San Martino Spino (Mo) Barchessone Vecchio
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29/05 dalle 20
Three In One Gentleman Suit
Comaneci
Sj Esau (uk)
Bachi Da Pietra
30/05 dalle 16
My Bubba And Me (dk)
Andrea Rottin
?Alos
Majirelle
Vanvera
Flap
Above The Tree
Hiroshima Rocks Around
Atlantic Cablers (cz)
Callers (usa)
Father Murphy
31/05 dalle 15
Sameoldsong
Ichi (jap)
Dadamatto
The Hand (uk)
Music for The Defect (nl)
Jealousy Party
Movie Star Junkies
Vialka (fra)
Per info:
concertifooltribe.blogspot.com
Le prime notizie intorno a questa pellicola ci parlavano di cori irridenti e di salve di fischi indirizzati, in quel di Cannes, verso colui che aveva diretto l'opera. Per contro, qualche sparuta voce si levava fra i critici sostenendo che taluni ignoranti non avevano colto il senso profondo e la raffinata e potente simbologia di un'opera provocatoria e nel contempo complessa. Come la penso io? Certamente stavolta la virtù non sta nel mezzo, trattandosi della più sfacciata e solenne vaccata di film che io abbia mai visto. Una roba da abbandonare la sala in massa e dimenticarsi per sempre il nome di un cineasta che, finchè riuscirò a trattenermi, cercherò di non nominare. Il film è disgustoso e nauseante, farcito di sequenze di pessimo gusto, alternate a lunghi e noiosi silenzi.
Qualcuno ha "osato" osservare i meccanismi distributivi che accompagnano l'uscita di questo film raffrontandoli a quelli di "Nemico Pubblico n.1", film col quale "Che" condivide l'arrivo nelle sale in due episodi separati. Intanto va detto che Soderbergh è andato molto meglio di Richet. Ma vediamo cosa è accaduto. Il primo dei due film sulle gesta del bandito Mesrine era giunto nelle sale in un buon numero di copie, ma la risposta del pubblico è stata debolissima e così la punizione è stata esemplare: il secondo film è uscito quasi clandestinamente. Essendo una pellicola di qualche oggettivo pregio (per me uno dei film dell'anno) trovo assolutamente ingiusto punire così duramente il secondo film, trovo che ciò sia qualcosa che va oltre le leggi del mercato, questo è bastonare sonoramente e farsi beffe del cinema di qualità. E il "Che" di Soderbergh? Il primo era uscito preceduto da un trailer martellante come quello di certi blockbusters. Il consenso raccolto, a quanto ne so, è stato significativo ma non entusiasmante: in effetti ho visto il titolo del film stazionare per un paio di settimane nella classifica del botteghino, ma sempre nella zona più bassa. Dunque, anche in questo caso, il secondo episodio ha subito una penalizzazione ed è uscito in un numero minore di sale. Se da una parte è lodevole l'iniziativa di proiettarlo in un ristretto numero di sale d'essai in versione originale, va però segnalato come discriminante e poco rispettoso il "modo" in cui il film è stato "ospitato" nelle multisale (proiezioni spesso private dello spettacolo pomeridiano, e proiezioni serali mai dopo quella delle 22,30). Chiedo umilmente scusa per questa lunga tirata, ma volevo far capire quanto io trovi ingiusto programmare nelle multisale certi film come avessero la rogna, quasi venissero programmati "per far loro un favore"....Come per il primo episodio anche questo (e probabilmente in misura maggiore) presenta sufficienti elementi per gridare al capolavoro, con buona pace di quella gran parte della critica che ha da sempre in antipatia Soderbergh. Come dicevo recensendo "L'argentino", molti critici nutrono una sorta di pregiudizio nei confronti di Soderbergh, forse influenzati da quella sua facciotta da nerd americano saputello che certo non lo aiuta a risultare simpatico ai più. Eppure Soderbergh ha dimostrato coi fatti di essere così versatile da poter maneggiare con scioltezza commedie brillanti, film sperimentali, e pellicole "monumentali" come questa. Ma veniamo a questo "Guerriglia", che è pregevolissimo, molto personale, svincolato da molti stereotipi del biopic, decisamente autoriale, importante, di grosso peso specifico artistico e culturale. Mi ero predisposto ad un'amaro sfogo, ma preferisco soprassedere, limitando il mio sdegno al semplice disappunto circa l'esclusione di un film di tale portata dalle candidature agli Oscar, e trovo meschino e scandaloso che, in piena "era-Obama", tra qualche signore dell'Academy alligni ancora lo spettro dell'anticomunismo... E la Hollywood liberal delle star miliardarie che fanno le marce per i diritti civili appena usciti da una clinica per disintossicarsi, dov'era? stava dormendo? Lasciamo perdere. Nel rendere omaggio alla coraggiosa scelta della BIM di distribuire (anche nelle multisale) in tutta Italia una pellicola non certo facile, devo purtroppo riscontrare (almeno nel mio piccolo) che anche per questa seconda parte non è che in giro si stia segnalando un grande interesse da parte del pubblico. E lo dico, badate, senza cifre alla mano, basandomi (per quel poco che può valere) sulla mia esperienza personale. Pur avendolo visto di sabato sera, la sala era pressochè deserta, però almeno quei quattro gatti erano in religioso silenzio, diversamente dalla proiezione della prima parte che fu disastrosa, con gente che mugugnava ed altra che commentava infastidita, se non qualcuno che addirittura abbandonava la sala. Vedete, io su questo punto voglio essere molto chiaro e sincero. Questa NON è una pellicola godibile, questo NON è uno spettacolo di cui godere. Anzi, essendo opera quasi documentaristica, e dunque dai tempi estremamente dilatati, richiede una predisposizione dello spettatore ad accedervi con rispetto ed umiltà. Se l'italiota medio si reca ignaro al cinema cercando azione e/o divertimento in questo film, meglio che lasci perdere perchè rischierebbe d'imbufalirsi. E qui bisognerebbe aprire una triste parentesi (oggi va così, sono in vena di malumori, mi vorrete perdonare) sulla colpevole ignoranza di gran parte del pubblico da multisala: quante volte asssistiamo alla scena di gruppi di persone che si danno appuntamento davanti al multisala senza sapere assolutamente nulla della programmazione e decidendo sul momento sulla base delle immagini che compaiono sul flyer??! Non pretendo che siano tutti cinefili, ci mancherebbe, ma almeno che non siano dei pirla, questo sì!! Questa seconda parte è decisamente meno convenzionale dell'altra. E' la sofferta, tesa, dolorosa, rappresentazione dei 300 giorni del Che nel disperato tentativo di costruire una consapevolezza nei contadini boliviani che fosse il presupposto di una rivoluzione per la Libertà. Ma il Che rimase solo come un cane, con i boliviani che non avevano la cultura e lo spirito adatti per affrancarsi dalla propria schiavitù, e soprattutto con l'esercito boliviano accanito come un branco di mastini, col supporto pieno ed energico degli americani, che avevano inviato in loco perfino addestratori provenienti dalle truppe speciali del Vietnam. Dunque, chiaramente, una battaglia persa in partenza. Nel film ci sono momenti toccanti, in cui il viso del Che appare come trasfigurato dal dolore (lo affliggeva una terribile asma) e dalla sofferenza. E qui mi levo il cappello di fronte all'interpretazione di Benicio Del Toro, per commentare la quale non ci sono parole. Vediamo Guevara alla fine in mano nemica, andare incontro alla morte certa senza perdere un solo grammo di dignità, neanche quando un repellente ufficialetto boliviano, poco prima dell'esecuzione, lo schernisce umiliandolo con frasi ignobili. Con un epilogo breve e semplice, Soderbergh ha scelto di evitare la rappresentazione di una morte gloriosa all'insegna del Martirio e della Passione che consegnasse Guevara all'Olimpo dei Miti. Non un Santo Martire dunque, ma un uomo che si è fatto simbolo laico della Coerenza Assoluta. Se posso esprimere una delusione, per quanto forse un pò sciocca, è quella di non avere ritrovato nella seconda parte la dolcissima Catalina Sandino Moreno che, per la verità, anche nella prima aveva un ruolo piuttosto ridotto. Premettendo che le mie conoscenze storiche riguardo al fallimento del progetto del Che sono molto scarse, dopo la visione del film mi sono posto una riflessione. Come mai quei contadini boliviani, pur vessati da una dittatura militare, non colsero l'occasione di un riscatto? Io -ripeto- non conosco la storia, ma mi sono dato una risposta basata su una pura intuizione, e dunque discutibilissima. Cioè io penso che il Sudamerica, nel tempo, si è abituato alla convivenza con due gran brutti elementi: la miseria e l'ignoranza. E finchè queste vaste sacche si perpetueranno, il popolo sudamericano non apprezzerà MAI il magico suono della parola LIBERTA'. Sembra apprezzare invece il suono di altre parole, tipo "Populismo" o "Dittatura". Sapete cosa risponde il Che nelle ultime sequenze del film a un odioso ufficiale boliviano che gli rinfaccia il suo fallimento? Guevara gli replica che si augura che la guerriglia abbia almeno contribuito a SVEGLIARE quei disgraziati contadini. Possibile che il popolo sudamericano abbia ancora bisogno di questo? Di qualcuno che lo SVEGLI? Voto: 10
Quanti sono i cacciatori in Italia?
I Boss Hog raddoppiano. Dopo i già annunciati concerti di martedì 19 maggio al New Age di Roncade (TV) e mercoledì 20 al Circolo degli Artisti di Roma, Christina Martinez e soci hanno fatto sapere che suoneranno anche a Torino, Milano e Bologna.La commedia italiana dell'anno è la frizzante rappresentazione della vita di un trentenne precario. Con un tema talmente sfruttato come il precariato (lo stesso protagonista si autodefinisce "un luogo comune") c'erano tutte le premesse per una pallida, facile, scontata farsetta giovanile da lasciar scorrere come l'acqua calda. E invece si tratta di un film che funziona alla grande e dove non sono riuscito a trovare nemmeno un elemento fuori posto. E allora auguro ogni successo al botteghino al regista Massimo Venier...e qui concedetemi un modesto sfogo "patriottico". In questi giorni i nostri schermi sono invasi da una serie di trailers che annunciano l'arrivo di decine di commedie americane una più insulsa dell'altra: ora mi viene in mente quella -cretinissima- del tizio che per incanto torna nel corpo di quando aveva 17 anni...tutta roba che dimostra come gli autori-sceneggiatori americani di commedie (dopo l'ultimo asso nella manica, i cuccioli di labrador) abbiano già raschiato ben oltre il fondo del barile. Ecco. E allora boicottiamole queste pellicole. E andiamo invece a vedere le commedie (sicuramente migliori) di produzione spagnola, francese e, quando capitano, film italiani come questo di cui sto parlando; accorriamo numerosi, supportando un cinema italiano "leggero" ma fatto come Dio comanda. Il merito di un esito così felice va ripartito fra una regìa sicura ed efficace e una sceneggiatura impeccabile e gustosa (compiti coperti entrambi dallo stesso Venier), ma soprattutto un cast azzeccatissimo e in piena forma. La caratteristica principale è che il film diverte davvero, essendo servito da una storia scritta con molta cura, e i personaggi suscitano la simpatia incondizionata dello spettatore. Ci appare brillante, pur nell'aura di sfiga che lo avvolge, il navigato precario Matteo Moretti, le cui disavventure professionali ed amorose travolgono prima di tutti lui stesso, ma coivolgono del tutto anche lo spettatore, strappandogli attenzione e simpatia fin dai titoli di testa, e fino alla fine (nel film non c'è un attimo di noia). Matteo è solo contro tutti: unica arma, benchè spuntata, il sarcasmo. Ha perfino un mantra: "Quello che mi sta succedendo non mi riguarda", a rafforzare il senso di rassegnato distacco con cui combatte la sua battaglia quotidiana nell'ambito di quella guerra permanente che è diventata il mercato del lavoro. Questo attore, questo Alessandro Tiberi, mi ha sorpreso. E qui devo ammettere le lacune della mia memoria perchè -pur avendo appurato dopo una breve ricerca in rete che lui ha già interpretato diverse pellicole- io non ricordavo di averlo mai notato prima d'ora. Tiberi è bravissimo, il suo è un talento naturale entusiasmante, non pare per nulla artefatto, e poi ha un volto che dà un'impressione di potenziale versatilità (vien da pensare che con quella faccia lì potrebbe benissimo interpretare -che so- un thriller, un horror, qualsiasi cosa...). E poi comunica una simpatia tale che -scusate se la sparo grossa- con questa prova spazza via in un colpo solo i vari Accorsi e Santamaria coi loro insopportabili birignao. Suo compagno d'avventure nella vicenda è quella sagoma di Francesco Mandelli, il celebre "nongiovane" di MTV. E qui devo aprire una piccola parentesi sempi-personale. Francesco è evidente che come attore non è un professionista, eppure ce la mette tutta tirando fuori quella che è la sua autentica (al di là del film) visione della vita. E poi Francesco, qui volevo arrivare, è un artista decisamente speciale che esprime la sua vocazione artistica in centomila modi. Lo vediamo sempre più spesso non solo a MTV, per esempio di recente ospite fisso in un programma di Paola Cortellesi. Ma quello che più mi preme segnalare è che Francesco è un grande rocker e suona la chitarra e canta (piuttosto bene...) nel duo garage-rock degli "Orange", con cui ha inciso un buon CD che sta presentando in giro per i club d'Italia con un ottimo "live" cui ho avuto il piacere di assistere: il tutto nel rigoroso ambito del circuito indipendente nazionale. Chiusa la parentesi. Accanto ai due maschi precari, troviamo tre figure di donne rappresentate da tre attrici una più brava dell'altra. Cominciamo da Francesca Inaudi, attrice verso la quale provo da sempre (non chiedetemi perchè, mi viene naturale) simpatia ma soprattutto affetto e tenerezza. Poi c'è Carolina Crescentini la quale qui interpreta un ruolo che possiamo traquillamente definire "da stronza". Aziendalista convinta, lei è una dipendente ben inserita e super coinvolta nei meccanismi aziendali, una che "ci crede", cinica, dura, realista. Il suo personaggio è la dimostrazione di quanto vado sostenendo da sempre, e cioè che, parlando di mercato del lavoro, le donne, quando fanno carriera o comunque quando acquisiscono un minimo di potere, sono quasi sempre ancor più spietate degli uomini, probabilmente perchè avvertono l'urgenza di affermare un isterico senso di rivalsa. Dulcis in fundo (è il caso di dirlo) quello splendore di femmina e d'attrice che è Valentina Lodovini; qualche settimana fa mi capitò di intercettarla per caso durante un'ospitata radiofonica a "Hollywood party" su radiotre, scoprendo una persona colta e brillantissima, qualità che si vanno aggiungere a quelle di lei già note...e la parte di me più tamarra potrebbe perfino spingersi ad affermare che è proprio "bbona". Oltre alla buona sceneggiatura di cui ho già detto, voglio sottolineare con molta evidenza la brillantezza dei dialoghi: raramente capita di sentirne di così divertenti, impregnati di un vivacissimo senso dell'umorismo con sfumature che vanno dal grottesco-paradossale al lieve-malinconico. Da segnalare poi alcuni personaggi minori, fra cui spiccano un anziano professore universitario impersonato dallo "special guest" Paolo Villaggio e l'irresistibile macchietta di un collega di lavoro con qualche problema cui hanno affibbiato il soprannome di "Chernobyl" per il suo (diciamo così) modo di porsi un pò bizzarro. Dunque un film riuscito, che si può forse vedere sotto due aspetti. Operina brillante e simpatica, oppure (perchè no?) qualcosa di più importante, tipo uno dei film italiani più belli dell'anno. Esagerato? Giudicate voi. In ogni caso, andatelo a vedere. PS: è solo una battuta, ma non riesco a trattenerla: dopo "Two lovers", che stia nascendo un cinema di "incontri sui tetti"?? Voto: 10
UNICA DATA ESTIVA ITALIANA PER GLI OASIS