dituttunblog
giovedì, 11 giugno 2009
Uomini che odiano le donne
A volte può capitare che il destino, o fattori contingenti, affianchino film profondamente diversi fra loro ma che, in virtù di ragioni particolari, si trovino al centro di discorsi in cui vengono associati. E' accaduto di recente con "Vincere" ed "Antichrist", due pellicole agli antipodi ma di cui si è parlato spesso collocandole l'una accanto all'altra per via della loro proiezione quasi contemporanea a Cannes e poi per il loro tempestivo arrivo nelle nostre sale praticamente nelle stesse ore. E sta capitando di nuovo in questi giorni, seppure per motivi assai diversi, con il supercampione d'incassi "Angeli e demoni" e questo "Uomini che odiano le donne", bizzarramente accomunati dall'essere entrambi trasposizioni cinematografiche di celebri best sellers. Premesso che non ho letto nessuno dei due romanzi in questione, devo confessare la mia avversione nei confronti dell'operazione miliardaria condotta da Dan Brown (e del relativo film); pur non avendo letto il libro, nutro una mia pregiudiziale diffidenza verso i "romanzoni da spiaggia", quelli che vengono divorati da un popolo, se mi si passa l'espressione, "da telegatti", quegli italiani che (per dire) pensano che per sentirsi acculturati basti avere letto un libro di Francesco Alberoni (!). Quanto al film che ne è stato tratto (parlo del secondo, che sta bruciando ogni record) l'ho visto e mi ha talmente infastidito da decidere che non valesse neppure la pena di recensirlo. Discorso molto diverso, invece, per questo primo capitolo della trilogia "Millennium", firmata dallo svedese Stieg Larsson, giornalista-scrittore sul quale sarebbe necessario aprire una sezione a parte. Proprio nel momento in cui scrivo queste righe vengo a conoscenza della sua biografia che mi riprometto di approfondire e da cui risulta una personalità davvero interessante; Larsson, morto per infarto nel 2004, diresse una rivista antirazzista, studiò profondamente le caratteristiche del neonazismo, fu consulente di Scotland Yard, e ancora tante altre cose: insomma la sua fu una carriera piena di interessi che sarebbe opportuno conoscere più da vicino. Peraltro è curioso segnalare che la casa di produzione del film, la "Yellow bird", non è un colosso ma ebbe l'accortezza di acquisire i diritti della trilogia quando questa non era ancora quel formidabile caso letterario che poi divenne solo pochi anni dopo. E poi soprattutto (scusate la vena polemica) qui nessuna "fuffa esoterica", ma un misterioso, intricato ed inquietante "giallo". Vale a dire: romanzone di massa, sì, ma più che dignitoso e molto interessante. E raccontato secondo i criteri classici del giallo, attraverso un lungo ed articolato percorso investigativo, dove si aggiungono continuamente (anzi, forse con frequenza eccessiva) nuovi tasselli e nuovi elementi che però non sempre rappresentano un passo in più verso la soluzione: o meglio, vengono in aiuto a chi sta indagando sullo schermo, ma non sempre lo stesso si può dire per lo spettatore, il quale -è chiaro che sto parlando per me- spesso è un pò frastornato dai colpi di scena e da certi "2 + 2 = 4" che appaiono francamente fantasiosi e un pò troppo arditi, se non addirittura incomprensibili. Ma su questo punto non vorrei essere frainteso: il romanzo, nel suo aspetto investigativo -che è centrale- è scritto molto bene e il film ne è all'altezza, tanto da conquistare tutta l'attenzione dello spettatore il quale però deve stare al gioco, cioè prendere per buoni certi "collegamenti" non sempre facili da afferrare. Ma questo è un male da poco, di fronte ad un film che ha il pregio, pur raccontando una storia tutto sommato tipica che presenta elementi altrettanto tipici, di riuscire ad apparire per molti versi originale e inconsueto. E i motivi di questa riuscita vanno individuati in una regìa asciutta e a tratti nervosa, in un commento sonoro suggestivo, ma soprattutto in una forma -una volta tanto- non riconducibile allo standard dei thriller americani cui siamo rassegnati. L'ambientazione e i volti degli attori, questo intendo dire, imprimono alla visione uno spirito per noi italiani del tutto inconsueto. Di thriller inquietanti ed enigmatici, magari attraversati da risvolti morbosi, quanti ne avremo visti? Decine, forse centinaia. Ma ambientati nella bellissima terra di Svezia (certi panorami dall'alto di strade che si aprono tra i boschi sono stupendi!!), e poi con queste facce (come dire?) da "crucchi" (sia chiaro che il termine è affettuoso e per nulla offensivo!), beh, con questi elementi, almeno a mia memoria, credo sia la prima volta nelle sale italiane. E' un mondo, quello del "giallo svedese" per noi inedito, e in ogni caso, poco ma sicuro, siamo del tutto fuori dagli stereotipi hollywoodiani. I due personaggi principali rivelano ciascuno i due piani narrativi proposti. Abbiamo (e questo è il piano prevalente) un giornalista investigativo famoso per la sua determinazione professionale che cade in disgrazia: ha condotto una coraggiosa inchiesta ma molto rischiosa sui retroscena sporchi di un ricco uomo d'affari svedese, ma quest'ultimo essendo potentissimo riesce a ribaltare "il caso", uscendone trionfatore ed ottenendo la condanna (pecuniaria e detentiva) del giornalista, che si chiama Mikael Blomkvist ed è palesemente l'alter-ego dell'autore Stieg Larsson. L'altro personaggio protagonista è una giovane hacker informatica (Lisbeth), ombrosa e taciturna, che ha alle spalle (e questo è il secondo "filone" narrativo del film) un passato doloroso e tormentato col quale non ha mai smesso di fare i conti. Ecco. Diciamo pure che quest'ultimo personaggio è forse l'immagine stessa del film, e non solo perchè campeggia sui manifesti. Il fatto è che Lisbeth è un personaggio -cinematograficamente parlando- di quelli nati per vincere. Non equivochiamo: nel film lei è una magnifica perdente alla ricerca di una resa dei conti coi fantasmi del proprio passato, ma - al botteghino- è una sicura vincente. Gran personaggio, scritto assai bene, che conquista il cuore del pubblico appena entra in scena dopo i titoli di testa. Acida, nervosa, incupita, una specie di cavaliere dark al femminile, attraversata da qualche venatura di mascolinità, con questo look assolutamente efficace, acconciatura punk, trucco e aspetto "gothic", tatuaggi e piercing, giubbotto nero di pelle e -ovviamente!!- anfibi ai piedi. E il piccolo miracolo è -pur con un tale aspetto fortemente caratterizzante- che Lisbeth ne esce fuori come personaggio credibile, doloroso, affascinante: perchè è chiaro che il pericolo numero uno era quello di farne una macchietta-punk, o una punkettina patinata e modaiola, e sarebbe stato ridicolo. Ma il merito, evidentemente, non è solo di chi "l'ha scritta così", bensì ovviamente anche della bravissima Noomi Rapace la quale, in un colpo solo, mette a segno un punto non da poco: dare vita a un personaggio che -nell'immaginario di noi cinefili- occupa già un suo spazio, magari non fondamentale ma comunque rilevante. Anche se viene spontaneo porsi una domanda. Cioè, dato il forte processo di identificazione con un personaggio così incisivo, è lecito chiedersi se la brava Noomi riuscirà ad interpretare con altrettanta intensità ruoli diversi da questo nel suo proseguimento di carriera: ma la stoffa c'è, Noomi è appena all'inizio del suo percorso e sono sicuro che non avrà problemi a confrontarsi con nuove proposte. Acennavo prima ad una trama non sempre logica e ricca di personaggi, ma soprattutto intricata nel suo complesso accavallarsi di aspetti inconsueti, quali: necromanzia, divinazione, simbologie ebraiche, testi sacri, riti con animali, rigurgiti nazisti...Tutti elementi che da una parte arricchiscono di interesse e di fascino inquieto la vicenda, ma che possono forse generare qualche perplessità per una certa vaga faciloneria con cui vengono mixati fra loro. Tuttavia, questo non è un fattore che possa inficiare più di tanto l'interesse dell'opera e dopotutto, se ci pensiamo, i "romanzi popolari" (leggi: best sellers) per funzionare devono ormai "per contratto" contenere qualche elemento "disturbante", se non altro per procurare qualche brivido rinfrescante a chi li consuma avidamente sotto l'ombrellone. E poi (e ridaje con la polemica!) ci consoliamo subito se pensiamo a quella montagna di cazzate inventate e spacciate per "misteri esoterici" di cui Dan Brown ama farcire i suoi tremendi "romanzoni-fuffa". In sintesi: non un GRANDE film, ma senza ombra di dubbio un BUON film. PS: mi rendo conto che l'accostamento è arbitrario e del tutto personale, ma quella bellissima foto della giovane scomparsa (Harriet), incantevole in quel bianco e nero senza tempo, mi ha ricordato tantissimo l'immagine ricorrente di Laura Palmer in "Twin Peaks". Voto: 8/9
Scritto da: filoattivo alle ore 21:02 | link | commenti | Categoria:
mercoledì, 27 maggio 2009
Musica nelle Valli 2009

San Martino Spino (Mo) Barchessone Vecchio

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29/05 dalle 20
Three In One Gentleman Suit
Comaneci
(uk)
Sj Esau (uk)
Bachi Da Pietra

30/05 dalle 16
My Bubba And Me (dk)
Andrea Rottin
?Alos
Majirelle
Vanvera
Flap
Above The Tree
Hiroshima Rocks Around
Atlantic Cablers (cz)
Callers (usa)
Father Murphy

31/05 dalle 15
Sameoldsong
Ichi (jap)
Dadamatto
The Hand (uk)
Music for The Defect (nl)
Jealousy Party
Movie Star Junkies
Vialka (fra)

Per info:
concertifooltribe.blogspot.com

Scritto da: filoattivo alle ore 17:50 | link | commenti | Categoria:
lunedì, 25 maggio 2009
Antichrist
Le prime notizie intorno a questa pellicola ci parlavano di cori irridenti e di salve di fischi indirizzati, in quel di Cannes, verso colui che aveva diretto l'opera. Per contro, qualche sparuta voce si levava fra i critici sostenendo che taluni ignoranti non avevano colto il senso profondo e la raffinata e potente simbologia di un'opera provocatoria e nel contempo complessa. Come la penso io? Certamente stavolta la virtù non sta nel mezzo, trattandosi della più sfacciata e solenne vaccata di film che io abbia mai visto. Una roba da abbandonare la sala in massa e dimenticarsi per sempre il nome di un cineasta che, finchè riuscirò a trattenermi, cercherò di non nominare. Il film è disgustoso e nauseante, farcito di sequenze di pessimo gusto, alternate a lunghi e noiosi silenzi.
 La storia è così "spartana" che possiamo sintetizzarla in poche righe. Una coppia felice (lo testimonia il fatto che all'inizio scopano come ricci) diventa una coppia tormentata dopo il trauma per la morte del figlio di pochi mesi a causa di un disgraziato incidente. Ed ecco che la coppia si fa analista di sè stessa, affidandosi ad una sorta di terapia. Anzi, per meglio affrontare questo cammino a ritroso nel dolore, questa via crucis dei sentimenti alla ricerca dell'essenza della crisi, i due decidono (chissà poi perchè) di ritirarsi in una baita collocata in mezzo ad un bosco. E là la natura si esprime da subito nelle sue forme più bizzarre, a partire dalle ghiande che rompono i coglioni picchiettando 24 ore su 24 sui tetti e sulle pareti di quella sfigatissima casupola. Per tacere poi degli animaletti che popolano il bosco, tra cani parlanti, cornacchie e non ricordo bene cos'altro: scusate se la butto sull'ironìa deficiente, ma a questo punto mancano all'appello solo il vitello dai piedi di balsa e l'orsetto ricchione...
Dunque, dicevamo di questi due simpaticoni alla ricerca di sè stessi. Fra i due, dopo un inizio con qualche residua smancerìa ("ti amo" "tu mi ami" "io ti amo di più" "no io di più", etc. etc.) scatta un meccanismo di azioni e reazioni che si fa sempre più incomprensibile, della serie che i due si accarezzano teneramente e dopo due minuti si stanno massacrando di botte. Uno che non ha visto il film può pensare "Evabbè, checcentra, l'amore si sa che non è bello se non è litigarello"...Alla faccia del litigarello!! ...alla tipa quando le prendono i 5 minuti è capace che (anzi, lo fa proprio!), tramortito il maritino e constatandone il persistere (nonostante lui sia mezzo maciullato) di una potente erezione, gli afferra il membro a due mani e lo masturba rabbiosamente facendolo schizzare sì, ma non quello che pensate voi, ma bensì sangue (che simpatia, vero?!). Ma poi, siccome lei non è una che ama lasciare le cose a metà, prende un chiodo gigantesco e glielo conficca in una gamba facendogli vedere i sorci verdi. Ma lui, che riesce a trovare (dove non si sa) l'energia per fuggire rantolando, e dunque trascinandosi per il bosco circostante, trova rifugio dentro una tana dove però alberga già un inquilino, rappresentato da una cornacchia aggressiva, ma niente paura: lui, pur quasi moribondo, uccide l'uccellaccio a cazzotti (giuro!). E la moglie? beh, lei lo sta cercando per tutto il bosco urlando "Bastardo! vieni fuori se hai il coraggio!" e in effetti lo stana quasi subito, attirata dalle grida di dolore della cornacchia presa a pugni, e...non ci crederete ma subito dopo che lo ha tirato fuori con violenza dalla tana in cui s'era rifugiato, è già lì che gli chiede scusa e ritorna affettuosa.
Ma a quel punto c'è il colpo di scena: lei si auto-mutila a sorpresa (così, tanto per ravvivare la storia) praticandosi (IN PRIMO PIANO!) una disgustosa infibulazione. Il film si conclude con lui che sfoggia un'espressione sbigottita, osservando che il bosco -fino a quel momento deserto- improvvisamente prende a popolarsi di centinaia di pellegrini. Fine. Ragazzi, adesso, parlando seriamente: ma come ha potuto un cineasta discutibile fin che si vuole ma in qualche modo geniale, come Von Trier, ridursi al punto di realizzare un'opera che definire "farneticante" significa usare un blando eufemismo? E il bello è che il signor Lars, di fronte alle sacrosante derisioni dei critici di Cannes, ha fatto spallucce sdegnato, replicando che il film lo ha diretto per soddisfare esigenze sue, mica per quei polli di giornalisti! Ora, caro Lars, a parte che dovresti venir giù da quel pero, come puoi pretendere che uno non abbia una reazione un minimo "irritata" di fronte ad una simile accozzaglia di immagini così rozzamente disturbanti, peraltro accompagnate da una sottotraccia ambiziosa ma che in realtà è solo bislacca? E che tristezza vedere coinvolti in questo crimine artistico due ottimi attori come Willem Dafoe e la mia amatissima Charlotte Gainsburg: mi spiace davvero per entrambi, ma con questa vaccata anche loro, per quanto mi riguarda, hanno perso parecchi punti. E permettetemi adesso di mettere le mani avanti. Nel senso che se qualcuno (non mancheranno) deciso a difendere l'indifendibile, mi volesse insegnare a decodificare i simboli del Cinema, a spiegarmi le metafore che io non ho saputo cogliere, insomma se qualcuno mi volesse impartire impartire qualche lezioncina per decifrare i simbolismi racchiusi in questo film, io gli risponderei che...grazie, ma non accetto lezioni a proposito di un film, DIETRO il quale l'unica cosa che posso scorgere è la demenza di chi lo ha scritto e diretto. Che poi, questi "professorini" di cinema, forse non hanno le idee tanto chiare, se è vero che il 25% ha detto che "Von Trier si è rivelato il solito misogino", mentre un altro 25% sostiene invece che Von Trier, attraverso la protagonista femminile, ha inteso riscattare secoli di umiliazioni inflitte all'universo femminile (iI restante 50% è quello che non ci ha capito una fava, compreso quell'ignorante del sottoscritto). Ma poi, anche volendo abbandonarsi a simboli, simbolismi e simbologie, grazie, ci arrivo perfino io a cogliere che il regista vuole evidenziare che il Male non alberga nell'oscurità del bosco minaccioso e nella Natura sconosciuta e ostile, ma bensì dentro di noi, nei nostri corpi, nei nostri tabù e nelle nostre paure ancestrali bla bla bla...Il problema è che Von Trier vuole far assurgere ad universali concetti che invece attengono solo ai suoi incubi personali. Di più: come esercizio di stile è perfetto (fotografia, colori, suoni, tecnica degli attori etc, tutto è OK) ma resta appunto solo un esercizio di stile. E quella dedica finale a Tarkovskij...cos'è? una provocazione?
Lars invece di lanciarsi a ruota libera e senza freni nei suoi deliri strettamente personali, farebbe bene a guardare con umiltà a quei Maestri che (loro sì, davvero) hanno scelto di rappresentare il Male costringendoci a guardarlo in faccia (Cronenberg e Haneke su tutti). Ho detto prima che in questa degradante operazione tutti ci hanno perso la faccia (regista e attori), ma nonostante il mio "catastrofismo", c'è una persona coinvolta nel progetto alla quale non intendo negare la mia consolidata stima. Questa persona si chiama Andrea Occhipinti, distributore italiano del film. Andrea è uno di cui mi fido, uno i cui passi falsi, in tanti anni di brillante carriera, si possono contare sulle dita di mezza mano, uno che ha importato in italia capolavori enormi. Ecco, io vorrei rivolgermi idealmente a lui, con immutata stima, per chiedergli sommessamente quali sentimenti lo abbiano mosso a voler distribuire nel nostro paese una simile porcata (porcata d'autore, d'accordo, ma sempre porcata). Voto: 2
Scritto da: filoattivo alle ore 20:27 | link | commenti | Categoria:
giovedì, 14 maggio 2009
Che Guerrilla
Qualcuno ha "osato" osservare i meccanismi distributivi che accompagnano l'uscita di questo film raffrontandoli a quelli di "Nemico Pubblico n.1", film col quale "Che" condivide l'arrivo nelle sale in due episodi separati. Intanto va detto che Soderbergh è andato molto meglio di Richet. Ma vediamo cosa è accaduto. Il primo dei due film sulle gesta del bandito Mesrine era giunto nelle sale in un buon numero di copie, ma la risposta del pubblico è stata debolissima e così la punizione è stata esemplare: il secondo film è uscito quasi clandestinamente. Essendo una pellicola di qualche oggettivo pregio (per me uno dei film dell'anno) trovo assolutamente ingiusto punire così duramente il secondo film, trovo che ciò sia qualcosa che va oltre le leggi del mercato, questo è bastonare sonoramente e farsi beffe del cinema di qualità. E il "Che" di Soderbergh? Il primo era uscito preceduto da un trailer martellante come quello di certi blockbusters. Il consenso raccolto, a quanto ne so, è stato significativo ma non entusiasmante: in effetti ho visto il titolo del film stazionare per un paio di settimane nella classifica del botteghino, ma sempre nella zona più bassa. Dunque, anche in questo caso, il secondo episodio ha subito una penalizzazione ed è uscito in un numero minore di sale. Se da una parte è lodevole l'iniziativa di proiettarlo in un ristretto numero di sale d'essai in versione originale, va però segnalato come discriminante e poco rispettoso il "modo" in cui il film è stato "ospitato" nelle multisale (proiezioni spesso private dello spettacolo pomeridiano, e proiezioni serali mai dopo quella delle 22,30). Chiedo umilmente scusa per questa lunga tirata, ma volevo far capire quanto io trovi ingiusto programmare nelle multisale certi film come avessero la rogna, quasi venissero programmati "per far loro un favore"....Come per il primo episodio anche questo (e probabilmente in misura maggiore) presenta sufficienti elementi per gridare al capolavoro, con buona pace di quella gran parte della critica che ha da sempre in antipatia Soderbergh. Come dicevo recensendo "L'argentino", molti critici nutrono una sorta di pregiudizio nei confronti di Soderbergh, forse influenzati da quella sua facciotta da nerd americano saputello che certo non lo aiuta a risultare simpatico ai più. Eppure Soderbergh ha dimostrato coi fatti di essere così versatile da poter maneggiare con scioltezza commedie brillanti, film sperimentali, e pellicole "monumentali" come questa. Ma veniamo a questo "Guerriglia", che è pregevolissimo, molto personale, svincolato da molti stereotipi del biopic, decisamente autoriale, importante, di grosso peso specifico artistico e culturale. Mi ero predisposto ad un'amaro sfogo, ma preferisco soprassedere, limitando il mio sdegno al semplice disappunto circa l'esclusione di un film di tale portata dalle candidature agli Oscar, e trovo meschino e scandaloso che, in piena "era-Obama", tra qualche signore dell'Academy alligni ancora lo spettro dell'anticomunismo... E la Hollywood liberal delle star miliardarie che fanno le marce per i diritti civili appena usciti da una clinica per disintossicarsi, dov'era? stava dormendo? Lasciamo perdere. Nel rendere omaggio alla coraggiosa scelta della BIM di distribuire (anche nelle multisale) in tutta Italia una pellicola non certo facile, devo purtroppo riscontrare (almeno nel mio piccolo) che anche per questa seconda parte non è che in giro si stia segnalando un grande interesse da parte del pubblico. E lo dico, badate, senza cifre alla mano, basandomi (per quel poco che può valere) sulla mia esperienza personale. Pur avendolo visto di sabato sera, la sala era pressochè deserta, però almeno quei quattro gatti erano in religioso silenzio, diversamente dalla proiezione della prima parte che fu disastrosa, con gente che mugugnava ed altra che commentava infastidita, se non qualcuno che addirittura abbandonava la sala. Vedete, io su questo punto voglio essere molto chiaro e sincero. Questa NON è una pellicola godibile, questo NON è uno spettacolo di cui godere. Anzi, essendo opera quasi documentaristica, e dunque dai tempi estremamente dilatati, richiede una predisposizione dello spettatore ad accedervi con rispetto ed umiltà. Se l'italiota medio si reca ignaro al cinema cercando azione e/o divertimento in questo film, meglio che lasci perdere perchè rischierebbe d'imbufalirsi. E qui bisognerebbe aprire una triste parentesi (oggi va così, sono in vena di malumori, mi vorrete perdonare) sulla colpevole ignoranza di gran parte del pubblico da multisala: quante volte asssistiamo alla scena di gruppi di persone che si danno appuntamento davanti al multisala senza sapere assolutamente nulla della programmazione e decidendo sul momento sulla base delle immagini che compaiono sul flyer??! Non pretendo che siano tutti cinefili, ci mancherebbe, ma almeno che non siano dei pirla, questo sì!! Questa seconda parte è decisamente meno convenzionale dell'altra. E' la sofferta, tesa, dolorosa, rappresentazione dei 300 giorni del Che nel disperato tentativo di costruire una consapevolezza nei contadini boliviani che fosse il presupposto di una rivoluzione per la Libertà. Ma il Che rimase solo come un cane, con i boliviani che non avevano la cultura e lo spirito adatti per affrancarsi dalla propria schiavitù, e soprattutto con l'esercito boliviano accanito come un branco di mastini, col supporto pieno ed energico degli americani, che avevano inviato in loco perfino addestratori provenienti dalle truppe speciali del Vietnam. Dunque, chiaramente, una battaglia persa in partenza. Nel film ci sono momenti toccanti, in cui il viso del Che appare come trasfigurato dal dolore (lo affliggeva una terribile asma) e dalla sofferenza. E qui mi levo il cappello di fronte all'interpretazione di Benicio Del Toro, per commentare la quale non ci sono parole. Vediamo Guevara alla fine in mano nemica, andare incontro alla morte certa senza perdere un solo grammo di dignità, neanche quando un repellente ufficialetto boliviano, poco prima dell'esecuzione, lo schernisce umiliandolo con frasi ignobili. Con un epilogo breve e semplice, Soderbergh ha scelto di evitare la rappresentazione di una morte gloriosa all'insegna del Martirio e della Passione che consegnasse Guevara all'Olimpo dei Miti. Non un Santo Martire dunque, ma un uomo che si è fatto simbolo laico della Coerenza Assoluta. Se posso esprimere una delusione, per quanto forse un pò sciocca, è quella di non avere ritrovato nella seconda parte la dolcissima Catalina Sandino Moreno che, per la verità, anche nella prima aveva un ruolo piuttosto ridotto. Premettendo che le mie conoscenze storiche riguardo al fallimento del progetto del Che sono molto scarse, dopo la visione del film mi sono posto una riflessione. Come mai quei contadini boliviani, pur vessati da una dittatura militare, non colsero l'occasione di un riscatto? Io -ripeto- non conosco la storia, ma mi sono dato una risposta basata su una pura intuizione, e dunque discutibilissima. Cioè io penso che il Sudamerica, nel tempo, si è abituato alla convivenza con due gran brutti elementi: la miseria e l'ignoranza. E finchè queste vaste sacche si perpetueranno, il popolo sudamericano non apprezzerà MAI il magico suono della parola LIBERTA'. Sembra apprezzare invece il suono di altre parole, tipo "Populismo" o "Dittatura". Sapete cosa risponde il Che nelle ultime sequenze del film a un odioso ufficiale boliviano che gli rinfaccia il suo fallimento? Guevara gli replica che si augura che la guerriglia abbia almeno contribuito a SVEGLIARE quei disgraziati contadini. Possibile che il popolo sudamericano abbia ancora bisogno di questo? Di qualcuno che lo SVEGLI? Voto: 10
Scritto da: filoattivo alle ore 18:18 | link | commenti | Categoria:
domenica, 03 maggio 2009
Earth
Questo non è il solito film di cui accennare la trama e giudicare le prestazioni degli attori. Si tratta di un documentario girato con mezzi all'avanguardia e con moderne tecniche di ripresa che hanno consentito una resa formidabile. Il titolo dice già tutto: sono 96 minuti in cui ci vengono mostrate immagini spesso inedite del nostro pianeta e la cui suggestione è davvero stupefacente. D'accordo, siamo abituati a Quark e a Geo, come pure ai canali satellitari specializzati, ma vedere certe immagini sul grande schermo e in alta definizione è decisamente tutta un'altra cosa. La visione è talmente emozionante che è impossibile tentare qui di "ricostruirla" evocandone dei frammenti. E' uno Spettacolo, quello della Natura, che non può essere "riferito", bisogna vederlo coi propri occhi. Cominciamo intanto con il neutralizzare giusto un paio di pregiudizi possibili. 1) - il film è prodotto dalla Disney. Allora, va detto che di "disneyano" nel senso di infantile, melenso o buonista (se è questo il timore) nel film non v'è traccia alcuna. 2) - la voce narrante è quella di Paolo Bonolis. Ferma restando la mia contrarietà a questo tipo di scelte (già è molto che stavolta ci hanno risparmiato Totti o Panariello!), devo però ammettere che stavolta Bonolis è insolitamente contenuto, quasi serioso, e non gigioneggia per nulla. La regìa appartiene a tali Mark Linfield e Alastair Fothergill (quest'ultimo già autore di "Profondo blu", altro interessante documentario che purtroppo mi sono perso). Alla base del lungo viaggio che viene intrapreso nel film c'è il Sole, e in particolare la potente influenza che l'astro esercita su tutto il Sistema della Natura. Ci sono voluti 5 anni per portare a termine questo maestoso progetto cinematografico, utilizzando ben 200 location diverse. E si tratta solo della prima di una serie di produzioni che vedranno affiancati la gloriosa BBC e un nuovo settore della Disney ("Disneynature"), due realtà prestigiose che garantiscono qualità. Personalmente, la visione di questo film si è rivelata un'esperienza unica, uno Spettacolo impareggiabile, un flusso continuo di immagini che mi hanno visto spettatore sbalordito. La Natura, ovvero il più Grande Spettacolo del Mondo. E non è solo un discorso di cultura scolastica degli adolescenti, anzi, è proprio il pubblico degli adulti il principale destinatario del messaggio implicito nel film. Osservando quelle immagini, ci si rende perfettamente conto di quanto sia primario, fra i compiti dell'uomo, quello di preservare la Natura e gli esseri e le piante che la popolano, al di là di ogni spicciola retorica ecologista. Impossibile non restare estasiati di fronte alla spettacolarità di certe immagini che ci mostrano, senza edulcorazioni e senza trucchi, la Natura per come è veramente, per farci capire la portata e il valore di ciò che siamo chiamati a difendere. Essendo questo un film che può essere solo visto e non raccontato, la mia intenzione era di chiudere qui...ma avendo ancora davanti agli occhi quelle meraviglie di immagini, cercherò di condividerle brevemente con chi mi sta leggendo. Si comincia con un'orsa polare che riemerge dopo 5 mesi di isolamento invernale e che, guidata dal bisogno estremo di cibo, si mette in viaggio. Ma già qui arriva implicito il primo monito: il progressivo innalzarsi delle temperature porta ad uno scioglimento sempre più anticipato dei ghiacci, causando enormi problemi alla sopravvivenza degli orsi nella loro caccia al cibo. Poi assistiamo sbalorditi alla immensa migrazione dei caribù: da non credere, si muovono a milioni e percorrono anche 3000 km!! Poi, proseguendo, abbiamo un elefante col suo piccolo che, stremati dalla sete, attraversano sfiniti il deserto, sfidando le frequenti tempeste di sabbia, e sotto la costante minaccia dell'attacco di feroci leoni affamati. Fra l'altro poi, assistiamo anche agli (strabilianti!) effetti di luce dell'aurora australe. Ma se volessi raccontare tutto ci vorrebbero altre due ore, ed è meglio che mi fermi. Non senza però aver prima segnalato la sequenza più curiosa di tutto il film: la danza di corteggiamento dell'uccello del paradiso...una roba che uno, anche a vederla, stenta a crederla! Questa ed altre scene fanno ridere i bambini in sala, mentre fanno riflettere noi adulti su come ci sentiamo piccoli e spaesati di fronte a certe autentiche sorprese che la natura ci riserva. Ma soprattutto, vedendo la fatica con cui tanti animali sopravvivono giorno per giorno, ci rendiamo conto dell'immenso rispetto che dobbiamo a quegli stessi animali, e all'intero sistema naturale di cui essi fanno parte. Perchè noi non possiamo essere così cinici da ignorare che quegli orsi e quegli elefanti rischiano di essere sempre di meno sulla faccia della terra. E questa consapevolezza passa anche attraverso la visione di uno spettacolare documentario come "Earth". Da non perdere. Voto: 10
Scritto da: filoattivo alle ore 17:50 | link | commenti (1) | Categoria:
mercoledì, 29 aprile 2009
Alcuni numeri
Quanti sono i cacciatori in Italia?

Nel 2006 il numero dei cacciatori in Italia era di 765.404 unità

271.904 nel Nord
255.766 nel Centro
237.734 nel Mezzogiorno

Nel 2009 i cacciatori sono circa 700.000.

I cacciatori sono prevalentemente di sinistra?

I cacciatori prevalentemente di Centro - Sinistra - Sinistra sono un gran balla:
La metà dei cacciatori è iscritta da sempre a Federcaccia, che tutto è meno che una sigla di sinistra e ha avuto per decenni come presidenti deputati democristiani come Giacomo Rosini.
L'ANUU e CONFAVI (l’associazione di Berlato, che raggruppa piccolissime sigle estremiste) hanno molti aspetti di contiguità al nord con Lega e AN rispettivamente.
L'arcicaccia è al 10%. Quindi la balla dei cacciatori di sinistra è colossale.

Aderenti alle varie associazioni dell’UNAVI
(statistiche basata su 707.359 cacciatori - anno 1999 - www.mondocaccia.it.)

Federcaccia 414.222 58,5%
Enalcaccia 84.543 11,9%
Arcicaccia 83.306 11,7%
Libera Caccia 80.193 11,3%
Annu 25.675 3,6%
Italcaccia 19.420 2,7%

Cosa pensano gli italiani della caccia?
(Indagine Eurisko)

Otto italiani su dieci vogliono abolire la caccia, contro le doppiette soprattutto le donne e i giovani sotto i 25 anni. A favore soltanto il 5,9%. Assolutamente contrari alla caccia quasi otto italiani su dieci che si oppongono strenuamente anche a ogni ipotesi di liberalizzazione del settore venatorio. Lo zoccolo duro del popolo anti-doppiette sono le donne, in special modo le casalinghe, seguite dai giovani, soprattutto gli under 25, particolarmente sensibili all'ambiente e determinati a difendere a spada tratta la natura. Ecco l'Italia anti-caccia così come è stata fotografata da un sondaggio commissionato a Eurisko. Contraria alle doppiette è il 74,1% della popolazione, favorevole un esiguo 15,2%. Molto favorevole uno sparuto 5,9%; quest'ultimo baluardo della caccia si compone, per lo più, da cacciatori e individui che rappresentano l'indotto (ex-doppiette, familiari, simpatizzanti, chiunque abbia interessi economici al riguardo.) A osteggiare un'ulteriore liberalizzazione del settore venatorio è l'82,5% del campione, d'accordo solo il 9,8%. I più convinti della liberalizzazione rappresentano il 4,3%.

I numero dei cacciatori cresce o diminuisce?

I cacciatori calano con una continuità impressionante:
nel 1980 erano 1.701.853
nel 1990: 1.446.935
nel 2000: 801.835
nel 2006: 765.404
nel 2009 circa 700.000

dal 1980 al 2006 hanno subito un calo vertiginoso di 936.44 unità.
Quasi un milione in meno.

Numero dei cacciatori in Italia dal 1980 al 2006:

1980 1.701.853
1981 1.685.105
1982 1.622.321
1983 1.593.151
1984 1.585.709
1985 1.574.873
1986 1.571.630
1987 1.564.492
1988 1.500.986
1989 1.481.028
1990 1.446.935
1991 1.315.946
1992 1.135.228
1993 1.023.157
1994 966.586
1995 901.006
1996 874.627
1997 809.983
1998 796.019
1999 821.455
2000 801.835
2001 791.848
2002 800.457
2006 765.404

Il numero dei vegetariani cresce o diminuisce?

Mentre i cacciatori calano, i vegetariani crescono smisuratamente.
Secondo vari fonti sono cresciuti dal 2000 al 2006 di 4 milioni e mezzo di unità.

Ecco i dati:
2000 2,5%, circa 1,5 milioni. Fonte: ISTAT.
2001 4,8%, circa 2,8 milioni. Fonte: Tiscali
2002 5,0%, circa 2,9 milioni. Fonte: Eurispes marzo 2002.
2004 7,9%, circa 4,6 milioni. Fonte: FADOI, maggio 2004.
2004 9,5%, circa 5,5 milioni. Fonte: AC Nielsen, agosto 2004, campione 17.000 persone.
2004 10,6%, circa 6,1 milioni. Fonte: La Repubblica, 2004.
2006 10,4%, circa 6,0 milioni. Fonte: Eurispes su dati AC Nielsen 2004.


E i vegani?

E secondo Nielsen ed Eurispes i soli vegani rischiano di diventare più numerosi dei cacciatori:
2004 1,0%, circa 580.000. Fonte: AC Nielsen, estate 2004, campione di 17.000 persone.
2006 1,1%, circa 600.000. Fonte: Eurispes su dati AC Nielsen 2004.

Sono esagerate queste statistiche?

Forse lo sono. Diciamo che siano valide al 50%. Vi sembrano pochi 3 milioni di vegetariani - che per assoluta chiarezza , cito come zoccolo duro dell’animalismo, perché ci sono milioni di persone che, pur non essendo vegetariane, detestano caccia e vivisezione? E anche i 160.000 buddisti non vanno considerati?

Crescerà ancora il numero dei vegetariani?

A questo proposito l'Eurispes - che conferma il numero dei vegetariani nel nostro paese e ci informa che nel 2050 saliranno a 30 milioni: la metà circa della popolazione. E il Consumer Analysis Group inglese ci mette al corrente che il vegetarianismo sarà la norma dal 2047; che il 45% della popolazione britannica mangia meno carne mentre il 25% sta contemplando la scelta vegetariana; questo significa che 14.500.000 persone sono potenziali vegetariani. Si aggiunga a questa cifra i quattro milioni di vegetariani già esistenti e 250.000 vegani (The Guardian del 22 febbraio 2005) e si avrà un’idea della forza del futuro movimento animalista: quasi 19 milioni su una popolazione di 59.5 milioni di persone.

Quanti sono gli animali uccisi durante la stagione venatoria?

In Italia con una popolazione di 58.000.000 abitanti si massacrano 150.000.000 di animali, negli Stati Uniti, con una popolazione di 299.000.000 di abitanti se ne uccidono 134.000.000.

E il referendum sulla caccia?

Un punto di riferimento è il referendum del 1990. Nel 1990: gli italiani aventi diritto al voto erano 49.000.000, se non erro, per raggiungere il quorum erano necessari 24.033.209 votanti. Il quorum non fu raggiunto per la mancanza del 7,7 % dei voti. Evitiamo riflessioni sul non raggiungimento del “quorum” per non spargere sale su ferite ancora aperte. Lo sappiamo: il 23% degli italiani non votano per protesta, il 44,4% per apatia. Inoltre nel 1990 esisteva ancora un esercito di elettori defunti o irreperibili nelle liste “Aire”: circa 1.200.000 persone. E se non si riescono a mobilitare i cittadini davanti ad una potenziale svolta maggioritaria, che possibilità esiste di raggiungere il “quorum” in un referendum riguardante poveri animali che equivalgono a “res nullius”?
Analizziamo il voto del 1990, e cerchiamo di interpretare le cifre:
il 43,3% degli aventi diritto al voto votarono per il referendum del 1990 = 21.070.000
Di questo 43,3% il 92,3% si espresse contro la caccia = 19.447.610
Il 7,7% si espresse a favore della caccia = 1.622.390
Se ne deduce che circa 19.447.610 italiani erano potenzialmente contro la caccia.
Non è difficile intuire che chiudere i terreni privati ai cacciatori equivaleva ad una specie di morte venatoria.
Nel 1990 i cacciatori erano 1.446.935 ora sono meno della metà
Se ne deduce che il sentimento degli italiani verso la caccia ha raggiunto livelli di negatività
abissale. Conclusione: i partiti li difendono e li corteggiano. Perché ?

Quanti sono gli animali nelle case italiane?

Sono 45.000.000 gli animali che vivono nelle case degli italiani, tra i quali 6.500.000 cani e 8.000.000 di gatti.



Come hanno risposto gli italiani all’autorizzazione alla caccia di altre specie attualmente non cacciabili?

(Sondaggio Ipsos 11 marzo 2009. La Repubblica)

Siete favorevoli ad autorizzare la caccia ad altre specie attualmente non cacciabili?
FAVOREVOLI =
MEDIA ITALIANA: 7%
PDL + LEGA: 5%
PD + IDV: 7%
ALTRI PARTITI: 16%
NON RISPONDE: 5%

Siete favorevoli ad autorizzare la caccia agli uccelli migratori?
FAVOREVOLI =
MEDIA ITALIANA: 6%
PDL + LEGA: 3%
PD + IDV: 6%
ALTRI PARTITI: 8%
NON RISPONDE: 5%

Siete favorevoli a rilasciare licenze per cacciare ai giovani di 16 anni?
FAVOREVOLI =
MEDIA ITALIANA 6%
PDL + LEGA 5%
PD + IDV 7%
ALTRI PARTITI 4%
NON RISPONDE 5%

Quante sono le vittime della caccia in Italia abbattute dal fuoco “amico”?

Associazione Vittime della Caccia
d.casprini@gmail.com
info@vittimedellacaccia.org

DATI DAL 1 SETTEMBRE 2008 AL 31 GENNAIO 2009
(Periodo corrispondente alla stagione venatoria)

I DATI DELLE VITTIME PER ARMI DA CACCIA
EPISODI DI CRONACA OSSERVATI: 127, da cui rilevate 136 vittime (tra morti e feriti) 44 tra la gente comune.
TOTALE FERITI: 94
TOTALE MORTI 42
FERITI CACCIATORI 67 - FERITI GENTE COMUNE 27
MORTI CACCIATORI 25 - MORTI GENTE COMUNE 17
TOTALEVITTIME (morti e feriti) tra I CACCIATORI: 92
TOTALEVITTIME (morti e feriti) tra la GENTE COMUNE: 44
TOTALI VITTIME AMBITO VENATORIO 103
VITTIME GENTE COMUNE (Feriti 13 - Morti 3 ) TOTALE 16
VITTIME CACCIATORI (Feriti 65 - Morti 22 ) TOTALE87
TOTALI VITTIME ARMI DA CACCIA IN AMBITO EXTRA-VENATORIO 33
VITTIME GENTE COMUNE (Feriti 14 - Morti 14 ) TOTALE28
VITTIME CACCIATORI (Feriti 2 - Morti 3 ) TOTALE5
VITTIME PER MUNIZIONE SPEZZATA: 42
VITTIME PER MUNIZIONI A PALLA UNICA: 37
ELISOCCORSI INTERVENUTI 25

Quanti sono I deputati e i senatori che sostengono la caccia e a che partito appartengono?

Nel 2007 per iniziativa dell'On. Luciano Rossi prese vita l'Intergruppo Parlamentare "Amici del Tiro, della Caccia e della Pesca". Nella presente legislatura l’intergruppo è composto da 111 “amiconi” che appartengono ai seguenti partiti:

PDL 85
PD 9
LEGA 8
IDV 5
UDC 3
MISTO 1


Scritto da: filoattivo alle ore 16:57 | link | commenti (2) | Categoria:
Boss Hog a gogo
I Boss Hog raddoppiano.  Dopo i già annunciati concerti di martedì 19 maggio al New Age di Roncade (TV) e mercoledì 20 al Circolo degli Artisti di Roma, Christina Martinez e soci hanno fatto sapere che suoneranno anche a Torino, Milano e Bologna.

La band della signora Spencer (in cui suona anche Jon) si esibirà domenica 17 allo Spazio 211 di Torino, lunedì 18 al Magnolia di Segrate (MI) e giovedì 21 al Lokomotiv di Bologna (all'interno dell'Express Festival).
Scritto da: filoattivo alle ore 16:54 | link | commenti | Categoria:
Generazione 1000 euro

La commedia italiana dell'anno è la frizzante rappresentazione della vita di un trentenne precario. Con un tema talmente sfruttato come il precariato (lo stesso protagonista si autodefinisce "un luogo comune") c'erano tutte le premesse per una pallida, facile, scontata farsetta giovanile da lasciar scorrere come l'acqua calda. E invece si tratta di un film che funziona alla grande e dove non sono riuscito a trovare nemmeno un elemento fuori posto. E allora auguro ogni successo al botteghino al regista Massimo Venier...e qui concedetemi un modesto sfogo "patriottico". In questi giorni i nostri schermi sono invasi da una serie di trailers che annunciano l'arrivo di decine di commedie americane una più insulsa dell'altra: ora mi viene in mente quella -cretinissima- del tizio che per incanto torna nel corpo di quando aveva 17 anni...tutta roba che dimostra come gli autori-sceneggiatori americani di commedie (dopo l'ultimo asso nella manica, i cuccioli di labrador) abbiano già raschiato ben oltre il fondo del barile. Ecco. E allora boicottiamole queste pellicole. E andiamo invece a vedere le commedie (sicuramente migliori) di produzione spagnola, francese e, quando capitano, film italiani come questo di cui sto parlando; accorriamo numerosi, supportando un cinema italiano "leggero" ma fatto come Dio comanda. Il merito di un esito così felice va ripartito fra una regìa sicura ed efficace e una sceneggiatura impeccabile e gustosa (compiti coperti entrambi dallo stesso Venier), ma soprattutto un cast azzeccatissimo e in piena forma. La caratteristica principale è che il film diverte davvero, essendo servito da una storia scritta con molta cura, e i personaggi suscitano la simpatia incondizionata dello spettatore. Ci appare brillante, pur nell'aura di sfiga che lo avvolge, il navigato precario Matteo Moretti, le cui disavventure professionali ed amorose travolgono prima di tutti lui stesso, ma coivolgono del tutto anche lo spettatore, strappandogli attenzione e simpatia fin dai titoli di testa, e fino alla fine (nel film non c'è un attimo di noia). Matteo è solo contro tutti: unica arma, benchè spuntata, il sarcasmo. Ha perfino un mantra: "Quello che mi sta succedendo non mi riguarda", a rafforzare il senso di rassegnato distacco con cui combatte la sua battaglia quotidiana nell'ambito di quella guerra permanente che è diventata il mercato del lavoro. Questo attore, questo Alessandro Tiberi, mi ha sorpreso. E qui devo ammettere le lacune della mia memoria perchè -pur avendo appurato dopo una breve ricerca in rete che lui ha già interpretato diverse pellicole- io non ricordavo di averlo mai notato prima d'ora. Tiberi è bravissimo, il suo è un talento naturale entusiasmante, non pare per nulla artefatto, e poi ha un volto che dà un'impressione di potenziale versatilità (vien da pensare che con quella faccia lì potrebbe benissimo interpretare -che so- un thriller, un horror, qualsiasi cosa...). E poi comunica una simpatia tale che -scusate se la sparo grossa- con questa prova spazza via in un colpo solo i vari Accorsi e Santamaria coi loro insopportabili birignao. Suo compagno d'avventure nella vicenda è quella sagoma di Francesco Mandelli, il celebre "nongiovane" di MTV. E qui devo aprire una piccola parentesi sempi-personale. Francesco è evidente che come attore non è un professionista, eppure ce la mette tutta tirando fuori quella che è la sua autentica (al di là del film) visione della vita. E poi Francesco, qui volevo arrivare, è un artista decisamente speciale che esprime la sua vocazione artistica in centomila modi. Lo vediamo sempre più spesso non solo a MTV, per esempio di recente ospite fisso in un programma di Paola Cortellesi. Ma quello che più mi preme segnalare è che Francesco è un grande rocker e suona la chitarra e canta (piuttosto bene...) nel duo garage-rock degli "Orange", con cui ha inciso un buon CD che sta presentando in giro per i club d'Italia con un ottimo "live" cui ho avuto il piacere di assistere: il tutto nel rigoroso ambito del circuito indipendente nazionale. Chiusa la parentesi. Accanto ai due maschi precari, troviamo tre figure di donne rappresentate da tre attrici una più brava dell'altra. Cominciamo da Francesca Inaudi, attrice verso la quale provo da sempre (non chiedetemi perchè, mi viene naturale) simpatia ma soprattutto affetto e tenerezza. Poi c'è Carolina Crescentini la quale qui interpreta un ruolo che possiamo traquillamente definire "da stronza". Aziendalista convinta, lei è una dipendente ben inserita e super coinvolta nei meccanismi aziendali, una che "ci crede", cinica, dura, realista. Il suo personaggio è la dimostrazione di quanto vado sostenendo da sempre, e cioè che, parlando di mercato del lavoro, le donne, quando fanno carriera o comunque quando acquisiscono un minimo di potere, sono quasi sempre ancor più spietate degli uomini, probabilmente perchè avvertono l'urgenza di affermare un isterico senso di rivalsa. Dulcis in fundo (è il caso di dirlo) quello splendore di femmina e d'attrice che è Valentina Lodovini; qualche settimana fa mi capitò di intercettarla per caso durante un'ospitata radiofonica a "Hollywood party" su radiotre, scoprendo una persona colta e brillantissima, qualità che si vanno aggiungere a quelle di lei già note...e la parte di me più tamarra potrebbe perfino spingersi ad affermare che è proprio "bbona". Oltre alla buona sceneggiatura di cui ho già detto, voglio sottolineare con molta evidenza la brillantezza dei dialoghi: raramente capita di sentirne di così divertenti, impregnati di un vivacissimo senso dell'umorismo con sfumature che vanno dal grottesco-paradossale al lieve-malinconico. Da segnalare poi alcuni personaggi minori, fra cui spiccano un anziano professore universitario impersonato dallo "special guest" Paolo Villaggio e l'irresistibile macchietta di un collega di lavoro con qualche problema cui hanno affibbiato il soprannome di "Chernobyl" per il suo (diciamo così) modo di porsi un pò bizzarro. Dunque un film riuscito, che si può forse vedere sotto due aspetti. Operina brillante e simpatica, oppure (perchè no?) qualcosa di più importante, tipo uno dei film italiani più belli dell'anno. Esagerato? Giudicate voi. In ogni caso, andatelo a vedere. PS: è solo una battuta, ma non riesco a trattenerla: dopo "Two lovers", che stia nascendo un cinema di "incontri sui tetti"?? Voto: 10

Scritto da: filoattivo alle ore 16:48 | link | commenti | Categoria: cinema
mercoledì, 22 aprile 2009
Anticipazioni Italia Wave
Italia Wave Love Festival 2009 (Livorno 16-19 luglio)  presenta i primi nomi : sul Main Stage dello Stadio Armando Picchi di Livorno suoneranno, tra gli altri, il pop-trio inglese Placebo (ven 17 luglio), i leggendari ed algidi Kraftwerk (sab 18 luglio, unica data italiana), il demiurgo dell’elettronica Aphex Twin laptop dj (sab 18 luglio, unica data italiana), i fricchettonissimi Bandabardò (dom 19 luglio) e, dalla Spagna, tutta l’energia e la grinta degli Ska-P (dom 19 luglio).
Scritto da: filoattivo alle ore 11:13 | link | commenti | Categoria:
Indipendent
indiop 2009UNICA DATA ESTIVA ITALIANA PER GLI OASIS

I-DAY MILANO URBAN FESTIVAL
DOMENICA 30 AGOSTO 2009
ARENA CONCERTI - FIERA MILANO (RHO)



Prezzo del biglietto € 40,00 + diritti di prevendita

BIGLIETTI IN VENDITA:
DALLE ORE 10.00 DI MERCOLEDI’ 22 APRILE

SU TICKETONE E TUTTI GLI ALTRI CIRCUITI AUTORIZZATI
(apertura cancelli ore 15:00 - inizio concerti ore 18:00)

Info: solite prevendite



Scritto da: filoattivo alle ore 11:07 | link | commenti | Categoria: