dituttunblog
domenica, 30 dicembre 2007
La promessa dell'assassino
Ma che razza di regista è questo David Cronenberg che ormai rende oro (anzi: capolavoro) tutto ciò che tocca? Ricordo perfettamente l'incipit di "History of violence": ebbene ora come allora, anche in questo caso, fin dal primo fotogramma si ha la percezione di una pellicola memorabile. Il gusto di Cronenberg nel fare Cinema è ormai qualcosa di portentoso, la sua impronta magistrale, come se questo regista fosse "toccato dalla Grazia". E' una storia dura e drammatica quella rappresentata in "Eastern promises", una vicenda permeata di violenza, fisica e psicologica, sullo sfondo ostile di una Londra piovosa, sordida ed impietosa. Il microcosmo rappresentato è quello della comunità russa nella capitale britannica, che ricorda un pò la Brooklyn di inizio secolo. Il clan mafioso ha al suo vertice un ristoratore freddo e spietato, con un figlio inetto e mentalmente instabile che ha le sembianze di un sorprendente Vincent Cassel. Alla corte del boss si colloca poi un autista che ha il volto impassibile di uno straordinario Viggo Mortensen. Ad indagare, muovendosi a fatica in queste acque torbide, troviamo un'intensa Naomi Watts, coraggiosa e determinata nell'intento di fare luce su tragico episodio del recente passato che il clan russo vorrebbe invece fosse ignorato e dimenticato. Cronenberg, che per una volta abbandona il suo Canada e va in trasferta, realizza un thriller dalle molteplici venature noir in cui psicologia ed azione si combinano alla perfezione, avvalendosi peraltro di una sceneggiatura serrata e coerente, curata da Steven Knight (che già scrisse "Dirty pretty things" per Stephen Frears). Colpisce questo indugiare della macchina da presa sui corpi, tatuati o feriti, a volte anche evidenziando il suono della lacerazione della pelle ferita da armi da taglio, quasi come se il regista volesse, scrutando con insistenza quei corpi, ricercare la vera essenza degli uomini. Affascina lo stile di Cronenberg nel mettere in scena la violenza pura, in modo crudo, essenziale eppure complesso, tuttavia privo di intellettualismi. A tale proposito non si può non segnalare la sequenza clou del film, una lunga scena di lotta che si svolge all'interno di un bagno turco, un corpo a corpo serratissimo che vede protagonisti un Mortensen completamente nudo e due sicari mafiosi. Si tratta di una di quelle sequenze destinate ad entrare di diritto nel nostro immaginario cinematografico di sempre. Ecco: perfino in una banale scena di colluttazione Cronenberg riesce a mettere il suo genio, rendendola memorabile ed imprescindibile d'ora in poi quando si parlerà di sequenze d'azione. Una segnalazione per la funzionale colonna sonora curata da Howard Shore, ed un cenno finale al protagonista, Viggo Mortensen. Un attore singolare, che alterna film-capolavoro (come questo ed il precedente di Cronenberg) ad altri mediocri (tipo "Il destino di un guerriero"), ma che -quando è diretto da un regista all'altezza- riesce a fornire ottime prestazioni, proprio sfruttando con sapienza quel suo aspetto un pò statico. Fra l'altro poi, ci sono curiose analogie fra i due ruoli ricoperti da Mortensen nei due ultimi film di Cronenberg: entrambi sono due uomini che custodiscono profondi segreti e che non sono affatto ciò che appaiono. Concludendo: Cronenberg è un gigante del cinema, da cui ormai ci aspettiamo solo capolavori. ( a cura di mc 5)
Scritto da: filoattivo alle ore 18:30 | link | commenti | Categoria: cinema
Irina Palm
Ero un pò prevenuto verso questo film, dato che la piccola distributrice indipendente Teodora aveva condotto una campagna promozionale esagerata, talmente insistente che mi aveva frastornato. Ed inoltre dal trailer mi sembrava di aver già visto praticamente tutto. Invece ho scoperto un gioiellino di film, asciutto, essenziale, che colpisce al cuore con sentimenti diretti, e che racconta di un mondo proletario popolato da gente semplice che il cinema (ad eccezione di Ken Loach e pochi altri) non ci mostra quasi piu', forse troppo occupato a raccontare le stupide nevrosi degli abitanti di Manhattan. La vicenda è semplice: una vedova di mezza età, suo malgrado si trova a dover masturbare uomini (nascosta dietro un muro, in un locale a luci rosse) per raggranellare la somma necessaria per poter pagare una cura al suo adorato nipotino afflitto da una rara malattia mortale. Ed è straordinaria questa figura di donna, da cui emerge soprattutto un infinito senso di DIGNITA', anche mentre svolge un lavoro tra i piu' umilianti. Il pubblico viene introdotto nel microcosmo di questa donna, composto da una parte dalla sua famiglia ignara e dall'altra dal locale in cui lavora. Lo spettatore a poco a poco famigliarizza con questa doppia situazione e coi sentimenti della protagonista, fino a trovarsi (come è capitato a me) perfettamente a proprio agio. La permanenza di Maggie/Irina nel club è piuttosto travagliata, sia per i conflitti col datore di lavoro, sia perchè ad un certo punto il figlio della donna scopre tutto e minaccia il finimondo. Nel ruolo del burbero proprietario del locale troviamo una vecchia conoscenza: Miki Manojlovic, già attore feticcio di Kusturica. Ma le luci della ribalta sono tutte per la magnifica Marianne Faithfull, splendidamente calata nei panni di questa donna un pò appesantita e dall'aria dimessa. Immagine quest'ultima che è interessante confrontare con ciò che rappresentò la Faithfull nei lontani anni '60, cioè un'icona tra le piu' trasgressive e spettacolari della swingin' London. Una recente copertina di "Film Tv" ci ha ricordato infatti quant'era bella, ma proprio di una bellezza incosciente, sfacciata, quasi oltraggiosa, la bionda Marianne in minigonna dell'epoca Beat. E' bello porre a confronto quelle immagini con la Marianne attuale: perchè -a dispetto dell'impietosità del tempo che passa- ci rendono consapevoli che questa donna è sopravvissuta artisticamente per un sacco di anni ed ora ha saputo riproporsi in una veste rinnovata e perfettamente adeguata alla sua età matura, con dignità e sobrietà. Da rilevare come un argomento apparentemente scabroso come il tipo di "lavoro" espletato dalla protagonista venga affrontato con leggerezza, grazia, e una buona dose di umorismo tipicamente british. Il risultato è una totale assenza di volgarità, e anzi si prova simpatìa per l'imbarazzato approccio di Irina col suo "lavoro". E anche il tema della malattia del nipotino è affrontato in maniera non patetica, con sobrietà, senza eccessivi "ricatti". Suscita tenerezza il contrasto fra l'intima solida dignità di Irina e l'ambiente sordido, asettico e mortificante in cui essa deve "operare". Ma la sua umanità è tale da contagiare perfino un essere cinico come il proprietario del club, il cui cuore gelido viene sciolto dalla semplice positività della donna. Sembra impossibile che questa casalinga un pò gonfia e dimessa abbia ispirato "Sister Morphine" ai Rolling Stones! Viva Marianne, donna che ha vissuto molte vite. E che è ancora qui fra noi, pronta per altre vite ed altri successi ( a cura di mc_5)
Scritto da: filoattivo alle ore 18:28 | link | commenti (1) | Categoria:
mercoledì, 26 dicembre 2007
paranoid park

 

Sguardi muti, primissimi piani ed infiniti silenzi. Questo film che ha suscitato l'entusiasmo pressochè plebiscitario della critica a me non ha convinto. Sarà che non sono mai stato un affezionato estimatore di Gus Van Sant e del suo modo di fare cinema? Può essere. Se devo essere sincero, però, non posso negare che certe immagini possiedono un fascino indiscutibile: per esempio il giovane protagonista seduto solitario su quella panchina circondata dall'erba è una immagine forte, evocativa...e anche un certo modo di rappresentare le giovani amiche di Alex denota un proprio stile cinematografico. Ma poi c'è quella terribile sequenza dell'uomo tagliato in due, che si trascina proteso in avanti, impossibile da dimenticare. Ma è il senso dell'opera a non soddisfarmi. Quei primi piani insistiti del volto inespressivo del protagonista. Quel soffermarsi della macchina da presa ad indagare su quel volto di adolescente ha in sè qualcosa di morboso, un mix fra lo sguardo d'Autore e il voyeurismo gay. Vabbè il disagio giovanile. Vabbè il vuoto di una generazione afasica ed apatica. Vabbè la solitudine che genera incomunicabilità e viceversa. Ma sono tutti concetti risaputi: che i giovanissimi skaters non siano degli intellettuali e che comunichino a monosillabi è forse una novità? Basta andare (che so?) ad un festival rock tipo "Independent days" ed orecchiare i discorsi che i ragazzini si scambiano fra loro, per ritrovarvi, rispetto ai giovani raffigurati nel film, piu' o meno la stessa povertà di linguaggio, ideali e valori pochi quando ci sono, e un lessico imbarazzante. E che dire degli adulti rappresentati come delle specie di alieni totali rispetto ai figli? Altro concetto originalissimo, vero? Eppure la storia in sè non sarebbe male, la vicenda di un orribile segreto che tormenta il giovane protagonista. Ma è il fancazzismo dolente di costui che irrita, il suo vuoto pneumatico mentale che non regge di fronte alla pretenziosità autoriale di Van Sant. Il quale ha tirato in ballo in varie interviste "Delitto e castigo": il delitto c'è senz'altro, il castigo un pò meno, se quest'ameba imbambolata con con la tavola da skateboard sotto al braccio, alla fine poi decide di soprassedere, perchè "non è il caso". E quest'ultima scelta può essere interpretata come risultato finale di un travagliato percorso di maturazione interiore, ma anche come un bel "ma poi, chissenefrega?!". Dicevo prima di aver subìto comunque la seduzione di alcune immagini del film: io infatti non ho mai affermato che Van Sant non sa fare il suo mestiere di regista, ma è il suo stile che non trova il mio consenso. Ecco, appunto, lo "stile". Il suo cinema è forse TUTTO un esercizio di stile. Insistito. Morboso. Pretenzioso. Ma spesso anche permeato di un minimalismo che rasenta il vuoto. E tornando al "disagio giovanile": perchè -piuttosto- non realizzare un bel documentario, magari registrando le voci e gli umori dei giovani skaters?...perchè volerci ambientare una storia quando poi la storia stessa diventa solo un pretesto per evidenziare il suddetto disagio? Gabe Nevins, questo il nome del giovane protagonista; quel suo volto da perenne sonnambulo che esprime il nulla (volutamente, certo, certo...) è funzionale al film che Van Sant voleva realizzare. Sarà che appartengo alla generazione dei genitori di Alex, ma mi verrebbe da pensare che (brutale e banale, vero?) per certi amichetti di Alex (per non parlare poi delle ragazzotte cretinette che circolano nel film) senza ricorrere a concetti complicati, basterebbe solo un pò di determinazione in piu' da parte di genitori ed insegnanti: ma questo è un altro discorso...Oltre a Dostoevskij, qualcuno ha tirato in ballo perfino "Gioventu' bruciata": eresìe. E comunque ci sono registi che hanno trattato il tema "adolescenza difficile" in modo egregio, senza narcisismi autoriali ed esercizi di stile. Da segnalare, questa sì con evidenza, una curiosa ed intelligente scelta del commento sonoro, in cui ritroviamo brani famosi di Nino Rota accanto a canzoni del compianto cantautore Elliot Smith. Si conferma dunque lo stile personalissimo di un regista-sperimentatore che privilegia la forma rispetto al contenuto. Regista sopravvalutato. Film sopravvalutato. (mc 5)

Scritto da: filoattivo alle ore 22:50 | link | commenti | Categoria:
Bee Movie
Bello, da vedere con bimbi ma anche senza


Scritto da: filoattivo alle ore 17:08 | link | commenti | Categoria:
Into the wild

Dal romanzo 'Nelle terre estreme' di Jon Krakauer.
Fresco di laurea e con un promettente futuro, il ventiduenne Christopher McCandless sceglie di abbandonare la sua vita agiata e di partire alla ventura, verso l'ignoto. Con un obiettivo: arrivare in Alaska.

Regia e Sceneggiatura di Sean Penn. In uscita nelle sale italiane il 25 gennaio 2008 durata 140 minuti



Scritto da: filoattivo alle ore 17:05 | link | commenti | Categoria:
giovedì, 20 dicembre 2007
Usa
L'ultimo uomo sulla Terra è stato il primo al botteghino Usa nel fine settimana nel Nord America: il nuovo thriller di Will Smith "I Am Legend" ha battuto infatti tutti i concorrenti con un debutto da record, secondo quanto riferito dalla Warner Bros.

Il film ha incassato 76,5 milioni di dollari ed è il settimo consecutivo successo per il versatile Smith. Il film ha battuto anche il sorprendentemente forte debutto da 45 milioni di dollari di "Alvin and the Chipmunks".

 Smith interpreta un virologo americano sopravvissuto ad un virus che apparentemente ha ucciso tutti gli abitanti del pianeta. La regia è di Francis Lawrence e il film è un adattamento di un romanzo di Richard Matheson

Scritto da: filoattivo alle ore 22:48 | link | commenti | Categoria:
martedì, 11 dicembre 2007
India a Firenze dal 7 al 13
Giunto alla sua settima edizione, il festival del cinema Indiano indipendente e Off-Bollywood diretto da Selvaggia Velo a Firenze.   La selezione di quest’anno comprende sei lungometraggi tra cui Dosar, uno degli ultimi film di Rituparno Ghosh presente con un altro lungometraggio anche al recente Roma Film Fest; l’esordio di Bhavna Talwar con Dharm e l’ultimo film di Girish Kasaravalli, Naayi Neralu. Moltissimi i documentari e i cortometraggi selezionati, tra cui due d’animazione e  la retrospettiva dedicata a Bimal Roy, uno dei registi più importanti del cinema Indiano. Programma dettagliato del festival consultabile da questo link del sito ufficiale
Scritto da: filoattivo alle ore 13:11 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 10 dicembre 2007
De Sica
Mirandola - 8 dicembre 2007 - Si intitola "Vittorio De Sica. La poetica del quotidiano" l’omaggio che l’Assessorato alla Cultura del Comune e il Consiglio del Castello dei Pico si apprestano a tributare al grande regista. “Dopo Monicelli e Fellini – spiega l’Assessore Cristina Ceretti – è il terzo appuntamento con una rassegna di cinema al Castello. In tempi grigi per i cinema di paese, l'Amministrazione comunale vuole creare un'occasione di incontro tra le persone e offrire uno spaccato di Italia attraverso le pellicole del grande maestro. E’ un'occasione per i più giovani per conoscere i classici e per i più grandi per rivedere le grandi storie che hanno narrato le vite di noi italiani, sottolineandone pregi e difetti”. La rassegna cinematografica si terrà nell'Auditorium del Castello dal 10 al 17 dicembre e comprende sei film in otto giorni. Le proiezioni, a ingresso libero, saranno alle ore 21. Sullo schermo dell’Auditorium si alterneranno lunedì 10 "Sciuscià", martedì 11 "L'oro di Napoli", mercoledì 12 "Umberto D", sabato 15 "La Ciociara", domenica 16 "Ieri, oggi, domani" e lunedì 17 "Matrimonio all'italiana".
Scritto da: filoattivo alle ore 05:53 | link | commenti (1) | Categoria:
sabato, 08 dicembre 2007
Luttazzi fuori

Decameron, il programma di Daniele Luttazzi in onda il sabato su La7, è stato sospeso. La decisione è stata presa dalla stessa emittente ed è stata motivata con le offese e le volgarità rivolte a Giuliano Ferrara nella puntata di sabato 1 dicembre. Nel link qui sotto lo spezzone incriminato:

http://it.youtube.com/watch?v=oIKZrwuqW_s

Scritto da: filoattivo alle ore 11:03 | link | commenti (2) | Categoria:
lunedì, 03 dicembre 2007
natale con dvd
Aurelio De Laurentiis con Christian De Sica 'Natale in crociera', che uscirà il 14 dicembre su 800 schermi in contemporanea con Una moglie bellissima di Leonardo Pieraccioni che occuperà 600 schermi, monopolizzeranno l'Italia. Non ci resta che fare scorpacciata di dvd per le feste oppure di correre al cinema entro al giorno 13.  Ahime'
Scritto da: filoattivo alle ore 21:08 | link | commenti | Categoria: