhiaie pesanti. Nulla di personale, e men che meno vorrei disturbare gli equilibri della famiglia Burton, ma...a quando per Helena un ruolo nuovo e una storia nuova?? Ripensando alla struttura della pellicola, occorre sottolineare un grande finale, decisamente grandguignolesco, in cui Burton si abbandona completamente ai toni cupi e gotici. Un finale che è anti-consolatorio ed anti-rassicurante all'ennesima potenza, e che ci propone un'immagine conclusiva di notevole impatto, a proposito della quale qualcuno ha parlato di "Pietà sconsacrata". Un cenno (doveroso, trattandosi di un musical) alla bellezza delle canzoni: pare che l'autore (tale Sondheim) negli USA abbia vinto montagne di premi con questa colonna sonora. In definitiva, un suggestivo Teatro Della Crudeltà, il cui unico problema è forse la struttura di musical, genere di derivazione teatrale, e che dunque rende il suo meglio nella sede idonea, il Teatro, appunto. (E infatti, in anni passati, è stato rappresentato a lungo con successo a Broadway). Film godibile e riuscito, ma non esattamente nelle mie corde. Soprattutto se si è reduci dalla visione recente dei capolavori dei fratelli Coen e di Paul Anderson. (mc 5 )
Scritto da: filoattivo alle ore 15:49 | link | commenti (1) | Categoria:
venerdì, 22 febbraio 2008
Ritorna Lilith - Nuovo album
Scritto da: filoattivo alle ore 16:11 | link | commenti | Categoria:
Forse Dio è malato in uscita il 29 febbraio
Scritto da: filoattivo alle ore 10:20 | link | commenti | Categoria:
Qualcosa di decente in TV

Brother (Brother, U.S.A./Jap/Gb, 2000). Regia di Takeshi Kitano. Con Ren Osugi, “Beat” Takeshi, Omar Epps, Kuroudo Maki, Masaya Kato, Susumu Terajima. Drammatico, 110 ′

Notte tra ven e sab RETE 4 ore 2.25

Scritto da: filoattivo alle ore 09:28 | link | commenti | Categoria:
Marlene
Venerdì 22 febbraio, dalle ore 21:00 circa, Radio1 RAI trasmetterà in esclusiva il concerto dei Marlene Kuntz, in diretta dalla Sala A del centro Rai di Via Asiago a Roma. La serata è presentata da Gerardo Panno e Silvia Boschero.
Radiounomusica presenta il suo primo, grande concerto radiofonico del 2008 nella Sala A, con uno straordinario show dei Marlene Kuntz: uno speciale evento live, nonché l'eccezionale anteprima del nuovo tour che porterà per la prima volta la band piemontese nei principali teatri d'Italia, a partire dal 1° marzo. Cristiano Godano, Luca Bergia e Riccardo Tesio, con Davide Arneodo e Luca Saporiti, hanno preparato uno spettacolo musicale "ricco di poetica e tensione", in linea con le coordinate tracciate dall'ultimo album dei Marlene Kuntz, "Uno", che come ha affermato Godano "è il lavoro che più di ogni altro ci ha permesso di arrivare a questa pretesa". "Uno" è il settimo capitolo in studio della storia di una delle band più amate e influenti del rock italiano dell'ultimo decennio. Il torrenziale e proverbiale stile elettrico del gruppo ha virato verso le atmosfere intime e raccolte della canzone d'autore. E lo spettacolo teatrale è il compimento di questo percorso. I Marlene Kuntz sono nati nel 1990, per opera del chitarrista Riccardo Tesio e del batterista Luca Bergia, cui si unì subito il cantante e chitarrista Cristiano Godano. La storia della band annovera i dischi "Catartica" (1994), "Il vile" (1996), "Come di sdegno" (mini album, 1998), "Ho ucciso paranoia / Spore" (1999), "H.U.P. Live In Catharsis" (1999), "Che cosa vedi" (2000), "Cometa" (mini CD, 2001), "Senza peso" (2003), "Fingendo la poesia" (EP, 2004), "Bianco sporco" (2005), "S-Low" (live, 2006) e, appunto, "Uno" (2007). La carica live del gruppo ha trascinato negli anni un pubblico sempre più largo. Esperienze importanti con il cinema, Internet, prestigiose collaborazioni completano il quadro. Quello dei Marlene Kuntz è un nome di primissimo piano del nostro rock contemporaneo.
Scritto da: filoattivo alle ore 07:54 | link | commenti | Categoria:
giovedì, 21 febbraio 2008
Future is unwritten esce il 29 febbraio

Il giorno Venerdì 29 Febbraio 2008 il film documentario su Joe Strummer girato da Julien Temple verrà proiettato nei seguenti cinema italiani :



ANCONA : Cinema Azzurro

BOLOGNA : Cinema Lumiere

SESTU (CAGLIARI) : Galaxy Cine Village

PADOVA : Multisala Porto Astra

UDINE : Cinema Multisala Fiamma

TORINO : Cinema Nazionale


ROMA : Cinema Multisala Fiamma



Il film verrà altresì proiettato Venerdì 7 marzo, in ritardo di una settimana, nelle città di MILANO, FIRENZE, NAPOLI, BARI.


http://www.joestrummerilfilm.it/ 

Scritto da: filoattivo alle ore 07:41 | link | commenti (4) | Categoria: cinema
martedì, 19 febbraio 2008
Nuovo video per Nick Cave

Scritto da: filoattivo alle ore 08:33 | link | commenti (1) | Categoria:
Officinema a Bologna
Dal 20 al 24 febbraio, oltre duecento proiezioni, un appuntamento ormai immancabile per chi vuole aggiornarsi sugli esordi cinematografici, sulle produzioni indipendenti, sui film che si realizzano nelle principali scuole di cinema europee.
Per maggiori informazioni
Scritto da: filoattivo alle ore 06:09 | link | commenti (1) | Categoria: